Economia
16 marzo, 2026Sono oltre 1,5 milioni i veicoli sottoposti a fermo amministrativo da più di dieci anni che deturpano il paesaggio. Ora una norma bipartisan può sbloccare un annoso paradosso legale
Abbandonati nei parcheggi, in piazzole comuni, nelle periferie delle grandi città e fuori dai piccoli comuni, ai bordi di strade di campagna, nei pressi di spiagge, pinete, e tra i boschi di colline e montagne. Veicoli sottoposti a fermo amministrativo per multe, tasse e contributi non pagati, che i proprietari hanno deciso di non utilizzare più e che anno dopo anno sono diventati ferri vecchi, arrugginiti, rifugio per topi e altri animali. Cumuli di macerie che deturpano il paesaggio e inquinano l’ambiente. I dati Aci, relativi a febbraio di quest’anno, sono impressionanti: sparsi nella Penisola ci sono oltre un milione e mezzo di veicoli sottoposti a fermo amministrativo da più di dieci anni, di questi 517.744 da oltre quindici anni e 327.518 addirittura da più di venti anni. Complessivamente al momento sono circa quattro milioni e trecentomila i veicoli sottoposti a fermo amministrativo, si stima che tre milioni e mezzo siano ormai inutilizzabili.
Solamente a Napoli e provincia ci sono 531mila veicoli con fermo amministrativo, dei quali la metà con procedimento da oltre cinque anni e 131mila da oltre 10 anni. Ma anche Roma e Milano sono “invase” da automobili con fermo fiscale da anni: la Capitale su un totale di 259mila provvedimenti in corso, ne ha ben 147mila emessi oltre cinque anni fa e 69mila da oltre 10 anni; Milano a sua volta ha un totale di 189mila fermi amministrativi attivi, di cui 99mila sono vecchi di cinque anni e 61mila da più di dieci anni.
Inutile girarci intorno: si tratta di veicoli che non saranno mai più reclamati dai legittimi proprietari. Finora c’era poco da fare. Anzi, nulla. E il paradosso è che tutto ciò era previsto da una legge. Una norma impediva, infatti, di procedere alla rottamazione e quindi radiare dal Pra (pubblico registro automobilistico) i veicoli sottoposti a fermo amministrativo – salvo poche eccezioni (incendio, incidenti gravi, calamità naturali) – fin quando il proprietario non saldava il proprio debito con lo Stato.
Ai tempi era sembrata una norma ragionevole: il “fermo fiscale” serviva come garanzia del debito verso la pubblica amministrazione, consentire la rottamazione del veicolo avrebbe vanificato la garanzia. Tra l’altro in periodi di ecoincentivi per l’acquisto di nuove auto a fronte di rottamazione, la demolizione avrebbe anche “premiato” i furbetti che in tal modo potevano usufruire del bonus senza saldare le cartelle fiscali a loro carico.
Ma l’iniziale ratio è diventata un boomerang. Molti debitori hanno preferito rinunciare di fatto al veicolo pur di non pagare. E così auto, moto, camper, furgoni, non potendo più circolare sono stati abbandonati nei posti più improbabili, e lì sono rimasti per decenni, perdendo anche qualunque reale valore economico e quindi vanificando la garanzia alla base del fermo fiscale. Inutili le mobilitazioni e gli appelli di comitati di quartiere e associazioni che hanno a cuore la salvaguardia del territorio.
Qualche sindaco, particolarmente volenteroso, al massimo ha potuto far spostare le carcasse dei veicoli che occupavano suolo pubblico in depositi giudiziari. Dal 20 febbraio scorso non è più così, è entrata in vigore una legge (n. 14 del 26 gennaio 2026) che consente la radiazione dal Pra dei veicoli fuori uso anche se gravati da fermo amministrativo. Tra i primi a sollevare il problema, già nella scorsa legislatura, era stato il deputato del Pd Andrea Casu. Al suo disegno di legge se n’è poi aggiunto uno molto simile presentato da Fratelli d’Italia (prima firmataria Gaetana Russo). E alla fine il lavoro congiunto bipartisan – Casu nel frattempo è diventato il relatore del provvedimento – è stato approvato all’unanimità dal Parlamento.
Per la piena operatività della legge occorre attendere le circolari esplicative del Mit. Sono previsti due canali per la demolizione del veicolo: volontario, da parte del proprietario dietro richiesta al Comune dell’attestazione di inutilizzabilità; forzoso, per i veicoli rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari o acquisiti per occupazione di suolo pubblico, con attestazione di inutilizzabilità rilasciata dalla Polizia locale o dall’ufficio individuato dall’Ente proprietario della strada. Nel caso dell’avvio del procedimento di demolizione forzosa, l’ente che dispone la rimozione deve darne comunicazione entro sette giorni attraverso pec o raccomandata al proprietario, il quale ha la possibilità di opporsi entro 60 giorni.
La legge vieta espressamente l’accesso ad «alcuna forme di agevolazione, contributo o incentivo pubblico per l’acquisto di un nuovo veicolo» al proprietario del veicolo rottamato con fermo amministrativo. La rottamazione non sana i debiti con il fisco, ma libera il proprietario dall’obbligo del pagamento di bollo e assicurazione dalla data di dismissione. Resta aperta la questione delle risorse a disposizione dei comuni per procedere alla mappatura delle auto abbandonate, alla conseguente rimozione e demolizione forzosa. La legge non prevede fondi appositi. Ma dal Parlamento, attraverso l’approvazione di alcuni ordini del giorno, c’è l’invito a trovare le risorse. Solo così, soprattutto nelle situazioni di bilanci comunali in difficoltà, la nuova legge sarà davvero efficace. Lo sottolinea lo stesso relatore della legge, Andrea Casu: «La palla adesso passa al governo: servono al più presto le linee guida per poter applicare in maniera uniforme la norma su tutto il territorio e soprattutto risorse e personale per i Comuni e le polizie locali per mappare, raccogliere e rottamare tutti i veicoli abbandonati, non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri e nelle aree interne».
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