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Inchieste
gennaio, 2022

Facebook in Italia fa grandi affari, ma paga poche tasse. Il tesoro resta in Irlanda

Anche dopo l’accordo del 2018 con l’Agenzia delle Entrate, ricavi e profitti della piattaforma social volano a Dublino. Che garantisce un trattamento fiscale. privilegiato alle multinazionali

Nel maggio dell’anno scorso, la filiale italiana di Facebook ha versato 56 milioni all’Agenzia delle Entrate, come pagamento, si legge nel bilancio, «di certe tasse per conto del gruppo Facebook». La relazione contabile non fornisce altri particolari, ma con ogni probabilità le imposte supplementari rientrano nell’accordo che a novembre del 2018 aveva messo fine a un’indagine della Guardia di Finanza.

Le Fiamme Gialle avevano contestato alla multinazionale americana un’evasione fiscale di circa 54 milioni, a cui vanno sommate sanzioni e interessi per un totale di oltre 100 milioni in parte già versati tra il 2019 e il 2020. Fino al 2018 i ricavi messi a bilancio dalla filiale italiana erano poca cosa, una ventina di milioni, mentre la quasi totalità degli incassi, e quindi anche degli utili, finivano alla consociata di Dublino, che gode di un trattamento fiscale privilegiato da parte del fisco irlandese. Nel 2020, dopo l’intervento della Guardia di Finanza, Facebook Italy ha invece dichiarato un fatturato di 236 milioni che deriva dalla vendita di servizi pubblicitari, «a clienti italiani designati». Formula criptica, quest’ultima, che non viene spiegata nella relazione di bilancio e dovrebbe servire a isolare il giro d’affari dichiarato a fini fiscali da quello effettivo, che in mancanza di dati ufficiali, secondo le stime del centro studi eMedia su dati Nielsen e dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni (Agcom) si presume possa aggirarsi intorno al miliardo di euro. Insieme ai ricavi, quelli dichiarati, negli ultimi due anni sono però aumentati di molto anche i costi di Facebook Italy, in particolare i costi «per servizi», che nel 2020 hanno superato i 210 milioni. Questi soldi finiscono quasi per intero nelle casse della holding irlandese, che di fatto è il fornitore unico della società italiana.

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Tutto in famiglia quindi, sull’asse Milano-Dublino. E a tre anni distanza dalla prima stangata fiscale, i profitti che restano in Italia ammontano a soli 4,7 milioni (il 2 per cento dei ricavi) dopo aver pagato non più di 1,7 milioni di tasse. La cassa del gruppo, con i proventi miliardari della pubblicità, resta ben protetta in Irlanda, dove il prelievo sugli utili delle multinazionali straniere è poco più che simbolico

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