Imprese
5 febbraio, 2026I murales allargano il proprio pubblico di fruitori, iniziando a dialogare anche con i territori in cui i brand operano
Quando si pensa all’Arte Urbana applicata alla comunicazione dei brand, l’immaginazione di chiunque corre quasi automaticamente verso grandi facciate metropolitane, incroci trafficati, quartieri creativi delle capitali europee. È lì che ci aspettiamo di incontrare i murales “di marca”, pensati per essere fotografati, condivisi, riconosciuti. Più raramente vengono in mente una strada che collega un borgo antico a uno più recente, o il muro perimetrale di uno stabilimento produttivo immerso nel verde. Eppure, è proprio in questi luoghi, lontani dai riflettori più prevedibili, che oggi l’Arte (e in generale la creatività) Urbana sta diventando uno strumento sempre più maturo di comunicazione aziendale. Perché quando i murales allargano il proprio pubblico di fruitori, iniziando a dialogare anche con i territori in cui i brand operano, cambiano funzione: non sono più soltanto superfici visive, ma progetti che mettono in relazione imprese, comunità e paesaggi, restituendo senso ai luoghi che le persone attraversano e abitano ogni giorno.
In questo scenario si inserisce l’esperienza maturata da Outdoora, realtà italiana specializzata in progetti di socialARTvertising, che da tempo affianca marchi e istituzioni nella costruzione di interventi di comunicazione creativa pensati per dialogare con contesti molto diversi tra loro. L’idea di fondo è che ogni luogo abbia un proprio equilibrio, fatto di storia, persone, abitudini e paesaggio, e che la comunicazione visiva possa funzionare solo se nasce da un ascolto reale di queste componenti.
Un esempio significativo è il progetto sviluppato tra il 2024 e il 2025 con Acqua Fiuggi. In questo caso il lavoro non si è limitato a un singolo intervento, ma ha dato vita a un percorso articolato che ha coinvolto un sito produttivo, un grande centro urbano e il tessuto storico di Fiuggi. Un’operazione che ha messo alla prova la capacità di adattare un racconto visivo coerente a pubblici e spazi profondamente differenti.
Il primo passaggio è stato la realizzazione di un murale permanente sul nuovo stabilimento produttivo dell’azienda. Qui l’arte entra in un luogo di lavoro, diventando parte del paesaggio quotidiano di chi vi opera. L’artista scelto, Peeta, sotto la direzione artistica di Outdoora e in collaborazione con il brand, ha lavorato sull’elemento più riconoscibile del brand: la bottiglia. Nell’opera, che riporta la classica cifra stilista tridimensionale dell’artista, la forma iconica viene scomposta in volumi geometrici 3D, in un equilibrio tra solidità e trasparenza che trasforma un oggetto funzionale in simbolo astratto. Il risultato, tutt’oggi fruibile dalla comunità di lavoratori e lavoratrici che ogni giorno riempiono il sito produttivo, dialoga con l’architettura industriale senza sovrastarla, suggerendo una riflessione sulla materia, sulla forma e sull’identità.
La stessa ricerca visiva è stata poi declinata dallo stesso artista in due murales temporanei a Milano, realizzati in occasione della Milano Design Week. In questo contesto urbano e internazionale, il lavoro di Outdoora è consistito nel conferire all’opera una funzione diversa, confrontandosi con un pubblico abituato alla sperimentazione estetica e alla contaminazione tra arte, design e comunicazione. Pur mantenendo la stessa matrice creativa, i murales milanesi hanno dimostrato come un’idea possa cambiare ritmo e linguaggio a seconda dello spazio e delle persone che lo attraversano.
Il progetto ha trovato un ulteriore sviluppo nel cuore della città di Fiuggi, grazie alla successiva collaborazione con il Comune di Fiuggi. Qui è nato un murale permanente donato alla collettività, collocato lungo la strada che unisce il borgo medievale alla parte più recente della città. L’opera, intitolata “Il viaggio delle acque” e realizzata nel 2025 da Alessandra Carloni con la direzione artistica di Outdoora, si inserisce in modo armonico nella collezione di murales già presente sul territorio.
Al centro della composizione compare un treno storico, simbolo di connessione tra epoche e luoghi, che attraversa un paesaggio dominato dall’acqua, elemento identitario della città. A bordo viaggiano figure storiche come Michelangelo Buonarroti, Giovanni Giolitti, Marcantonio Colonna e Papa Bonifacio VIII, immerse in una narrazione sospesa tra memoria e immaginazione. Architetture, natura e storia locale si intrecciano in un racconto visivo che accompagna chi percorre quotidianamente quella strada.
Esperienze come questa mostrano come l’arte urbana possa uscire dai confini consueti e diventare strumento di mediazione culturale. Non solo un mezzo per “farsi vedere”, ma un modo per restituire senso ai luoghi, valorizzare identità locali e costruire un dialogo più consapevole tra imprese e territori. In questo equilibrio tra strategia, contesto e comunità si gioca oggi una delle sfide più interessanti della comunicazione visiva contemporanea.
Guardare a questi interventi significa anche interrogarsi sul futuro dell’arte pubblica in Italia. La crescita di progetti diffusi, capaci di coinvolgere amministrazioni, cittadini e imprese, indica una possibile evoluzione del settore. I murales non sono più soltanto immagini decorative, ma dispositivi narrativi che attivano sguardi, discussioni e nuove forme di appartenenza. Quando il processo è condiviso e rispettoso, l’opera diventa patrimonio comune e non imposizione. È forse in questa dimensione, meno spettacolare ma più profonda, che l’arte urbana può continuare a sorprendere, soprattutto lontano dai luoghi in cui siamo abituati ad aspettarcela. Aprendo spazi di senso, dialogo, cura, tempo, memoria condivisa.
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