Innovazione
30 gennaio, 2026Articoli correlati
Pericolo scampato. Il detrito del razzo cinese sperimentale dovrebbe impattare sull’Europa, ma le nuove stime indicano l’area Atlantica, escludendo l’Italia dalla traiettoria
La buona notizia è che l’Italia è ufficialmente fuori dalla zona di possibile impatto del detrito spaziale ZQ-3 R/B. Si tratta del secondo stadio del razzo cinese Zhuque-3 – la parte del razzo che si stacca per rilasciare in orbita i satelliti, una volta giunti a destinazione spaziale - vettore lanciato per a missione sperimentale della società privata cinese LandSpace, lo scorso 3 dicembre.
L’Italia era stata allertata - inizialmente inclusa tra i Paesi da monitorare – ma dalle ultime stime risulta completamente esclusa dalla zona d’impatto, secondo quanto stabilito dagli esperti dei Centri Operativi di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell’Unione Europea. La vicenda però segna un precedente importante, anche perché il relitto spaziale “in caduta libera” ha una struttura rilevante: lungo fra i 12 e i 13 metri, un peso stimato in 11.000 chilogrammi, dovrebbe teoricamente “disintegrarsi” al contatto con l’atmosfera terrestre, ma viste le notevoli dimensioni c’è il rischio che alcuni frammenti possano sopravvivere all’attrito atmosferico, soprattutto perché la struttura del razzo è realizzata in acciaio, materiale più resistente alle sollecitazioni termiche del rientro nell’atmosfera terrestre.
A complicare il quadro, anche la natura incontrollata del rientro. A mettere in allarme gli esperti c’è il fatto che il detrito non sia dotato di sistemi di guida o manovra da Terra, ma segua invece un decadimento orbitale, “libero”, determinato esclusivamente da fattori atmosferici e gravitazionali che per la loro natura randomica sono difficili da modellizzare. Esistono dei protocolli per il monitoraggio del rientro in atmosfera dei vettori spaziali, ed è attiva un’intera rete integrata globale, costituita da sensori radar, telescopi ottici e modelli orbitali avanzati.
In questo contesto, il Centro Operativo Italiano svolge un ruolo centrale nell’analisi del rientro, contribuendo al costante aggiornamento delle stime condivise a livello continentale. La collaborazione tra i diversi Stati membri permette di fornire valutazioni rapide e coordinate, al fine di azioni immediate nel caso in cui si verifichino variazioni improvvise della traiettoria del relitto spaziale. Negli ultimi anni molte agenzie spaziali hanno adottato procedure di rientro controllato, indirizzando i detriti verso zone remote del Pacifico, come il cosiddetto Punto Nemo, noto anche come ‘cimitero dei relitti spaziali’, che si trova in un logo remoto dell’Oceano. Il caso del ZQ-3 R/B dimostra però come questi standard non siano ancora applicati in modo uniforme da tutti i Paesi impegnati nella “corsa allo Spazio”.
La Cina non ha commentato e lo scenario finale più probabile, per questa vicenda, resta quello di un rientro senza conseguenze. Ma l’allerta è alta e il caso ZQ-3 R/B conferma come la gestione del traffico e dei detriti spaziali sia ormai una questione strategica globale, non più confinata oltre l’atmosfera.
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