Il baby-boomer di Quarto Oggiaro, quartiere di quarantamila persone al margine settentrionale di Milano, se lo ricorda bene il bar di via Arsia dove il gestore bucava i cucchiaini del caffè per non farseli rubare dagli eroinomani. Erano gli anni Settanta e Ottanta, quando il quartiere dormitorio creato nella sacca fra la linea ferroviaria e la cava di Giuseppe Cabassi, “el sabiunàt”, veniva occupato strada dopo strada dalla famiglia siciliana Crisafulli guidata da Biagio detto “Dentino”, fedina penale sterminata con un’ultima condanna vent’anni per traffico di stupefacenti nel 2018, poi dai campani Tatone, poi dai Carvelli, crotonesi di Petilia Policastro, mentre i baroni della ’ndrangheta al Nord Franco Coco Trovato e Pepè Flachi occupavano “manu militari” un territorio che oltre a Quarto Oggiaro includeva Lecco, Bruzzano, la Comasina.
Quartiere operaio che votava a sinistra, dove i giovani uscivano dalle parrocchie di Santa Lucia e della Resurrezione per entrare nel Movimento studentesco o in Lotta Comunista, Quarto Oggiaro va verso le elezioni del 25 settembre con il disincanto di chi non si aspetta nulla dalla politica.
Dati alla mano il municipio 8, di cui Quarto Oggiaro fa parte, non riserva sorprese. Alle politiche del 2018, con una rappresentanza politica pre-riforma elettorale e collegi diversi, il centrodestra vinse sia al Senato sia alla Camera contro un centrosinistra che, aggregando il voto di Leu e Cinque Stelle, avrebbe avuto una netta maggioranza.
Anche il dato dell’ultima tornata amministrativa del 2021, che ha visto la conferma a sindaco di Beppe Sala con una vittoria schiacciante al primo turno e la vittoria in nove municipi su nove, è in linea con il resto della città. Al municipio 8 il centrosinistra ha rivinto con la democrat Giulia Pelucchi, 32 anni il prossimo ottobre, di mestiere commercialista con un passaggio a Pwc, uno dei colossi multinazionali della consulenza, e l’esordio in politica nel 2016. Il Pd è maggioritario anche per numero di consiglieri ma la realtà della circoscrizione, che parte dal centro per salire fino al limite del Comune, mette insieme facce molto diverse della città e Quarto Oggiaro ha poco a che vedere con i bei palazzi affacciati sul parco di Trenno o le ville dei calciatori a San Siro.
Il dato dell’astensione è forte, niente di nuovo nemmeno in questo, e non c’è da sperare che migliori. Tra le formazioni principali dell’uninominale Camera, i quartoggiarini potranno votare il berlusconiano di ferro Andrea Mandelli, farmacista monzese, oppure l’avvocato di origine africana Denis Nunga Lodi per il M5S o, infine, l’interminabile Bruno Tabacci, mantovano di 76 anni schierato dal centrosinistra.
All’uninominale Senato i grillini presentano la civilista milanese Elena Sironi. Ma lo scontro per il seggio sarà tra il democrat milanese Emanuele Fiano, figlio di Nedo sopravvissuto ad Auschwitz, e Isabella Rauti, figlia di Pino fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo che, diventato movimento politico, è stato la punta di lancia dell’eversione nera ben oltre lo scioglimento disposto dal Viminale nel 1973 per ricostituzione del Partito Fascista.
È una contrapposizione radicale che, però, viene percepita come lontana nel tempo almeno quanto i cucchiaini bucati del bar di via Arsia. La sinistra qui perde consensi perché l’offerta politica consiste, alla Camera, in un vecchio democristiano riciclatosi con Luigi Di Maio e, al Senato, in un figlio dell’Ulivo che nessuno ricorda protagonista delle battaglie per le periferie. Eppure a Quarto Oggiaro l’integrazione nel tessuto urbano e l’accoglienza sono i temi principali. Ma sono quasi sempre affidati all’associazionismo territoriale, alla politica di base. Chi cresce dal basso lavorando sul territorio finisce per scontrarsi con il candidato paracadutato dall’alto, in nome di una strategia che mira a conservare il seggio ai membri del cerchio magico. «Poi», dice un iscritto al circolo Anpi “Carla Del Rosso”, «se vanno al governo, bene. Se vanno all’opposizione, meglio. Cinque anni con paga ottima e poca fatica».
Anche chi ha lavorato con passione sulle periferie dalla giunta di palazzo Marino è rimasto al palo. Il caso sulla bocca di tutti gli elettori di sinistra è quello di Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa e al Piano quartieri del Sala bis, primo classificato per le preferenze alle comunali 2021 con 9166 voti. Molti, forse lui per primo, si aspettavano che venisse proposto a livello nazionale, se non altro per un calcolo contabile di bassa lega. Ma no, niente Maran. C’è Tabacci, una faccia delle tante fra gli ospiti dei talk-show politici.
«Peccato», dice Enrico Fedrighini, residente del Municipio 8 e consigliere comunale per il centrosinistra, «perché non è passata a livello di segreteria nazionale Pd la parte migliore del modello Milano, quella del lavoro associativo forte, capace di rompere le pareti del quartiere ghetto. A Quarto Oggiaro il danno è stato fatto in sede di assegnazione degli alloggi popolari, le case Iacp, i casermoni Ina del piano Fanfani, quelle delle Gescal, riscattate dagli inquilini oppure passate ad Aler e a Mm. Lì in poche strade veniva concentrato il massimo di individui socialmente problematici. Ed è nella stessa sede che questa ferita va sanata».
Come ricorda Fedrighini, negli anni Sessanta e Settanta venivano spediti nel ghetto quartoggiarino i matti, le famiglie con il padre in galera, i “zanza” che facevano le truffe con le rate degli elettrodomestici o i rapinatori di banche. Finché sono arrivati i delinquenti di alto bordo. È negli anni di fine boom che nasce la leggenda nera di Quarto Oggiaro. La sacca operaia tra i binari e la cava Cabassi diventa un cono d’ombra urbanistico perfetto per la prosperità del crimine organizzato. Il quartier generale della droga si installa fra le case popolari di via Capuana, via Pascarella, via Lopez, via Satta dove vivono gli operai dell’Alfa Romeo Portello, di Breda, Borletti, Brown Boveri, Innocenti, Alemagna, Pirelli, Campari.
Ma Quarto Oggiaro non è e non è mai stato solo droga. È una storia di preti operai, di società sportive come la Aldini e la Bariviera, oggi fuse in una, di associazioni attive sul territorio come Errante di via Capuana o il centro Carlo Perini. Costituito nel 1962 in nome dell’ex senatore dc presidente dell’Azione cattolica di Milano, il centro Perini è diventato fondazione nel 2003 con un’attività prestigiosa negli studi sulle aree urbane e sull’inclusione e con animatori come Antonio Iosa, democristiano gambizzato dalle Br nel 1980, spina nel fianco della speculazione edilizia e pioniere delle periferie. Quarto Oggiaro è anche una storia di scrittori come Gianni Biondillo, di musicisti che bazzicavano il negozio Urbano e poi finivano a suonare nei Camaleonti, nei New Trolls, con Franco Battiato oppure a fare i turnisti come Giancarlo Porro, il Gianca per gli amici. Porro è un polistrumentista jazz di valore, ha suonato con i grandi. Con il crollo del mercato musicale al Gianca è rimasto l’insegnamento, prima alla scuola media di via Graf e poi all’ex Vico di via Val Lagarina, due avamposti di frontiera vissuti con sofferenza e fatica crescenti. Il professor Porro, passato dalla sinistra ai Cinque Stelle con l’intenzione di tornare a sinistra il 25 settembre, racconta i suoi cinquant’anni di vita del quartiere senza tentazioni di politicamente corretto.
«Nelle classi delle scuole di qui c’è di tutto dal punto di vista etnico», dice, «e questo ha quasi obbligato il quartiere a conservare una cultura dell’accoglienza. Poi sì, alcuni ragazzi finiscono a fare i cavallini per portare la droga nei bei locali della movida. Davanti a casa mia c’è un asilo chiuso da trent’anni per l’amianto che è stato occupato dai nomadi. E non sappiamo che cosa abbiano nascosto sotto terra sui terreni della raffineria Fina o nell’ex cava Cabassi, dove oggi c’è il centro commerciale Metropoli. Ma Quarto Oggiaro si è molto riqualificata e a me piace stare qui. Non c’è la metropolitana vicina ma con il quadruplicamento della ferrovia arriva il passante. Nel quartiere continuiamo a dire “vado a Milano” ma non sono più i tempi dell’assalto alla diligenza delle linee Q e H, i soli mezzi che servivano la zona».
Oggi oltre al passante ci sono i bus delle linee 57 e 40 sui quali campeggia il faccione pre-elettorale di Matteo Salvini che da queste parti fatica a sfondare. Nonostante gli slogan sulla sostituzione etnica dell’europarlamentare leghista Silvia Sardone, il quartiere conserva la sua identità forte nei decenni e continua a essere in prima fila nell’accoglienza delle ondate migratorie, come quando si veniva qui dal Sud o dal Triveneto per lavorare all’Alfa del Portello.
Il municipio 8 è ancora dietro come percentuale di stranieri residenti rispetto ai municipi 2 (zona nordest) e 3 (zona est) dove la componente immigranti arriva al 29 e al 25 per cento. Ma la zona 8 fa segnare la maggiore crescita di stranieri dal 2018 al dicembre 2021 in salita dal 18,35 al 20,6 per cento.
Le comunità più forti sono quelle asiatiche con i cinesi in testa seguiti dai filippini. Al terzo posto c’è la comunità egiziana, poi ancora lo Sri Lanka, il Perù e la Romania, che è rappresentata soprattutto dai nomadi raccolti intorno al campo di via Negrotto, o sparsi per il municipio nelle zone più disparate, spesso con accampamenti di fortuna.
Nel complesso, la paventata sostituzione etnica ha dato un contributo positivo, se si confronta la realtà del quartiere di oggi con quella che descriveva la commissione parlamentare antimafia presieduta da Francesco Forgione durante la quindicesima legislatura nel 2008. «Uno spaccato particolare è rappresentato da Quarto Oggiaro, il quartiere popolare da sempre tra i più degradati della periferia nord-ovest di Milano. Una vera e propria zona franca per l’illegalità, con settecento delle quattromila case popolari gestite dalla Aler, l’ente milanese che amministra il patrimonio edilizio pubblico, occupate abusivamente e con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ’ndrangheta. Alcuni interventi di polizia hanno fatto emergere un vero e proprio controllo militare dello spaccio tra i casermoni del quartiere con file di acquirenti che si presentavano praticamente alla luce del sole nei vari punti dove operavano gli spacciatori stabilmente presidiati da chi era addetto alla guardia e al rifornimento. Risale allo stesso mese di agosto 2007, e cioè poco dopo il fallito tentativo di “bonifica” di Quarto Oggiaro, l’omicidio proprio di Francesco Carvelli figlio dell’ergastolano Angelo Carvelli e nipote del sorvegliato speciale Mario Carvelli, considerato l’attuale padrone del quartiere».
Da allora gli equilibri sono cambiati e cambiano di continuo anche se alcuni nomi ricorrono, come quello di Davide Flachi, 43 anni. Il figlio del vecchio boss Pepè, morto lo scorso gennaio a 70 anni, è stato arrestato ai primi di settembre insieme all’ex pugile e naufrago dell’Isola dei famosi Franco Terlizzi dopo avere organizzato una rete di narcotraffico che importava hashish dalla Spagna e coca dalla Calabria.
A Quarto Oggiaro, davanti alla bellissima villa Schleiber, recuperata insieme al parco dopo un lungo periodo di degrado, è stato inaugurato un commissariato di polizia per segnalare che il quartiere non è più un’area fuori del controllo statale. È anche un modo per scaricarsi la coscienza. Nella Milano affamata di droga è la periferia a pagare il conto dei consumi del centro, come accade a Roma, a Napoli, a Torino. Ma non bisogna fermarsi al folklore del trafficante che, mentre i carabinieri sono sulle scale, lancia dalla finestra seimila euro in banconote come ha fatto Marcello Lo Bue, fratello minore di Michelangelo, un boss di zona gambizzato ad aprile del 2018 in via Arsia, quella del bar con i cucchiaini bucati e delle case minime con bagni e docce in comune. Adesso le case Fanfani sono state rase al suolo. Al loro posto ci sono alloggi con servizi e, nella vicina via Otranto, una biblioteca efficiente. Se il crimine a Quarto Oggiaro non è una leggenda, la reazione civica del quartiere è una realtà che la politica nazionale dovrebbe prendere a esempio.