Innovazione
29 gennaio, 2026Il 28 gennaio 2006 si celebrò la Giornata europea della protezione dei dati personali. Un anniversario che spinge a valutare criticamente il percorso compiuto e a misurare la distanza tra le ambizioni originarie e la realtà odierna
Il Consiglio d’Europa ci aveva visto lungo. Già vent’anni fa, quando i primi social network stavano cambiando radicalmente il mondo del web, seppe intuire il peso delle tensioni che oggi sono sottese al tema della tutela dei dati.
Nuova era
Vent’anni valgono secoli, nel campo dell’innovazione. Oggi l’ecosistema digitale è dominato da piattaforme globali, sistemi di intelligenza artificiale, profilazione su larga scala. I dati personali rappresentano una risorsa economica strategica spesso però non percepita dai diretti interessati, poco consapevoli del valore delle informazioni che li riguardano, o forse rassegnati ad accettare condizioni invasive e lesive della privacy, pur di poter condurre la loro “vita digitale”.
Tutela dei minori
“È proprio a partire dai più giovani che occorre costruire una solida cultura della privacy” si legge nel comunicato emesso dal Garante della Privacy Italiano in occasione del ventennale. “In un contesto digitale in continua e rapidissima evoluzione, nel quale emergono costantemente nuovi rischi. I minori risultano infatti più esposti rispetto agli adulti: faticano a riconoscere i pericoli, tendono a fidarsi degli sconosciuti e possono condividere dati personali senza piena consapevolezza, con conseguenze che rischiano di protrarsi nel tempo”. La Giornata europea della protezione dei dati personali è un’iniziativa promossa dal Consiglio d’Europa, con il sostegno della Commissione europea e di tutte le Autorità europee per la protezione dei dati personali.
Gli strumenti
L’Autorità nazionale italiana – che pure sta vivendo un periodo “particolare” - ha recentemente aggiornato la guida "Social privacy. Come tutelarsi nell’era dei social media", dedicata a un uso più responsabile e consapevole delle piattaforme digitali. Dedicata al target specifico delle scuole c’è anche il vademecum “La scuola a prova di privacy”: trattamento dei dati personali nelle istituzioni scolastiche, l’uso dello smartphone in classe fino alle chat dei genitori sono i temi affrontati, compresa l’introduzione dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale nella didattica.
L'esperta
La vera “variabile incerta” di questa equazione - che intreccia innovazione e privacy - è rappresentata dall’AI, che ha riscritto le regole già incerte dei diritti legati ai “dati” dei cittadini. Ivana Bartoletti , VP Wipro, prova a fare chiarezza su questo punto: “Sono fondamentalmente ottimista riguardo all'IA”, scrive sui suoi social l’esperta, che spiega: “Nel migliore dei casi, l'IA ci permette di fare le cose meglio e più velocemente, liberando lo sforzo umano per dedicarlo al significato, alla creatività e all'innovazione. Ma l'ottimismo senza una chiara comprensione dei rischi è ingenuo”. Rispetto al fatto che la governance, la privacy e la sicurezza non sono un freno all'innovazione, Bartoletti le vede piuttosto come “le condizioni per la sua diffusione. Senza di esse, rischiamo di riprodurre e amplificare le disuguaglianze esistenti. Abbiamo già visto come un'intelligenza artificiale non regolamentata possa ridurre la voce delle donne, spingendole fuori dagli spazi digitali attraverso il potere umiliante dei deepfake”.
Conclude Bartoletti: “La direzione dell'IA non è inevitabile. È plasmata dalle scelte che facciamo: nel mondo degli affari, nella politica e nel modo in cui progettiamo sistemi che influenzano sempre più le nostre vite”. La governance, per l’esperta, “è importante perché è il modo in cui garantiamo che l'IA lavori per il progresso, l'inclusione e la creazione di valore a lungo termine”.
Data simbolica
Per il Data Protection Day, il Consiglio d’Europa scelse la data simbolica il 28 gennaio per ricordare che proprio in quella giornata del 1981 veniva varata la Convenzione n. 108, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante per la protezione delle persone, rispetto al trattamento automatizzato dei dati personali. La Convenzione riconosceva il valore del dato personale che, se trattato senza garanzie, poteva incidere direttamente sulla libertà individuale e sulla vita privata dell’individuo. Lì affonda le radici il concetto di privacy odierna, che va oltre l’idea della riservatezza e si focalizza sul diritto fondamentale di ciascun individuo a proteggere i propri dati personali dai pericoli connessi alla “vita digitale”.
Trasformazione digitale
Il messaggio che accompagna il Data Protection Day 2026 insiste su un punto chiave: l’assenza di adeguate garanzie in materia di protezione dei dati aumenta il rischio di discriminazione, disinformazione e manipolazione, in un contesto geopolitico instabile e segnato da una trasformazione digitale accelerata, il tema della data protection assume una nuova rilevanza.
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