Risse, poltrone, soldi a pioggia, professionalità incerte. I nemici delle Film Commission italiane, Fc per brevità, hanno materia crescente per denigrare un sistema che in vent’anni di storia o poco più ha funzionato spesso come un’agenzia di promozione turistica, invece di rilanciare l’industria del cinema italiano, un tempo rigogliosa. Il calderone dei finanziamenti, spesso troppo modesti per essere tracciati in modo adeguato, alimenta di tutto dalla piccola produzione indipendente al progetto di animazione fino ai kolossal Usa come “Searching for Italy”, avventura enogastroculturale di Stanley Tucci andata in onda a maggio sulla Cnn e rifocillata con il denaro del contribuente veneto e piemontese.
Come compete ai carrozzoni, il livello di conflittualità è elevato. L’ultimo mal di pancia arriva dalla Calabria dove il commissario straordinario romano-torinese Giovanni Minoli è stato rispedito a casa dal presidente della giunta Roberto Occhiuto e sostituito da Anton Giulio Grande, stilista lametino di non eccezionale notorietà nella moda e di nessuna esperienza nel cinema o nelle serie televisive. Minoli, inventore di “Mixer” e “Un posto al sole”, quanto meno era del mestiere tanto da poterlo insegnare al genero Salvo Nastasi, influentissimo segretario generale del ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha investito centinaia di milioni in ristori governativi al cinema. Gli altri sono architetti, avvocati, giornalisti, responsabili vendite di case d’alta moda, tributaristi guidati dal sacro fuoco del red carpet.
Nella settimana in cui parte il festival di Cannes, chi guarda il bicchiere mezzo pieno può segnalare che uno dei due film italiani in concorso sulla Croisette, “Nostalgia” di Mario Martone dal romanzo di Ermanno Rea, è stato girato in parte al rione Sanità di Napoli con il sostegno della Fc campana come l’opera precedente del regista partenopeo, lo splendido “Qui rido io”. Ma i fiori all’occhiello non fanno sistema. Nel 2021 la commissione costituita nel 2004 ai tempi di Antonio Bassolino e oggi guidata da Titta Fiore ha investito 4,5 milioni di euro in 87 progetti.
Dario Franceschini
Sembra poco ma è nella media. In mancanza di un criterio nazionale, ogni giunta regionale decide il suo budget. In fondo alla lista ci sono il Piemonte (1,5 milioni di euro) e la Lombardia.
Fra i grandi finanziatori figura la Roma Lazio Fc, presieduta dall’avvocato Luciano Sovena, ex amministratore dell’Istituto Luce e di Cinecittà Luce, gli studios storici privatizzati nel 1997 e rinazionalizzati vent’anni dopo per 260 milioni di euro. La Fc laziale viaggia intorno ai 9-10 milioni di euro all’anno con sette lungometraggi e sei serie tv finanziate nel 2021 insieme a programmi come “Quattro ristoranti” di Alessandro Borghese. La struttura, guidata da Sovena a titolo gratuito e dalla dg Cristina Priarone per 89 mila euro annui, non è l’unico canale di denaro verso le produzioni. Giorni fa Repubblica ha rivelato una truffa alla Regione presieduta da Nicola Zingaretti con 700 mila euro girati a quattro società e sette produttori cinematografici che hanno presentato carte false, a volte per poche migliaia di euro.
La vicenda, sulla quale indaga la guardia di finanza, ha messo in evidenza un caos di bandi che si sono rivelati un’opportunità per il lavoro dei truffatori. Fondi della Fc, fondi diretti della Regione, fondi della controllata Lazio Innova. C’è quasi da rimpiangere il centralismo a tratti censorio del sottosegretario allo spettacolo del primo dopoguerra, il giovane Giulio Andreotti.
La statalizzazione degli studios di Cinecittà sembra andare nel senso di un nuovo dirigismo rafforzato dalla crisi pandemica, ma guai a togliere alle Regioni il giocattolo cinema, con l’immancabile accompagnamento di festival locale. Come nello sport, i fautori dello status quo si appellano abbastanza a sproposito all’esempio degli Stati Uniti, dove alla fine degli anni Quaranta le Fc sono nate nel tentativo di allargare l’offerta di località e paesaggi rispetto alla dittatura di Hollywood e New York.
Sbarcate da oltre oceano in Gran Bretagna e in Francia, le Fc si sono diffuse in Italia dalla fine degli anni Novanta dopo che il fondo unico dello spettacolo (Fus) varato nel 1985 aveva iniziato ad aprire ai finanziamenti su base locale. Costituite come fondazioni, sono state affidate alle giunte regionali, di solito con la partecipazione volontaria dei comuni. Le prime ad aprire i battenti sono state Liguria e Piemonte, a cavallo del nuovo millennio. L’ultima Regione ad aggiungersi all’elenco tre anni fa è il Veneto, su impulso del presidente Luca Zaia e del suo assessore alla Cultura Territorio Sicurezza e identità veneta, il ferrarese Cristiano Corazzari. L’unica Regione che non si è ancora dotata di una Fc è il Molise, mentre Trento e Bolzano hanno la loro struttura su base provinciale per un totale di venti in tutta Italia.
Per un’ironia della cronaca, il bollettino regionale che ha costituito la Veneto Fc è datato 30 aprile del 2019. Quattro giorni prima uno scoop de L’Espresso aveva raccontato l’affare di Cormano, paese dell’hinterland milanese, dove i professionisti vicini alla Lega Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri avevano comprato e rivenduto alla Lombarda Fc per 800 mila euro un capannone destinato a ospitare la nuova sede dell’ente con una plusvalenza fraudolenta. Il processo di primo grado si è concluso nel 2021 con condanne a cinque anni per Di Rubba, a oltre quattro anni per Manzoni, mentre Scillieri aveva già patteggiato tre anni e quattro mesi. Scartata l’ipotesi che la plusvalenza servisse a finanziare la Lega, la Regione guidata dal leghista Attilio Fontana si è costituita parte civile.
Ma il bilancio imprenditoriale della Fc lombarda rimane misero al di là dello scandalo. Dal 2013 al 2021 ci sono stati finanziamenti per appena 2,2 milioni di euro con due soli bandi pubblicati nel 2013 (1,5 milioni) e nel 2017 (720 mila euro). Nel frattempo, la guida della Fc è passata attraverso personaggi delle più svariate estrazioni, dal pubblicitario Alberto Contri allo stesso Di Rubba fino al docente bocconiano di finanza aziendale Alberto Dell’Acqua, sostituito un anno fa dal collega di diritto tributario alla Cattolica, Marco Allena.
Difficile dire se la frugalità lombarda derivi dalla scarsa propensione del centrodestra al sostegno della cultura o da una linea di tipo privatistico. La seconda ipotesi è più probabile e non esclude la prima. Nelle Regioni con la guida a destra si spende poco.
La Sardegna ha investito 3,8 milioni di euro nel 2019 e 2,8 milioni nel 2020 in progetti come “Un parroco fuori di chiesa” o “Animal Wrangler”. Fra le eccezioni di qualità ci sono le undici candidature ai David di “Ariaferma”, di Leonardo Di Costanzo con Silvio Orlando e Toni Servillo, girato nel carcere dismesso di San Sebastiano a Sassari. Altro fiore all’occhiello è il comico e regista francese Dany Boon (“Benvenuti al nord”) che sta girando alla Maddalena mentre Rai e Fandango hanno appena chiuso le riprese de “Il muto di Gallura”, che racconta una faida dell’Ottocento.
Stranamente esigua per le abitudini locali è la struttura della Fc Sicilia, amministrata da un dirigente regionale. È Nicola Tarantino che vanta un master all’Anica, la Confindustria del cinema, ed è stato nominato a novembre del 2020. Nel 2021 la spesa è stata di 3,4 milioni di euro presi dai fondi Patto per il Sud e distribuiti su 45 opere. Non abbastanza secondo Anec (esercenti) e Agis, l’associazione generale dello spettacolo, che hanno molto criticato la parsimonia del presidente regionale Nello Musumeci nel sostenere il comparto messo in crisi dal Covid-19 con soli 5 milioni di euro.
In Calabria l’uscita di scena di Minoli è passata sotto traccia, al contrario di quanto era accaduto con i suoi annunci sugli studios da destinare alle fiction televisive nella zona industriale di Lamezia Terme, a breve distanza dall’aeroporto internazionale. L’investimento era stato valutato in 20 milioni di euro, già stanziati nei capitoli di bilancio della regione. Dopo la morte di Jole Santelli, a dieci mesi di distanza dalla sua elezione nel gennaio 2020, erano emersi contrasti fra Minoli e il reggente Nino Spirlì, anch’egli autore tv. La nomina dello stilista Grande, che ha avuto il suo momento di gloria da giovanissimo nella sfilata a Trinità dei Monti di ventiquattro anni fa, ha riacceso la polemica all’interno del rissoso centrodestra locale.
Grande è in ottimi rapporti con il ras leghista locale, il deputato Domenico Furgiuele. Ma la Lega ha smentito di essere stata coinvolta nella nomina e l’ha intestata al forzista Occhiuto.
Nel sito della Calabria Fc si citano a maggior gloria produzioni poco o per nulla sostenute dalla Fc come “A Chiara” di Jonas Carpignano, l’autore di “A Ciambra” escluso dai contributi al suo nuovo film per avere presentato una documentazione carente.
Simonetta Dellomonaco
Un avvicendamento poco pubblicizzato c’è stato anche alla Fc del Friuli-Venezia Giulia, fondata fra 1999 e 2000 poco dopo Liguria e Piemonte. Federico Poillucci, presente dalla costituzione in ente autonomo, è uscito di scena dopo che la Fc è stata assorbita da PromoTurismoFvg, emanazione della regione autonoma. La scelta è chiara: a nordest il cinema è soprattutto un traino per le vacanze, sulla scia di “Diabolik” dei Manetti Bros, di “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli, vincitore di dieci David di Donatello nel 2008, o di ”Tolo Tolo” di Checco Zalone. Vale anche per la bolzanina Idm, guidata da Hansi Pichler, che dal 2011 al settembre 2021 ha messo sul piatto 38 milioni di euro con un ritorno di spesa sul territorio di 76 milioni.
Per un aiuto decisivo nei fatturati turistici degli ultimi anni si segnala l’Apulia Fc, che è stata fra le più efficienti nei suoi quindici anni di vita dopo l’atto di nascita formato Niki Vendola. Nel 2021 la fondazione guidata dalla Regione con 45 comuni associati ha investito 14 milioni di euro per oltre cinquecento produzioni e undici festival dell’audiovisivo con una ricaduta economica sul territorio valutata 80-100 milioni di euro. Ma le acque fra gli amministratori sono agitate. A febbraio la presidente Simonetta Dellomonaco, nominata da Michele Emiliano a novembre 2019, e il direttore generale Antonio Parente hanno avuto uno scontro così duro da finire in Procura con le dimissioni di tre consiglieri e la sospensione dello stesso Parente. Il troppo amore per il cinema può avere effetti indesiderati.