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29 gennaio, 2026L’Assemblea nazionale francese ha abolito con 106 voti a favore e zero contrari il riferimento alla "comunione di vita". Il testo della riforma ora passerà al Senato
Poche volte i parlamentari sono d’accordo all’unanimità. L’Assemblea nazionale francese ha abolito, con 106 voti a favore e zero contrari, il cosiddetto “dovere coniugale”. Un istituto non citato esplicitamente dal codice civile, ma che è stato utilizzato più volte dai magistrati in ambito di separazioni e divorzi. Secondo i promotori della modifica, l’ecologista Marie-Charlotte Garin e Paul Christophe, del partito di centro-destra Horizons, la nuova legge dovrebbe entrare in vigore prima dell’estate 2026. Per rendere il provvedimento manca ancora il voto del Senato, ma anche lì ci si aspetta un’approvazione rapida.
L’obiettivo della riforma è quello di chiarire l’assenza di qualsiasi obbligo sessuale nei confronti del coniuge. Una precisazione resa ancor più necessaria dopo il caso di Gisèle Pelicot, la donna sottoposta ad abusi sessuali da parte del marito e di altri uomini.
Il codice civile francese prevede quattro obblighi in materia di matrimonio: fedeltà, assistenza materiale, sostegno e comunione di vita. Quest’ultima è stata a volte interpretata come “comunione di letto” da parte della giustizia. Una lettura che assimilerebbe dunque la “comunione di vita” al “dovere coniugale”. “Attraverso il riconoscimento del dovere coniugale, il diritto francese ha così legalizzato l'imposizione di rapporti sessuali, in questo caso sotto la minaccia di un divorzio per colpa”, hanno sottolineato gli autori del testo. E questo contribuirebbe alla persistenza di una "cultura dello stupro”.
Nella riforma è specificato come la comunione di vita non sottintenda nessun obbligo di intrattenere rapporti sessuali con il coniuge. Di conseguenza, introduce l’impossibilità di basare un divorzio sull’assenza o il rifiuto di rapporti sessuali.
Nelle intenzioni di socialisti e Insoumis c’era anche l’abolizione della menzione di fedeltà, che elenca gli obblighi che derivano dal matrimonio. Il rischio - secondo le forze politiche - era che anche questo concetto potesse essere interpretato come obbligo di rapporti sessuali tra coniugi. Per il momento, la menzione di fedeltà è stata mantenuta.
Dopo il voto, la deputata Garin ha dichiarato: “Vorrei rivolgere un pensiero a tutte le donne che si sono costrette, che hanno subito stupri coniugali - la deputata Garin ha dichiarato - Contiamo che questo testo sia un punto di partenza, perché tutto questo finisca davvero”.
La legge in Italia
In Italia il matrimonio è regolato dalla legge n. 143 del codice civile. Come per la Francia, non si fa riferimento a un obbligo giuridico esplicito di intrattenere rapporti sessuali con il coniuge. Ma l’intimità è solitamente considerata parte del dovere di “assistenza morale e materiale” reperibile nel testo, così come anche l'obbligo di fedeltà. Anche la Corte europea dei diritti umani (Cedu) - con una sentenza datata 23 gennaio 2025 in merito a un caso di divorzio in Francia - ha stabilito che il rifiuto di rapporti sessuali non costituisce una colpa e non viola i doveri coniugali.
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