Giovani
11 febbraio, 2026Articoli correlati
Tempi, background e risultati diversi. Ecco dove resiste il divario di genere
Più donne laureate. Più veloci e con risultati migliori, ma con opportunità lavorative minori, più precarie e meno retribuite. Il Rapporto di genere Almalaurea 2026, presentato oggi all'Università di Modena e Reggio Emilia, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.
Numeri e dati che da soli non bastano a raccontare le carriere e le storie di vita dei singoli studenti. Ma, se osservati da vicino, hanno molto da dire su uno spaccato della società del presente e dell’immediato futuro. Stando al rapporto, le donne sono quasi il 70% dei laureati magistrali a ciclo unico e tra il 58 e 70% dei laureati triennali e magistrali non a ciclo unico. Una netta maggioranza, che scende invece al di sotto del 50% per quanto riguarda le studentesse che scelgono di proseguire la propria carriera con un dottorato di ricerca.
Ma qual è il percorso universitario tipico delle studentesse italiane? Stando ai numeri, un percorso mediamente più brillante rispetto a quello dei colleghi maschi: tra i laureati del 2024 le donne risultano migliori sia per tempi che per risultati. In termini di regolarità negli studi le donne sono più puntuali del 5% nel portare a termine il percorso, con voti di laurea più alti di circa due punti.
Chi sono le studentesse? I dati raccolti da Almalaurea mostrano che le donne che conseguono un titolo universitario provengono mediamente da famiglie con un livello di istruzione più basso e con condizioni socio-economiche più modeste rispetto a quelle degli uomini. Invece gli uomini, più spesso delle donne, "ereditano" i titoli dei propri genitori, specie per quanto riguarda le professioni liberali.
Il percorso delle studentesse e degli studenti è diverso quindi per tempi, risultati, background. Ma anche per aree di studio predilette. Mentre l'area Educazione e Formazione è tradizionalmente quasi tutta al femminile (le iscritte superano il 95% del totale), l’area scientifica e tecnologica, quella delle cosiddette materie Stem, vede la presenza femminile ferma al 41,1% per i percorsi di laurea, e al 36,7% per i dottorati di ricerca. Un dato che, secondo il report di Almalaurea, va letto alla luce di un pattern di "segregazione di genere" nei percorsi già evidente dalle fasi pre-universitarie e confermata nelle scelte accademiche. Il che, spiega Almalaurea, “indica che tali differenze non possono essere ricondotte a fattori individuali, ma riflettono l’effetto cumulativo di condizionamenti sociali e culturali che agiscono lungo l’intero percorso formativo”.
Ma cosa succede fuori dalle mura universitarie? Quando la corona d’alloro è appassita e la laurea di secondo livello è ormai un ricordo, a cinque anni dal diploma il tasso di occupazione è dell'88,2% per le donne, contro il 91,9% per gli uomini. Un lavoro che per le donne è più precario e più spesso dipendente. Gli uomini sono più spesso in proprio o dipendenti con contratto a tempo indeterminato. E a cinque anni dalla laurea, le dottoresse guadagnano il 15% in meno rispetto ai dottori.
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