Cos'hanno in comune Asti e Caltanissetta sul fronte sanitario? La desertificazione sanitaria, ovvero la difficoltà ad accedere alle cure perché manca il personale, perché i tempi d'attesa sono infinitamente troppo lunghi o perché l'ambulatorio è troppo distante. In provincia di Asti ci sono 1813 bambini per ogni pediatra - contro una media nazionale di circa mille pazienti e una normativa che prevede un medico ogni 800 under quindici anni – mentre nel territorio di Caltanissetta c'è un ginecologo ogni 40.565 donne, con una media italiana di uno a 4.132. Questo a riprova del fatto che le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale non risiedono solo nel Sud Italia, ma coinvolgono l'intero territorio nazionale.
Di più, come racconta il report “Bisogni di salute nelle are interne, tra desertificazione sanitaria e Pnrr” reso pubblico il 19 gennaio, da Cittadinanzattiva, associazione che si occupa della tutela dei diritti del cittadino, «il sovraffollamento negli studi dei medici di base e dei pediatri è evidente soprattutto nel Nord del paese», si legge nel documento ricevuto in anteprima dall’Espresso. Infatti, tenendo presente le 39 province dove gli squilibri, tra numero di medici e cittadini, sono più marcati, primeggiano la Lombardia – e in particolare Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi e Milano – e il Piemonte con Alessandria, Asti, Cuneo, Novara, Torino e Vercelli in tesa alla classifica. Segue al terzo posto il Friuli Venezia Giulia e poi viene la Calabria, il Veneto, la Liguria, l'Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lazio.
Numero di minori per pediatra
Attenzione però, la situazione non è drammatica ovunque. Esistono luoghi in cui curarsi è possibile e garantito dal Servizio Sanitario Nazionale. Facciamo un paio di esempi: sul fronte della ginecologia, Caltanissetta registra un medico specialista ogni 40.565 donne, mentre a Roma i ginecologi sono uno ogni 2.292 pazienti. Significa che la situazione nella provincia siciliana è 17 volte peggiore rispetto al capoluogo, il che implica una forte disuguaglianza fra cittadini per nulla uguali di fronte al diritto alla salute. E ancora: a Bolzano c'è un cardiologo ospedaliero ogni 224.706 abitanti (dove la media è di un cardiologo ogni 6.741 abitanti), mentre il dato migliore è quello di Pisa: uno ogni 3.147 abitanti: «La situazione di Bolzano è 71 volte peggiore rispetto a chi vive in provincia di Pisa», puntualizza Anna Lisa Mandolino, segretaria generale di Cittadinanziattiva che continua: «Raccogliere questi dati è stato tutt'altro che semplice. La verità che mancano dati certi, aggiornati e facilmente reperibili sulla carenza di personale sanitario e questo non agevola la programmazione degli interventi e la destinazione delle risorse. Per essere chiari, le risorse del Pnrr, che si concentrano sulle infrastrutture – case e ospedali di comunità in primis –, avranno senso ed efficacia solo se ci sarà un adeguato investimento anche sul personale». Altrimenti chi andrà a lavorare in quelle strutture se, in quelle già esistenti, manca il personale?
Numero di persone per medico generale
Non solo. Per quanto riguarda la dislocazione dei fondi del Pnrr destinati alla sanità, che equivalgono a circa 20 miliardi, di cui la maggior parte spesi per nuovi ospedali e case di comunità, Cittadinanzattiva ha analizzato quante di queste future realtà saranno realizzate per arginare la desertificazione sanitaria intesa come mancanza di strutture, ambulatori e punti di cura nelle aree interne. Il risultato dell'indagine è tutt'altro che roseo: su 1.431 Case della Comunità si prevede che 508 saranno costruite nelle aree interne, ovvero in una delle 39 province dove la carenza di personale sanitario e di ambulatori e ospedali è più marcato, ma nello specifico ci saranno cinque milioni di italiani che vivono nelle aree periferiche e ultraperiferiche che resteranno quasi sguarniti di qualsiasi presidio sanitario.
Numero di persone per cardiologo ospedaliero
Detto altrimenti, il Pnrr ha pensato poco alle zone più scollegate e remote, dove sono previste appena il 16 per cento delle case di comunità, che dovrebbero accogliere gruppi di medici di base e infermieri per creare una solida rete di attenzione al territorio, e soltanto il 17 per cento degli Ospedali di comunità, dedicati alle cure a lungo termine per una funzione intermedia tra la cura della malattia acuta (da affrontare nell'ospedale locale) e il domicilio.
Numero di donne per ginecologo ospedaliero
La situazione peggiore, ancora una volta, non si riscontra al Sud, ma nel Nord: dice il report di Cittadinanzattiva che in 13 comuni delle valli periferiche della Valle d'Aosta e in altri 36 comuni dell'entroterra ligure non è stata pensata e programmata la realizzazione di alcun tipo di servizio territoriale da parte del Pnrr. In totale, per ben 654.883 italiani che vivono in aree interne periferiche ed ultra periferiche di 7 regioni, non è previsto alcun ospedale di comunità: si tratta di Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Marche. E ancora una volta, sorpresa, è il Nord a subire la maggiore desertificazione sanitaria.