Nessun partito invoca la frugalità, ma da tempo tutti la praticano per costrizione. La fine di ogni sostegno pubblico – né finanziamenti diretti né rimborsi elettorali, lo Stato assegna soltanto il 2x1000 – non ha incentivato il sostegno popolare, sparute le piccole donazioni, simboliche le sottoscrizioni di tessere. Una buona notizia arriva dal 2x1000: al solito entro agosto il ministero dell’Economia verserà l’acconto, più o meno la metà, dei quasi 19 milioni di euro distribuiti lo scorso anno. Non risolve, ma aiuta molto.
Però i partiti sono consapevoli che le prossime elezioni sono una sorta di selezione naturale e sono pronti ai più temerari impegni economici per la migliore propaganda e il maggior numero di eletti in Parlamento. Analisi di bilanci, documenti ufficiali, il confronto con i tesorieri, L’Espresso vi racconta una lotta all’ultimo euro. Con Forza Italia che ne ha davvero una manciata. Con Fratelli d’Italia e Lega Nord che possono sfruttare i risparmi. Con il Partito democratico che ha una gestione oculata ma convive con le troppe spese del passato.
I DEM COL 2XMILLE, REBUS IMPIEGATI
Il Pd è l’erede della tradizione politica di Pci e Dc e di una numerosa e generosa partecipazione popolare, ma ciò non si riflette più con la sottoscrizione delle tessere che ha apportato al bilancio soltanto 459 mila euro. Il punto forte per il partito di Enrico Letta sono le contribuzioni volontarie che derivano dal 2x1000 in dichiarazione dei redditi: 6,9 milioni nel 2021, 7,4 milioni nel 2020, di gran lunga la migliore adesione della politica, più di un terzo del totale riservato ai partiti. Questo meccanismo fu introdotto proprio dal governo di Letta per eliminare i rimborsi elettorali dopo una miriade di scandali e ruberie e per contenere l’avanzata anticasta.
Gli investimenti per la campagna elettorale erano programmati da ottobre ad aprile, adesso con le urne a settembre si approfitta delle feste dell’Unità già previste e di un anticipo del 2x1000, circa 3,5 milioni di euro, che il ministero dell’Economia verserà entro agosto. Il partito dispone pure di una eccellente liquidità bancaria con 4,6 milioni di euro. Questo permette ai dem di fare propaganda senza accendere mutui, ma per il voto sarà utilizzata una minima parte degli oltre 8 milioni di euro che a breve saranno disponibili sul conto corrente, soprattutto perché le spese di gestione restano alte, come testimoniato dai 4,4 milioni di euro di costi per il personale. Il Pd ha 121 dipendenti di cui 29 in aspettativa e 92 in cassa integrazione a ore da più di 5 anni. L’ultima concessione degli ammortizzatori sociali scade il 31 settembre. Il partito conferma che chiederà la proroga di un altro anno.
FDI SCATENA LA SUA FORZA ECONOMICA
Si ordinano bottiglie di champagne, anzi di spumante italiano in Fratelli d’Italia. Non per brindare ai sondaggi che di soppiatto suggeriscono sempre prudenza, ma perché hanno una larga agilità di portafoglio: «Noi siamo sereni, abbiamo un bilancio solido e siamo preparati a questa sfida per certi versi inattesa a settembre». Roberto Carlo Mele è un raro esempio di tesoriere felice. Negli ultimi due anni il partito, che ha 5 dipendenti e la rete della fondazione Alleanza Nazionale, ha chiuso i bilanci con utili intorno ai 2 milioni di euro e dopo il Pd è la compagine che ha raccolto di più attraverso il 2x1000, circa 2,6 milioni di euro lo scorso anno. Sempre secondo i dati dell’ultimo bilancio approvato a giugno, quello del 2021, il partito di Giorgia Meloni ha 2,5 milioni di euro in banca. «A queste cifre dobbiamo aggiungere la prima rata del 2x1000 di quest’anno, che incasseremo a fine agosto», dice Mele, stimando in almeno un altro milione di euro questa prima parte. Denaro che sarà copiosamente usato sui social e sui cartelloni stradali con l’obiettivo di rilanciare la figura di Meloni. «Punteremo molto sulle ultime tre settimane prima del voto, lì sarà svolta la campagna elettorale vera e propria. Ad agosto saremo ancora alla scelta delle candidature. In ogni caso, il grosso della spesa riguarderà una comunicazione su poche frasi chiave e su concetti chiari, non getteremo soldi in cose inutili. Una parte riguarderà eventi sui territori».
LA NUOVA LEGA PIENA DI SALUTE
In ogni sua declinazione – Nord per l’indipendenza della Padania e la più recente per Salvini premier – la Lega resta il partito più antico e più stalinista d’Italia: chi non segue la linea del segretario viene espulso. Questo si traduce negli ordinati e puntuali pagamenti di candidati, e soprattutto eletti, e in una buona raccolta col 2x1000: fra le due organizzazioni, nel complesso, la Lega di Matteo Salvini ha 4,6 milioni di euro sui conti correnti. La Lega è un movimento florido con parecchia liquidità che può affrontare campagne elettorali impreviste e anticipate nonostante i 100 mila euro bimestrali versati al fondo unico di giustizia, a garanzia dei famosi 49 milioni di euro di vecchi rimborsi elettorali da restituire allo Stato. Il debito, attualizzato a 18 milioni di euro dopo l’accordo con la procura di Genova (settembre 2018), è iscritto nel bilancio della Lega Nord col simbolo di Alberto da Giussano che rimane operativa anche per tale ragione seppur non centrale nella strategia finanziaria del partito. Invece la Lega intestata a Salvini premier riceve gran parte delle donazioni da soggetti fisici (politici perlopiù) e giuridici per quasi 8 milioni di euro inclusi gli 1,8 milioni col 2x1000.
Nel 2021 questa gestione virtuosa ha apportato un utile di bilancio di 1,4 milioni di euro e un incremento dei depositi bancari. La Lega originale è vincolata ai 49 milioni per i prossimi decenni, la Lega salviniana fa la campagna elettorale. Però il partito non ricorre mai a prestiti bancari. La propaganda per il voto sarà finanziata con le risorse in cassa e dai candidati con contribuiti dai 10 mila a 20 mila euro: eventi con i militanti al Nord, qualche incursione in Sardegna e in Sicilia (ci sono le Regionali), un agosto con grossi investimenti sui social. Il faccione di Salvini onnipresente.
FORZA ITALIA PIANGE MISERIA
Il paradosso. Uno degli uomini più ricchi d’Italia ha uno dei partiti più poveri d’Italia. In Forza Italia si rompono i salvadanai per capire come finanziare la campagna elettorale che vedrà il ritorno del fondatore Silvio Berlusconi in Senato a quasi dieci anni dalla decadenza dopo la condanna per frode fiscale. In banca ci sono 157 mila euro che sono necessari a pagare gli stipendi di una decina di dipendenti (erano 80 qualche anno fa) e l’affitto nel centro di una Roma di una sede già rimpicciolita oltre ogni limite di spazio. Come da tradizione, il bilancio si è chiuso con una perdita, anche se la nota lieta è che si è passati da meno 827 mila a meno 340 mila euro. Il partito ha debiti per 100,9 milioni, di cui 92,2 verso il capo Berlusconi che, dopo l’abolizione dei rimborsi elettorali, ha dovuto estinguere i mutui con le banche. Ogni anno Forza Italia di Berlusconi accumula interessi passivi col creditore Berlusconi. Poi ci sono altri 5,3 milioni di euro da restituire alle banche. Le entrate sono basse: 2,7 milioni di euro fra donazioni e 2x1000. Neanche in un secolo Forza Italia da sola potrebbe sistemare i suoi conti. Questo pateracchio è finito al senatore tesoriere Alfredo Messina, uomo di fiducia di Berlusconi, esperienza di dirigente e amministratore in Olivetti, Alitalia, Iri con Romano Prodi e poi ai vertici di Fininvest, Mondadori, Mediaset e Mediolanum. Messina ammette che non c’è un euro per la campagna elettorale e che il futuro, comunque vada, sarà in rosso. Nella prossima legislatura, se i sondaggi fossero confermati, i parlamentari forzisti sarebbero circa un terzo degli odierni 129. Il primo contraccolpo: meno oboli al partito. In teoria. Perché Messina ha cercato di ottenere contributi liberali di 900 euro al mese su stipendi da 12/13 mila euro dai parlamentari per supportare il partito, ma una ristretta minoranza ha rispettato l’indicazione (non può essere certo una imposizione e il tesoriere non potrebbe mai fare causa ai suoi eletti). Ci sono aziende o militanti che finanziano Forza Italia, ma quando qualche migliaio di euro approda sui conti viene pignorato dai decreti ingiuntivi dei fornitori. La legge non consente a Silvio Berlusconi di inondare di milioni Forza Italia perché il limite alle donazioni di soggetti fisici è di 100 mila euro. Tant’è che da anni altri membri della famiglia di Berlusconi sono coinvolti nel sostentamento – perché di quello si tratta – del partito. A Forza Italia rimane soltanto una speranza, che qualche televisione, una a caso, abbia il buon cuore di ospitare e valorizzare al meglio la parola di Silvio. Chissà se dalle parti di Cologno Monzese c’è qualcosa di simile.
IL MOVIMENTO NON E’ FRANCESCANO
I Cinquestelle devono capire cosa sono diventati dopo le scissioni e le fughe che hanno più che dimezzato la truppa di senatori e deputati nei gruppi parlamentari. Il partito di Conte nell’ultimo bilancio registrava comunque disponibilità liquide per 3,8 milioni di euro, anche se i costi sono in crescita considerando anche l’affitto della nuova sede in centro a Roma, in bilancio a 83 mila euro per un semestre. Un bel po’ di risparmi ci sono e tra i parlamentari già in sede di approvazione del bilancio c’è chi ha fatto mettere a verbale diverse contestazioni: rifocillare i territori e non concentrarsi su Roma, come è accaduto sinora. Per fare un esempio, la campagna elettorale per le amministrative a Palermo è stata autofinanziata da deputati e senatori siciliani con un contributo di circa mille euro ciascuno. Nemmeno un euro è arrivato da Roma. Non a caso, negli allegati al bilancio l’ex capogruppo Davide Crippa ha fatto il seguente intervento: «Auspico, alla luce delle sensibilità da me raccolte dai parlamentari e vista la relazione del tesoriere a corredo del bilancio, un rilevante incremento delle destinazioni per i territori per importi e criteri da definirsi nell’ambito della organizzazione interna già a partire dalla approvazione del budget 2022». In realtà i soldi disponibili saranno molto di meno di quelli previsti e il patrimonio reale non è quello esposto, poiché sono stati riportati in bilancio, alla voce crediti, 2,5 milioni di euro di restituzioni di onorevoli e consiglieri regionali mai incassati: soldi che probabilmente non ritorneranno mai più, nonostante le minacce di azioni giudiziarie. Per incassare il 2x1000 si dovrà aspettare un altro anno. Almeno.
AZIONE E IV CAMPIONI DI FONDI
Carlo Calenda e Matteo Renzi in questi anni sono stati quelli che, in proporzione, hanno fatto la migliore raccolta di denaro da donazioni non di parlamentari. Nell’ultimo periodo Calenda ha raggiunto Renzi come capacità di attrarre risorse. Azione ha registrato negli ultimi bilanci utili per 600 mila euro e ha liquidità nei conti correnti per 650 mila euro, frutto anche del buon andamento delle donazioni da 2X1000: lo scorso anno pari a 882 mila euro e quest’anno date in crescita. Calenda è tra i pochi che continua ad attrarre contributi di rilievo dal mondo dell’imprenditoria privata: tra aprile e maggio ha ricevuto 50 mila euro da Gian Felice Rocca, patron dell’Humanitas, 25 mila euro dalla Finregg di Fabio Storchi, volto di Unindustria Reggio Emilia; e, ancora, 10 mila euro dall’imprenditore Alessandro Ettore Riello del gruppo Aermec, 15 mila euro dall’industriale Maurizio Marchesini. E poi, già all’indomani delle dimissioni di Mario Draghi, Calenda ha lanciato una campagna di tesseramento in vista del voto. Un po’ indietro la macchina economica di Renzi, che però ha subito cambiato il simbolo con il quale andrà al voto: sfondo blu e ben visibile il suo nome. Italia Viva comunque ha in cassa liquidità per 773 mila euro, in gran parte dovuta al 2X1000 che lo scorso anno ha portato entrate per 807 mila euro. Tra i grandi e medi finanziatori degli ultimi mesi ci sono il finanziere Davide Serra (25 mila euro) e l’ex leghista di Bolzano, Ermelinda Bellinato, che ha versato 50 mila euro con la sua società edile, salvo poi precisare che era una decisione del suo commercialista perché l’azienda è in fase di chiusura e lei aveva conferito un mandato generico di fare delle donazioni.
SI E VERDI SMEZZANO, IPF DEBUTTA
Chi parla di una campagna elettorale sobria per penuria assoluta di risorse è il tesoriere di Sinistra Italiana, Domenico Caporusso, che ha a disposizione un gruzzolo di appena 200 mila euro da dividere con gli alleati dei Verdi: «Abbiamo risorse limitatissime e non facciamo come Calenda e Renzi che accettano soldi da imprese. Partiti come il nostro vivono solo di 2X1000 (500 mila euro lo scorso anno, ndr) e tesseramento. Da noi nessuno mette un euro quando si candida, a differenza di altri partiti. Abbiamo un piccolo tesoretto sul bilancio 2021, pari a 450 mila euro, che si è quasi dimezzato adesso a luglio. In questa campagna breve noi proveremo a puntare sul simbolo per farlo conoscere, e quindi punteremo sui social e sulle affissioni nelle grandi città». Insieme per il futuro di Luigi Di Maio trascorre i primi giorni di campagna elettorale dal notaio per creare la struttura del partito e attribuire gli incarichi. Per farsi conoscere sarà indispensabile la generosità dei circa 60 parlamentari e degli altri eletti in Regioni e Comuni.