Giovani
23 febbraio, 2026Articoli correlati
Il problema è che i personaggi di fantasia sono determinati solamente da ciò che la storia afferma su di loro, da ciò che i loro autori intendono rivelare. Allora, in assenza di riferimenti chiari, diventa difficoltoso orientarsi fra questi particolari, soprattutto se le versioni fra cinema e letteratura, riguardo alla stessa personalità, non coincidono
Somigliamo a dei personaggi immaginari più di quanto crediamo. Non intendo le figure con cui i bambini fantasticano dialoghi e interazioni di gioco, ma i protagonisti delle storie di cui ci circondiamo: non importa se inscenate a teatro, fra le pagine di un romanzo o sullo schermo della nostra televisione. Sì, alla fine, per quanto possiamo ambientare questi personaggi in epoche storiche distanti dalla nostra o raffigurarli dotati di superpoteri o corpi alieni, le loro vicende restano umanizzate: mosse dai nostri stessi desideri, dalle nostre stesse ambizioni e paure. Eppure, le nostre somiglianze non terminano qui.
Le figure narrative sono creature indeterminate: cosa implichi questo aspetto lo vedremo con un esempio. Umberto Eco dedica una delle sue Bustine interamente alla domanda: Sì, ma cosa beve James Bond?, cercando di formulare delle risposte a partire dai film sull’agente segreto, ma soprattutto dai libri di Fleming. La soluzione non è chiarissima: per quanto nei film 007 ordini molto spesso il Vodka Martini “agitato, non mescolato”, il suo drink preferito, almeno nei romanzi, sarebbe il Vesper Martini, di cui Bond recita la ricetta per intero. Vi assicuro, la faccenda è più intricata di così e non ci sono risposte nette: soprattutto perché, a detta di Fleming, il nostro agente segreto beve un po’ di tutto.
Ma perché soffermarci sui drink preferiti di un personaggio immaginario? La curiosità degli appassionati si spinge a indagare i dettagli della personalità dell’eroe come se quest’ultimo fosse un soggetto in carne e ossa. In questa dinamica, comprendere cosa egli beva, quale musica ascolti o se gradisca la cucina vegetariana, diventa uno strumento per entrare maggiormente nella sua sfera d’intimità. Il problema è che i personaggi di fantasia sono determinati solamente da ciò che la storia afferma su di loro, da ciò che i loro autori intendono rivelare. Allora, in assenza di riferimenti chiari, diventa difficoltoso orientarsi fra questi particolari, soprattutto se le versioni fra cinema e letteratura, riguardo alla stessa personalità, non coincidono.
Se del personaggio di Peter Parker conosciamo la città in cui vive, la passione per la fotografia e la stravagante predilezione per le ragnatele e le arrampicate sui palazzi, non possiamo dire lo stesso riguardo al brano musicale in grado di commuoverlo o alle abitudini alimentari, soprattutto se dobbiamo raccapezzarci tra i fumetti e ben tre versioni cinematografiche differenti di Spider-Man. Tuttavia, l’aspetto interessante è che anche noi possediamo un certo grado di indeterminatezza. Certo, possiamo tranquillamente affermare di conoscere le persone al nostro fianco in maniera approfondita, ma ci sarà sempre qualche dettaglio sul loro conto che, dopo anni, ci farà sobbalzare: “Davvero non hai mai visto la saga di Star Wars?”.
Questa dinamica non avviene solo con gli altri: per quanto possiamo crederci del tutto trasparenti a noi stessi, restiamo, in una certa misura, opachi al nostro sguardo. Quanti aspetti della nostra personalità, negli anni, si sono trasformati alla luce di nuove conoscenze ed esigenze? Quante volte ci è capitato di non riconoscerci più nei gesti e nelle decisioni compiute in passato, che oggi non sono più in grado di rispecchiarci? Quante volte, invece, ci sentiamo a nostro agio in situazioni e contesti che un tempo avremmo ritenuto impensabile affrontare? Pur credendo di conoscerci pienamente, come i personaggi di fantasia siamo intessuti dalla storia che componiamo: ciò richiede una necessaria vaghezza, dovuta al fatto che non abbiamo le pagine della nostra trama scolpite davanti al nostro sguardo.
Compiamo scelte incoerenti, mutando idea da un momento all’altro: siamo soggetti a cambiamenti dettati da circostanze che dobbiamo trovare il coraggio di superare, da luoghi in cui non abbiamo ancora mai messo piede e da avvenimenti che ci siamo lasciati alle spalle. Sembriamo disegnati dalla penna di un qualche autore, ma la realtà è che diamo forma a questo straordinario garbuglio da soli, come protagonisti di un racconto che scriviamo disordinatamente.
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