Inchieste
23 marzo, 2026Somme che non corrispondono, investimenti riservati, conti che non quadrano: 600 giocatori chiedono trasparenza all’associazione che gestisce il loro Tfr
Dal 1975 a oggi i calciatori professionisti che hanno partecipato a campionati di serie A e B sono oltre 60 mila. Altri 70 mila calciatori in serie C. Stare dietro a un pallone è assolutamente un divertimento, ma è anche un lavoro e implica un salario e alcune garanzie come il Tfr, il trattamento di fine rapporto. I lavoratori possono decidere se lasciare questo denaro in azienda o versarlo in un fondo di categoria, per riscattarlo all’occorrenza o in tandem con la pensione: si tratta dell'intera cifra depositata, cui va aggiunta la rivalutazione che s'aggancia all'inflazione (almeno il 75 per cento di quest’ultima) e a un tasso fisso dell'1,5 per cento annuo. Mentre per i calciatori funziona diversamente.
Nel 1975 nasce il Fondo accantonamento indennità di fine carriera per garantire a calciatori, calciatrici, allenatori e preparatori un'indennità al termine dell'attività professionistica. Il meccanismo è semplice: ogni mese viene trattenuto in automatico il 7,5% dello stipendio (fino a un massimale di circa 8 mila euro annui) e versato obbligatoriamente nel fondo. L'atleta, terminata la carriera, può richiedere l'indennità che gli spetta.
Tuttavia, come spiega Andrea Ferrato, amministratore di Offside Fc, società che ha analizzato centinaia di estratti conto di ex calciatori, «non c'è alcuna congruenza fra il versato e l'ammontare ricevuto e anche la rivalutazione incassata spesso è di gran lunga inferiore a quanto spetterebbe loro da disciplina codicistica». Ferrato, insieme all'avvocato Gianmarco Vocalelli dello studio legale T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, sta assistendo oltre 600 ex giocatori in cerca di risposte sul proprio Tfr: «L'indennizzo a fine carriera non viene erogato in automatico, ma è necessario presentare una fitta documentazione, una doppia autenticazione davanti a un pubblico ufficiale, spesso un notaio. Inoltre sono molti i calciatori stranieri passati dall'Italia che non sanno nemmeno dell'esistenza del fondo».
Dopo che l'ex portiere della nazionale, Emiliano Viviano, ha fatto richiesta al fondo di poter visionare entrate e uscite e relativi libri contabili, e dopo che lo stesso fondo ha risposto picche, l'intera vicenda è approdata al Tribunale di Roma. Questo perché, sul piano giuridico, il fondo si presenta come un'associazione non riconosciuta e senza scopo di lucro, dunque con ampia autonomia statutaria e limitati obblighi di pubblicità verso l'esterno: chi versa contributi obbligatori per anni non ha automaticamente diritto di conoscere lo stato di salute del fondo. Viviano ha richiesto maggiori informazioni in merito agli estratti conto dei quali è già stato liquidato; quelli ancora da liquidare; e il bilancio dell'associazione e del fondo. Ma dopo un nulla di fatto da parte dell'associazione «siamo stati costretti ad andare in tribunale e il giudice di Roma ha richiesto l'emissione di un decreto ingiuntivo». Il 4 dicembre il giudice ha emesso il decreto, che è stato opposto dal Fondo, obiettando che a Viviano e alla categoria non è concesso alcun diritto di ispezione, visione o accesso ai bilanci, alla gestione delle somme versate e riconosciute. L'udienza si terrà a luglio.
Il presidente del fondo, l'avvocato genovese Leonardo Grosso, ha risposto a stretto giro che «il fondo è solido e ci sono i soldi per pagare tutti». È sempre Grosso che, rispondendo alle critiche mosse dai legali del portiere Viviano, fa sapere che «il valore legale degli investimenti, delle disponibilità bancarie e della partecipazione nella Sport invest 2000 spa è superiore ai debiti verso gli iscritti per contributi e avanzi di gestione dovuti». Ma è davvero così? L'Espresso è andato ad analizzare i bilanci della Sport invest 2000 spa e ha scoperto che, almeno dal 2018 a oggi, sono più gli anni chiusi in perdita, con un'erosione lieve ma costante del capitale, che quelli in utile.
La Sport invest 2000 ha sede in via Liegi, a Roma, ed è stata creata nel 1987. La proprietà fa interamente capo al fondo di accantonamento e il presidente del consiglio d'amministrazione è ancora Leonardo Grosso che, se con una mano gestisce il fondo, con l'altra dirige la società che si occupa degli investimenti, in un sistema di continuità tale per cui il primo mai criticherà il secondo. Nel consiglio d'amministrazione siedono anche Renzo Ulivieri, presidente di Assoallenatori, il commercialista Guido Amico Di Meane, il direttore generale dell'Aic, associazione italiana calciatori Giannantonio Grazioli, e poi Umberto Calcagno, presidente della Aic e vice presidente della Figc e Francesco Ghirelli, vice presidente della Figc.
Dal 2018 al 2024 (ultimo bilancio disponibile) la società ha perso 1,153 milioni di euro, con l'unica eccezione del 2021, quando ha chiuso in attivo per 1,148 milioni di euro, perché ha trattenuto per sé una caparra di vendita di un immobile di Roma, in via Gregorio VII, che non è stato mai ceduto e che è al centro di una complessa vicenda giudiziaria che non si è ancora conclusa. La Sport invest si era impegnata a cedere l'immobile al chiacchierato Centurion global fund, un fondo d'investimento di diritto maltese, finito ripetutamente sotto i riflettori delle cronache giudiziarie e finanziarie. Era il broker romano, ma con passaporto svizzero, Enrico Crasso a gestire il Centurion global fund Sicav Plc di Malta, dove la segreteria di Stato, ai tempi del cardinale Giovanni Angelo Becciu aveva investito 70 milioni di euro in operazioni speculative, fra cui l'acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. La bufera giudiziaria travolge il fondo e l'operazione di acquisto dell'immobile di via Gregorio VII si blocca, ma i legali di Centurion non demordono e avviano una causa legale contro Sport invest 2000 che prosegue ancora adesso e sta costando migliaia di euro di spese legali alla società che avrebbe il compito di ben gestire i risparmi dei calciatori.
Nel bilancio 2021 c'è scritto: «La società ha ricevuto la notifica di un atto di citazione ad istanza del promissario acquirente delle unità immobiliari site in Roma alla Via Gregorio VII, per la restituzione della somma di 1,9 milioni di euro, importo che è stato appostato nella voce "Ricavi e proventi diversi" come sopravvenienza attiva – sulla base di varie argomentazioni». Ma la Sport invest 2000 è convinta di vincere la causa. Si vedrà.
Complessivamente il quadro patrimoniale della società è robusto, dal momento che il capitale sociale interamente versato è di 31,2 milioni di euro e il patrimonio netto è pari a 31,7 milioni, per lo più immobili e terreni. Tuttavia gli indici di redditività sono negativi da troppi anni e indicano che l'attività tipica, cioè la locazione immobiliare, fatica a coprire i costi totali e generare valore aggiunto per la rivalutazione monetaria indispensabile per la liquidazione del tfr. Dunque, è pur vero che la società avrebbe la capacità di restituire per intero l'ammontare dovuto ai calciatori, sfruttando la garanzia dell'enorme patrimonio immobiliare, che supera i 30 milioni di euro, tuttavia, poiché tale valore è immobilizzato in edifici, una richiesta massiccia e improvvisa di riscatto potrebbe convincere la società a vendere gli asset senza ottenere una valorizzazione dei beni. Resta inoltre aperta la questione delle rivalutazioni, poiché la società da troppi anni non sta producendo utili da distribuire o accantonare per aumentare il valore dell'investimento.
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