Il vino come espressione culturale ed economica dell’Italia è stato al centro di un riconoscimento conferito oggi a Palazzo Chigi. Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, ha ricevuto il premio di Maestro dell’Arte Vitivinicola Italiana. La cerimonia si è svolta alla presenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. In sala, anche una delegazione di studenti degli istituti agrari e alberghieri di Roma, a sottolineare l’attenzione al legame tra formazione e filiera agroalimentare.
Un passaggio di testimone ideale tra generazioni, nel nome del vino come patrimonio collettivo. Perché, come recita la motivazione ufficiale del premio – istituito con legge del 19 aprile 2024 per onorare le eccellenze enogastronomiche italiane – Cotarella “ha dato un contributo decisivo alla crescita e alla valorizzazione del vino italiano nel mondo”.
Presidente nazionale di Assoenologi dal 2013, fondatore dell’azienda di famiglia e docente universitario, Cotarella ha intrecciato il sapere tecnico alla visione culturale del vino come simbolo di civiltà, territorio, comunità. Un impegno che si è tradotto anche in progetti ad alto valore sociale, come quello con la comunità di San Patrignano, e che gli ha valso numerosi riconoscimenti a livello internazionale. “Il vino non è solo un prodotto, ma è un bene iconico, è cultura, è storia, è espressione del territorio”, ha dichiarato Cotarella durante la cerimonia. “Questo premio non è solo mio, ma di tutti gli enologi, agricoltori e produttori che ogni giorno lavorano con passione per rendere il vino italiano una delle grandi eccellenze del nostro Paese. Un pensiero particolare lo dedico proprio ai produttori, che stanno vivendo un momento non semplice. Ma sono certo che riusciremo a superare anche questo, perché il vino italiano è stato e sempre sarà più forte di ogni avversità.”
L’omaggio delle istituzioni arriva in un momento cruciale per il settore vitivinicolo, stretto tra le sfide del cambiamento climatico, le tensioni geopolitiche e un mercato globale sempre più competitivo. Eppure, l’Italia del vino continua a essere una narrazione di qualità, di resilienza e di sapienza artigianale.