In quel capolavoro intergalattico chiamato Pinocchio ci sono diversi antagonisti. Ma il vero personaggio senza riscatto, il cattivo che gioca sull’accanimento è l’Omino di burro. Un signore «tenero e untuoso con un visino di melarosa e una voce carezzevole», che fa salire i bambini sul suo carro e li accompagna nel Paese dei Balocchi. La promessa è quella di una vita spensierata e giocosa. La realtà è un risveglio con le orecchie da asino. Praticamente una fake news. Ecco nel panorama tv del 2019 che volge al termine nessuno si avvicina all’Omino di burro quanto Paolo Del Debbio.
Colto, filosofo e ideologo di Forza Italia, il giornalista di Dritto e rovescio (Rete 4) non spacca le zucche con la mazza come l’esimio collega Giordano, alla stregua di un gatto o una volpe qualsiasi. Piuttosto si muove placido in un salotto all’apparenza variegato che gestisce dando spazio senza clamore alle peggiori escrescenze della cosiddetta pancia di un Paese irreale. Che piace solo a lui e ai piccoli malcapitati che cascano nelle trame del suo racconto dal sapore zuccheroso della Cuccagna. E ne restano invischiati come mosche senza scampo.
Del Debbio interviene con decisione solo quando gli indisciplinati si permettono un dissenso nei suoi confronti. Invita ma alla prima critica minaccia la cacciata.
Succede con Majorino che ironizza sul suo fare politica, succede con Oliviero Toscani che suppone che la claque sia pilotata e così via: puntuale il nostro replica con un secco «Questi discorsi li fa a casa sua sennò qui non ci viene».
Tutti a casa praticamente, tranne il signor Brasile, quello che appunta il suo gradimento verso Hitler e Mussolini direttamente sulla pelle, e che fa parte del cast del programma. Ben prima infatti dello scontro con Vauro, il gentiluomo interveniva nel dibattito “Italiani esasperati: basta immigrazione” spiegando che l’unica soluzione quando vedeva ‘questi personaggi stranieri’ per le strade della sua Roma era farsi la legge da solo.
Ma si sa che lo studio dritto ha sempre un suo rovescio.
Intanto mentre scorrono i temi portanti del nostro quotidiano in forma di emergenze allo stato puro con titoli apodittici: “Uccidono e rubano, ma non pagano mai” o domande mal poste, come “Siamo razzisti perché ci sono troppi immigrati?”, a buon diritto interviene nel dibattito sulla xenofobia un illuminato Umberto Smaila, che non può essere razzista in quanto ha la cameriera marocchina. Non fa un piega, è evidente.
Così il nostro continua a guidare la carretta trainata da pariglie di ciuchini con gli stivali bianchi in attesa di trasformazione. Quando sarà il momento li venderà alle fiere per ricavarne il giusto. In termini di ascolti, ça va sans dire.