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Torre Annunziata sogna di diventare Las Vegas I comuni intorno a Pompei alla corsa dei fondi

Non solo dentro gli scavi: la manna europea arriverà anche nei municipi vesuviani. Soldi per riqualificare le città. E investire nel turismo. Ma i progetti sono pochi. E dove ci sono, mirabolanti

Per far volare Pompei, bisogna dispiegare le ali anche al caotico affastellarsi di case, strade e capannoni delle città vesuviane che circondano gli scavi. Per questo è stata affidata a Giovanni Nistri, direttore generale del “Grande Progetto” europeo, anche la missione di coordinare gli interventi per lo sviluppo turistico della zona. La prima riunione del comitato che se ne deve occupare però è stata convocata solo a gennaio, la seconda appena un mese fa: ci sono voluti 12 mesi per mettere allo stesso tavolo ministero, regione e comuni.

Per ora i piani restano molto vaghi. Se non utopici: ogni municipio, ad esempio, da Castellammare a Portici, ha proposto di valorizzare il proprio porto come approdo per i turisti archeologici. Peccato che gli ultimi collegamenti navali da Napoli siano stati interrotti nel 2011 perché i passeggeri erano in media 31 al giorno, che scendevano ad appena due nel molo più vicino alle domus di Pompei. Tanto che la regione ha sospeso il servizio.

FONDI BUTTATI
Per la riqualificazione e il rilancio degli scali marittimi del “Miglio d'oro”, costellato di ville, monumenti straordinari e abusi edilizi (nella relazione del generale si parla di «anarchia di fatto»), sarebbero stati disponibili tra l'altro decine di milioni di fondi europei. Andati perduti: solo a Torre del Greco erano stanziati sette milioni di euro, dal 2007, per riqualificare la zona portuale. Spesi, a dicembre 2014: zero. Per sperare in un rinnovo del finanziamento, i lavori dovrebbero finalmente iniziare a breve. Forse.

Restano vaghe le prospettive anche per gli altri interventi presentati e approvati dalla Commissione europea per la costa vesuviana: a Portici ad esempio sarebbero potuti arrivare, per rimettere a nuovo piazze, strade e parcheggi, oltre 14 milioni di fondi comunitari più altri 15 di co-finanziamento nazionale. Ma ne sono stati spesi meno di due. È andata meglio per gli eventi e i festival, che sono riusciti invece a farsi rimborsare quasi sempre.

Ercolano è il municipio che si è impegnato di più a spendere i preziosi contributi della Ue: è riuscito a usarli ad esempio per il restauro di Villa Favorita, nel cui parco adesso si tengono incontri e concerti d'estate. Ma non tutto, anche qui, è andato come previsto: per realizzare un nuovo ingresso agli scavi, rimettendo in sesto un pezzo di città, erano predisposti milioni. Rimasti però nel cassetto: come per il Grande Progetto Pompei saranno persi se non verranno rendicontati entro la fine dell'anno.

LAS VEGAS VISTA CAPRI
Se gli amministratori arrancano, gli industriali di Napoli sono invece già pronti, e proiettati al futuro: dal 2011 hanno nel cassetto un mega-progetto di rilancio, che ora sperano di far rientrare nei prossimi fondi di Bruxelles. L'idea è quella di una “Nuova Pompei” con strutture alberghiere extra-lusso, spazi commerciali, domus ricostruite per provare “l'esperienza” di una cena nel 79 dopo Cristo, orti botanici, spazi verdi, piste ciclabili, terme, un lungomare attrezzato e tanto altro su 60 ettari nell'area industriale di Torre Annunziata. I cantieri navali infatti non ripartono e la speranza ora è affidata alla riconversione al turismo.
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Per ora, però, dalla spiaggia lavica si vedono solo rifiuti. E su questa avveniristica Las Vegas con vista su Capri pesano due difficili eredità: la bonifica dell'ex acciaieria – che si trova proprio di fianco - considerata prioritaria per la gravità dell'inquinamento ma mai avviata; e i trascorsi di “Pompei 2000”, il parco a tema che su un’area vicina a quella del progetto (alle spalle della ferrovia) avrebbe voluto realizzare l’imprenditore Sebastiano Sicignano, di cui nel 2005 la commissione Antimafia ripercorreva i rapporti con la camorra. La fiduciaria che fino al 2010 deteneva la proprietà della sua azienda è la stessa che controlla la Oplonti srl: l'impresa che ha costruito il centro commerciale sull'antico distretto artigiano di Pompei, come ha raccontato “l'Espresso” in un'inchiesta pochi mesi fa.

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