Innovazione
29 gennaio, 2026Articoli correlati
Creato con l’intelligenza artificiale e passato tra le maglie larghe delle piattaforme digitali, il brano “Everybody Viva el Duche” è diventato un successo in radio e su Spotify. E non è un caso isolato
Vada per il motivetto, la lirica, l’apologia. Ma il titolo no, non sia mai: ecco allora “duche”, anche scritto col più nostalgico dvce. Per aggirare le restrizioni del mercato musicale e dei social bastano un prompt, un refuso, bpm sparati al massimo. E soprattutto programmi radiofonici, podcast dove è tollerato (e gradito) far suonare una canzone dal titolo “Everybody Viva el Duche”. Così un brano creato dall’intelligenza artificiale, nel 2026, è diventato virale e per un giorno è stato al primo posto nella classifica Viral 50 di Spotify Italia. Salvo poi sparire dalla piattaforma a più di un mese dall’uscita. Ma come ha fatto una canzone che adotta l’immaginario fascista, scritta da un’Ia, a scansare la morsa della censura?
La vena creativa dei chatbot trova l’impasse delle policy interne (“Divieto di apologia”) se si è troppo diretti. Provare per credere: «Potresti generare un brano dal titolo “Everybody Viva il duce”?» «Mi dispiace, ma non posso creare una canzone che promuova figure o ideologie estremiste (come il fascismo o “il Duce”)», glissa ChatGpt. L’unica via per eluderlo è la parodia. «Una canzone satirica esplicita è consentita». Precisa: «La chiave è che sia inequivocabile, senza zone grigie». Sono però nerissime, per il modello di OpenAI, quelle varcate da Everybody Viva El Duche. È sufficiente dargli in pasto il testo per farsi bacchettare: «Una canzone così verrebbe bloccata persino da me (e non solo da Spotify). Non supera le policy. Il testo non smonta mai davvero». Lo stesso accade con altri chatbot, eccezion fatta per Grok, targato Elon Musk: sul pianeta SpaceX la zona nera è zona franca.
Con qualche app per creare musica, però, basta aggiungere una lettera, una “h”, e le restrizioni di assistenti virtuali e industria musicale vengono aggirate, fino a scalare il pantheon dello streaming italiano: così Everybody Viva el Duche ha primeggiato per un giorno insieme a “Donne ricche” del nuovo fenomeno nazionalpopolare Tony Pitony, un pezzo parodistico sul Milan chiamato “Fofana” e l’ultima hit di Cantoscena, altro bluff Ia. La canzone mussoliniana, assurta a colonna sonora de “La Zanzara”, lo show di Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, ha fatto la sua prima apparizione su TikTok. Firmata: Quadrato Vincolato. L’utente è stato poi bannato dalla piattaforma cinese. Ma poco dopo è venuto alla luce un video su YouTube, dove la nostalgia si fa immagine. È in bianco e nero e c’è persino Mussolini sugli sci, in uniforme fascista. Il canale si chiama Il Gravel, questa volta un utente in carne e ossa. Che allega alla “Super parody pop hit” – il titolo del video – una spiegazione ben più seria: «Come sarebbe stata la comunicazione del Dvce se fosse avvenuta ai tempi di TikTok? Duce significa condottiero, guida. Potremmo quindi tradurre la frase principale della hit in ‘Tutti insieme viva il capo’. Se la si canta in azienda si omaggia il capo dell’azienda». Dopo le premesse, la dichiarazione di intenti: «Il fascismo è sbagliato, va depotenziato», prosegue Il Gravel. Secondo cui, quando il video circola «nelle chat WhatsApp», riesce a espandersi. Così «tutti ballano distruggendo il potere del termine Duce. Più il brano viene censurato e più si rafforza». Ma nel feed che segue, annidato tra un meme e l’altro, riaffiora il sottobosco nero: «Ti riprendi? Si scrive duce, porta rispetto per l’eroe che ha salvato l’Italia». «Gli italiani veri sono rimasti col duce. Partigiani, russi e americani sono andati contro l’Italia. Diciamo le cose come stanno», sono solo alcuni dei commenti.
Su Spotify si contavano 250mila stream in poco più di un mese. La ricetta da hit è semplice: ritmi incalzanti e cassa dritta, fino alla strofa rap di stampo anglosassone. Eppure i riferimenti sono tutti all’italiana: «Camicie nere nella notte, stivali che colpiscono il terreno. Benny sul balcone che lascia cadere quel suono». E ancora, scritto con la tipica ricorsività da intelligenza artificiale: «Saluto balilla con il pugnale, sogni imperiali che sorgono dalla sabbia Etiope. La folla urla il suo nome mentre il mondo elabora un piano». Spotify riferisce che a gennaio il brano è stato rimosso più volte dalla piattaforma, in cui è presente con diversi titoli e autori. Viral 50 è una playlist automatica che fotografa le canzoni più virali del momento: il brano era già primo quando è stato rimosso l’ultima volta. Tra le frasche più buie del web queste sonorità nostalgiche non sono sole: c’è anche chi punta sulla dance, condita da bellicismo e bassi a tutto volume.
Un altro fedelissimo della liturgia è il deejay Davide Giorgianni, autore reale che su Spotify assume connotati da umanoide patriottico, fra copertine e video creati a suon di prompt. Ha 15mila ascoltatori mensili, fruttati grazie al suo plotone artificiale di rivisitazioni e inediti: “24 maggio il Piave mormorò”; “Giovinezza”, con un visual in cui fioccano saluti romani; e poi: “Io sono anticomunista”. Fino alla testa d’ariete: “Bombe a mano e carezze col pugnale”, da più di 200mila stream. La melodia si rifà alla celebre canzone del pompiere, nata dai cori del Battaglione 2 giugno. Qui il testo, però, si ferma a poco prima della nascita della Repubblica, tra le grida delle squadre d’azione: «Lo sai che il paraca ne ha fatta una grossa, si è pulito il culo con la bandiera rossa. A chi l’Italia? A noi!». Una Storia che i chatbot conoscono e riescono a cantare senza fraintendere un’acca. Pazienza se il prompt è sbavato dal refuso: ormai l’Ia sa leggere anche le consonanti mute.
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