Giovani
14 marzo, 2026Articoli correlati
È la più grande manifestazione di una giovanile di partito, in vista della tornata referendaria. Nel nome di Silvio Berlusconi: "È stata una campagna, come direbbe qualcuno che ci guarda da lassù, fatta con il sole in tasca"
Tutti i vertici di Forza Italia presenti, a Roma, alla convention organizzata dai giovani del partito. Il pomeriggio di sabato 14 marzo, il partito fondato da Silvio Berlusconi, si è riunito per il rush finale della campagna che porterà al voto referendario sulla riforma della magistratura, i prossimi 22 e 23 marzo. C'è Antonio Tajani, il segretario del partito, che denuncia il clima di tensione alimentato da sinistra e parte della magistratura: "È falso che camorristi, massoni deviati e mascalzoni votano sì. Una campagna elettorale così è una campagna avvelenata che distoglie l'attenzione dell'opinione pubblica dalla realtà. Tanta gente ha paura di dire che vota sì. Io non sono mafioso, camorrista o quant'altro. Sono una persona normale e voto sì. Se ricorri a queste argomentazioni vuol dire che non hai alcuna argomentazione di sostanza".
Poi si alternano sul palco, davanti a quasi mille ragazzi, il capogruppo dei deputati azzurri Paolo Barelli, l'eurodeputata Letizia Moratti, il vicesegretario Stefano Benigni, il responsabile dell'organizzazione del partito Francesco Battistoni, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera e Pierantonio Zanettin, capogruppo in commissione Giustizia al Senato. Oltre agli esponenti dei comitati favorevoli alla riforma, come Francesca Scopelliti, presidente del comitato Cittadini per il sì ed Edoardo Gentili, presidente del comitato Giovani garantisti per il Sì. Il discorso di chiusura è affidato al segretario di Forza Italia Giovani, eletto circa un anno fa alla guida del movimento giovanile azzurro, Simone Leoni.
Il discorso di Leoni
È stata "una campagna per il referendum, come direbbe qualcuno che ci guarda da lassù, fatta con il sole in tasca", esordisce Leoni. Che, come Tajani, denuncia i toni sul referendum utilizzati dalle forze politiche rivali, ma anche alla magistratura. "Il presidente del comitato per il no, che è anche dell'Anm, ha detto che la riforma mette a rischio la vita delle persone. L'unico modo per rispondere è dirgli 'caro Grosso, ciò che mette a rischio la vita delle persone sono i mille casi di malagiustizia all'anno'. Non sono numeri, sono persone, sono famiglie rovinate. E pensare che il Csm dà una valutazione positiva al 99% dei magistrati, a fronte di 32 mila casi di malagiustizia negli ultimi tre decenni, mi fa dire che dovrebbero vergognarsi".
Il segretario della giovanile incalza il centrosinistra su quella che, secondo lui, sarebbe la vera ragione per cui si oppone alla riforma: "Non vorrei sparare sulla croce rossa, ma fino al 2022 la separazione delle carriere era nei loro programmi elettorali. Fondamentalmente, dentro di loro sanno che è una riforma giusta, ma sono mossi dall'ossessione di utilizzare questo referendum come una clava per lasciare aperte le porte di Palazzo Chigi a Schlein, Bonelli, Conte, Fratoianni e Landini". Non manca una presa di distanze dagli alleati che hanno rivendicato, in queste settimane, la supremazia della politica sulla magistratura: "Noi, con questa riforma, le mani della politica sulla magistratura le tagliamo". Poi Leoni torna ad attaccare la sinistra: "Questo li fa impazzire segretamente, ce lo dobbiamo dire, visto che negli ultimi 30 anni è capitato a più riprese che qualcuno, non riuscendo a sconfiggere Berlusconi, ha fatto ricorso alla cooperazione di una piccola parte della magistratura per colpire un avversario politico. Sono loro che vogliono la politica nella magistratura".
"Questa non è una riforma che serve a liberarci dai giudici. Questa è una riforma che serve a liberare i giudici. Liberare i giudici per bene che sono la grande maggioranza in questo paese - mentre - oggi va avanti solo chi ha le tessere di corrente, che sono tessere di partito". E porta sul palco un esempio di quanto accaduto nel recapitare gli inviti all'evento ad alcuni giudici: "Cinque magistrati su sei invitati oggi mi hanno risposto: 'Siamo favorevoli alla riforma, ma se vengo al vostro evento per il sì, ho paura di quello che possa succedere alla mia carriera'. A questi magistrati, ai tanti magistrati per bene, dico che questa battaglia la stiamo facendo per liberarvi da questo sistema".
Segue un riferimento duro a Nicola Gratteri: "Io sono nato otto anni dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio. Per me Falcone e Borsellino sono degli eroi, sono i fondatori degli Italia moderna. Io non vorrei vivere in un Paese dove una giornalista che fa il suo lavoro deve sentirsi intimidita da un procuratore della Repubblica, il quale afferma che dopo il referendum farà i conti con lei e il suo giornale. Un membro della magistratura che dice una frase del genere disonora Falcone, disonora Borsellino e disonora la toga che indossa. Caro procuratore, io non so se lei sia di destra o di sinistra, e nemmeno mi interessa francamente, ma il periodo in cui un giornalista era sottoposto al potere giudiziario è finito nel 1943. Quindi apra un libro di storia e chieda scusa". "Vogliamo un Paese moderno e un Paese dove casi come quello di Enzo Tortora e Silvio Berlusconi non si ripetano mai più" conclude, sulle note dei Maneskin e tra l'ovazione della sala.
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