Mondo
16 marzo, 2026L'isola di Kharg è un punto di snodo e di osservazione strategico che gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio del Paese, di cui una buona buona parte diretta verso il mercato asiatico
Otto chilometri di terra nell'occhio del ciclone. Donald Trump minaccia di colpire ancora l'isola di Kharg. In un'intervista di tre minuti a Pbs, il presidente degli Stati Uniti ha riferito di "averglielo detto apertamente: la distruggerò completamente". Trump ha quindi spiegato che l'attacco di venerdì scorso all'isola ha distrutto tutti gli obiettivi militari. "È morta dal punto di vista militare", ha spiegato.
In un’intervista al Financial Times, ieri - 15 marzo - il presidente Usa si diceva pronto a sferrare nuovi attacchi contro l'isola prendendo di mira le relative infrastrutture petrolifere dopo aver "annientato" quelle militari. "Avete visto che abbiamo colpito l'isola di Kharg: tutto, tranne le condutture", riferendosi al raid aereo di venerdì. "Possiamo colpirla in cinque minuti. E non c'è assolutamente nulla che possano fare al riguardo", ha aggiunto.
L’attacco di venerdì, stando alle informazioni diffuse dal Comando Centrale militare statunitense, avrebbe distrutto depositi di mine navali, bunker per missili e numerosi altri siti militari. In totale, sarebbero stati colpiti con successo oltre 90 obiettivi militari iraniani sull'isola. Ma quegli otto chilometri al largo dell'Iran hanno un valore ben più grande: si tratta infatti del principale snodo iraniano per l'export di petrolio.
L’isola a Nord dello Stretto di Hormuz, in una posizione strategica come punto di snodo e di osservazione, gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio del Paese, di cui una buona buona parte diretta verso il mercato asiatico. Secondo analisi citate da Reuters, i pasdaran controllerebbero circa la metà delle entrate petrolifere del Paese. Un mercato in sviluppo verticale fin dagli anni '60 e '70 che sfrutta la posizione geografica strategica dell’isola al largo dell’Iran, con una profondità marina che rende lo scalo ben accessibile dalle superpetroliere. L’attacco statunitense, come ha sottolineato Trump, ha risparmiato le condutture: danneggiarle significherebbe provocare un forte aumento dei prezzi del petrolio e tensioni con la Cina.
"Basta una parola e distruggo anche gli impianti petroliferi dell'Iran". L'attacco è continuato dall'intervento dalla Casa Bianca. "Con l'obiettivo di una futura ricostruzione di quel Paese non voglio farlo, ma le cose possono cambiare", ha aggiunto.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Guerra: chi paga il conto? - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 marzo, è disponibile in edicola e in app



