Economia
2 marzo, 2026Mercati turbolenti nella prima giornata di apertura dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele e la reazione di Teheran sulle monarchie del Golfo. Incognita Stretto di Hormuz, da dove passa il 20% del commercio globale di gas e petrolio. Il Qatar sospende la produzione di Gnl, in Arabia Saudita colpita una raffineria
Il primo segnale negativo l’avevano già dato le borse asiatiche, le prime ad aprire a due giorni dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e la rappresaglia di Teheran contro le monarchie del Golfo. In rosso Tokyo (-1,35%). Sui mercati valutari lo yen torna a deprezzarsi sul dollaro, a un livello di 156,80, ed è stabile sull'euro poco sopra a 184. Giù Hong Kong (-2%), Shenzhen (-0,6%), Seoul (-1%) e Mumbai (-1,8%). L’unica in controtendenza è stata Shanghai (+0,5%).
Come vanno le borse europee
Tendenza pressoché analoga quella che si sta registrando in Europa. A chiusura contrattazioni, Francoforte perde il 2,66%, Parigi il 2,17, Milano l'1,97% e Londra l'1,24. La seduta pesante per i listini azionari del Vecchio continente ha portato a un calo dell'1,65% dello Stoxx 600, l'indice dei principali titoli europei. Questo ribasso equivale a 314 miliardi di euro di capitalizzazione andata in fumo in un giorno.
Petrolio, il Brent a oltre 78 dollari al barile
Gli andamenti dei mercati nei prossimi giorni dipenderanno molto da cosa succederà alla catena degli approvvigionamenti e, nello specifico, allo Stretto di Hormuz. In quel lembo di mare che divide il Golfo di Oman con il Golfo Persico da cui passa il 20% del commercio di petrolio e di gas liquefatto via mare. E il loro prezzo, com’è naturale, è schizzato in alto. Dopo il picco del +13% delle prime ore di contrattazione, nel primo pomeriggio il Brent si attesta a 78,88 dollari al barile. E a proposito di petrolio, l’Arabia Saudita ha chiuso temporaneamente la raffineria di Ras Tanura, di proprietà di Aramco (con una capacità 550 mila barili al giorno), dopo essere stata colpita da un drone iraniano.
Il prezzo del gas a +40% rispetto a ieri
Il prezzo del gas è salito ulteriormente anche per l’interruzione della produzione di gnl e prodotti correlati da parte di QatarEnergy, nel suo impianto operativo di Ras Laffan, il più grande al mondo, e in quello di Mesaieed. Anche in questo caso, è stato un drone iraniano a colpire l’impianto. L’azienda non ha specificato per quanto tempo durerà la sospensione. Sulla piattaforma Ttf di Amsterdam il gas ha registrato un rialzo del 39% (a 44,5 euro al megawattora), tornando ai massimi da gennaio 2025, dopo aver toccato un rialzo di oltre il 50% a 49,14 euro.
Perché è importante lo Stretto di Hormuz?
Ma perché è così importante lo Stretto di Hormuz? Perché, come già detto, da qui passa il 20% del commercio mondiale di gas e petrolio, circa 20 milioni di barili al giorno. E perché Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Iraq e Iran esportano quasi tutto il loro petrolio attraverso questo tratto di mare (l’84% del greggio che transita da qui è diretto verso l’Asia). Per contenere l’aumento dei prezzi, l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione.
I passaggi dallo Stretto di Hormuz diminuiti del 70%
Secondo quanto riporta il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto, dallo Stretto di Hormuz "a stamattina eravamo a -70% passaggi sulle abituali 175 navi al giorno, ma è difficile dare numeri esatti: la situazione è in continua evoluzione e la percentuale è in crescita. E qualunque dichiarazione rischia di essere superata in poco tempo".
I prezzi di benzina e diesel
Ma qual è l’impatto dell’aumento dei prezzi per benzina e diesel? Secondo i dati riportati da Federconsumatori, da questa mattina gli automobilisti si sono ritrovati con la benzina mediamente a 1,67 euro al litro e il diesel a 1,732 euro. Secondo le stime dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che tengono conto sia dell'andamento del cambio che delle quotazioni del petrolio, i prezzi dei carburanti si trovano oggi ben al di sopra della cifra a cui si dovrebbero attestare: "Eclatante il caso del diesel, che a parità di accisa (quindi non tenendo conto del rialzo avvenuto a gennaio), dovrebbe costare ben 9,8 centesimi in meno. Questo sovrapprezzo si traduce, per gli automobilisti che hanno auto a gasolio, in un aggravio di oltre 94,00 euro annui in termini diretti".
Ma, secondo Federconsumatori, decisamente peggiori sono gli aggravi che colpiscono tutti i cittadini, a causa degli aumenti indiretti sui prezzi dei beni di largo consumo, dovuti al fatto che oltre l'86% di tali prodotti è trasportato su gomma: secondo i nostri calcoli tali incrementi ammontano a +111,08 euro annui. Complessivamente, quindi, un automobilista (media tra auto a benzina e gasolio) subirà aumenti pari a 186,64 euro annui.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Ghali, l'Italia s'è desta - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 27 febbraio, è disponibile in edicola e in app



