I 70 anni de L'Espresso
11 novembre, 2025Nel 2011 L’Espresso pubblicò in esclusiva documenti ottenuti da Wikileaks riguardo Benedetto XVI. La diplomazia statunitense aveva aperto un fascicolo su di lui a partire dalla vigilia del conclave
Il timore degli Stati Uniti per un papa tedesco, che nel 1945 faceva parte della contraerea del Terzo Reich, sembrò affievolirsi man mano che Benedetto XVI si mostrò un pontefice avverso alla guerra, proprio perché da lui vissuta in prima persona. Questo, almeno, era ciò che si poteva leggere nei documenti ottenuti da Wikileaks e pubblicati in esclusiva su L’Espresso il 5 maggio 2011. Durante le presidenza Obama, e con Hillary Clinton come segretaria di Stato, il Vaticano era considerato un potente alleato, soprattutto per la sua politica estera, perché riusciva ad avere influenza anche dove gli Stati Uniti non erano interlocutori graditi, come Iran o Uganda, scrivevano Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi nell’articolo di apertura. Fin dal suo affaccio al soglio papale, Ratzinger fu attentamente analizzato dalla diplomazia statunitense. Tra i casi analizzati dai file di Wikileaks, si attestava per esempio che la prima grande difficoltà degli Stati Uniti con Benedetto XVI si verificò nel 2007 a causa della presunta vicinanza del pontefice a padre Rydzyk, prete polacco, direttore della potente emittente Radio Maryja, nota per le sue posizioni antisemite.
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