Giovani
9 febbraio, 2026Nelle persone permane il bisogno di una comunità in cui rispecchiarsi e, allo stesso tempo, questo rischia di essere soddisfatto dalle strategie politiche più aggressive, come quella degli Stati Uniti
Le pareti di una bolla scoppiano con facilità: quando arriva il suo momento, basta solo una minima pressione. In un ordine mondiale che sta velocemente cambiando le sue conformazioni, avere il coraggio di assumere posizioni forti è diventata questione di sopravvivenza.
Adesso, se l’Unione europea lascia trasparire l’idea di liquefare i valori su cui essa è stata fondata, come direbbe il sociologo Zygmunt Bauman, il quale attraverso il concetto di “società liquida” ha rappresentato la nostra modernità come sfilacciata dalla caduta dei simboli appartenenti ai secoli passati (lo Stato, la religione ecc.), dobbiamo avere il coraggio di cambiare registro di comunicazione.
Leggendo le dichiarazioni delle persone più potenti del pianeta, osservando gli accadimenti provenienti da tutto il mondo (di frequente, persino gli orrori) attraverso la bolla di sicurezza dello smartphone, continuiamo a coltivare un sottile strato di distanza da loro, un'inconsapevole autodifesa che ci legittima a pensare che tutto ciò, persino quegli incubi che ormai ascoltiamo ovunque, non possano toccarci. Ci percepiamo come il pubblico all’interno di un teatro, dove lo spettacolo messo in scena mostra lo stravolgimento di tutti i valori in cui crediamo, indignandoci per il sacrilegio che gli attori stanno compiendo, ma pericolosamente fiduciosi che la quarta parete, che ci separa dalla morsa di quegli intrecci, non possa rompersi da un momento all’altro.
Umberto Eco ci parla ne La società liquida di come, per quanto la bolla dei valori passati sia esplosa, il nostro tempo non rimarrà per sempre un’epoca di precarietà, per quanto a lungo essa possa durare: gli esseri umani, per natura, hanno bisogno di certezze a cui aggrapparsi e se oggi proseguiamo nel nostro smarrimento, la colpa è anche delle forze politiche che non hanno compreso la portata degli eventi che stiamo attraversando. Il rischio è quello di non rendersi conto del fatto che un’epoca sta per concludersi e che le persone sono pronte a donare la propria fiducia a chi riserva loro soluzioni.
Chiariamo un aspetto: i dubbi, i tentennamenti, sono spesso salvagenti umani che permettono di ponderare le decisioni che adottiamo, tuttavia, tentare di sorreggere una bolla che sta collassando diventa solamente nocivo, e controproducente. Un ordine globale “ormai defunto", così Mario Draghi ha recentemente definito il contesto socio-politico in cui ci troviamo, eppure, l’Europa sembra continuare a rimanere in attesa di una bolla di sapone più grande che, alla fine, conterrà tutto il caos che infuoca. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una comunità di cui sentirci parte, e l’Europa non può permettersi di mancare l’appuntamento con la storia.
Ci limitiamo a “preoccuparci”: esiste persino una pagina su X che si chiama, sarcasticamente, Is EU Concerned?, “L’Unione europea è preoccupata?”, che raccoglie continuamente le piatte, ripetitive e ampollose dichiarazioni con cui l’UE si limita a monitorare “gravemente, profondamente, seriamente ecc.” la situazione internazionale. Certo, la sua costituzione attuale non le permette di agire con maggiore incisività: ecco perché non può lasciar scivolare via l’appello a una federazione europea, agli Stati Uniti D’Europa. Nelle persone permane il bisogno di una comunità in cui rispecchiarsi e, allo stesso tempo, questo rischia di essere soddisfatto dalle mire di chi non si fa scrupoli ad arrestare un bambino di cinque anni, come accaduto in America con l’Ice.
Sempre Draghi, in occasione della cerimonia in cui gli è stata conferita la laurea honoris causa dall’Università di Leuven, in Belgio, ha affermato con lucidità che l’Europa viene rispettata nei campi in cui ha avuto l’iniziativa e il coraggio di federarsi, come nel commercio o nell’organizzazione monetaria. Adesso le tocca compiere un passo in più, un passo di natura politica: “Agendo insieme, riscopriremo qualcosa che da tempo era sopito: il nostro orgoglio, la nostra fiducia in noi stessi, la nostra fiducia nel nostro futuro. Ed è su queste fondamenta che l'Europa sarà costruita”, ha dichiarato Draghi. La bolla scoppierà comunque: sta a lei capire se rimanere una vigile spettatrice o la protagonista di questo intenso dramma, che coinvolge tutti noi.
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