Economia
8 gennaio, 2026L’obiettivo Nato spinge verso nuovi investimenti militari, ma tra vincoli europei e conti sotto osservazione ogni scelta dipende dalla sostenibilità di bilancio. Il ministro dell'Economia in Senato: "Aspettiamo marzo per le stime Istat"
Un question time che ancora non trova una risposta definitiva. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interrogato in Senato dal M5s circa le strade che il governo vuole intraprendere per raggiungere il 5% del Pil per le spese militari (come previsto dall’accordo Nato della scorsa estate), ha preso tempo. “Appare cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che Istat notificherà alla Commissione europea a marzo”, ha spiegato. “Nel caso in cui questa dovesse risultare inferiore al 3%, verrebbe attivato il procedimento di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo”.
Ad oggi l’esecutivo stima che lo sborso del governo Meloni abbia raggiunto circa il 2% del Pil. Da qui al 2028 l’obiettivo si attesta a 12 miliardi di euro in più all’anno, mentre quello a lungo termine dell’Alleanza ha la scadenza fissata al 2035. Uno dei "jolly" dell’Italia può arrivare però da Bruxelles: si tratta dello strumento Safe (“Security action for Europe”) dell’Unione europea. Circa 150 miliardi, restituibili in 45 anni, da fornire in prestito agli Stati membri per la loro organizzazione militare. Da Roma ne hanno chiesti 14,9 e il piano presentato “è ancora in corso di valutazione”, ha spiegato Giorgetti.
La clausola ue
C’è poi il nodo relativo alla clausola di salvaguardia. Anche in questo caso, l’Ue può andare incontro agli Stati e attivare una deroga temporanea alle regole di bilancio, per aumentare la spesa pubblica nella difesa – e quindi il deficit – senza incorrere automaticamente in sanzioni. Si tratterebbe di circostanze eccezionali, “in cui la Commissione europea ha esplicitamente incluso l’attuale contesto geopolitico”, è stata la rassicurazione del ministro dell’Economia in Senato.
La clausola, ha precisato, “è indipendente dallo strumento Safe, ma funzionalmente ne è collegata”. Non servirebbe quindi la pubblicazione di un nuovo piano ma “implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento, da approvare previo coinvolgimento dello stesso”. Per attivarla, insomma, servirà comunque che i costi restino sotto controllo: il deficit del 2025 dovrà essere inferiore al 3%. E bisognerà attendere le stime di marzo, o sperare che la richiesta per il piano Safe sia accettata. Sulla via dell’aumento alle spese militari l’Italia ha davanti a sé due strade, ma non è detto che portino davvero a destinazione.
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