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30 gennaio, 2026Il numero due del mondo viene domato al quinto set al termine di una sfida senza esclusione di colpi. Il dieci volte campione del torneo ritrova la finale e si conferma mattatore degli azzurri
Bastano due partite per farsi notte a Melbourne. Ma che notte. Quando l’orologio supera l’1 e mezza australiana, Novak Djokovic è incredulo sulla sua panchina, con le mani tra i capelli: dopo essere uscito indenne dai quarti con Lorenzo Musetti (“Ero già sull’aereo”), si è confermato carnefice davanti al sangue azzurro. Con dieci titoli sulle spalle, a 39 anni, ha appena vinto una battaglia da più di quattro ore contro Jannik Sinner: cinque set - come nel match tra Alcaraz e Zverev - che gli hanno spalancato le porte verso la finale. E verso la possibilità di conquistare, nel match con Alcaraz, l’ultimo obiettivo fissato: il 25esimo slam.
Solo pochi giorni prima aveva ammesso che Musetti lo stava “mandando a casa”, prima del ritiro dell’italiano sul 2-0. È stato il secondo di cui ha beneficiato Djokovic nel torneo, dopo quello di Mensik Ora, invece, ha ritrovato la finale al Melbourne Park, proprio contro il tennista che aveva raccolto la sua eredità, con due titoli consecutivi. "Io non trovo le parole, Jannik gioca a un livello incredibile", i complimenti di Djokovic a fine match. "Mi sento come se avessi vinto il 30 esimo Slam. Non ho mai avvertito un'atmosfera del genere qui in Australia".
sinner-djokovic, il racconto della partita
L’avvio sembra disegnato al contrario. Djokovic perde subito il servizio, sbaglia più del solito, si irrigidisce, spegne il dritto in rete. Sinner fa quello che sa fare meglio: tiene ordine nel caos dell'avversario, governa gli scambi, lo costringe a giocare un colpo in più. Quando il serbo prova a rientrare, trova un muro di gomma. Come nei suoi tempi migliori. Non sfrutta una palla break, si lascia trascinare dall’inerzia dell’azzurro e finisce per cedere il set 6-3. È la versione più pulita del numero due del mondo, quella che negli ultimi tempi aveva sempre piegato Djokovic, cinque volte su cinque dalla finale di Coppa Davis del 2023.
Ma il secondo set riporta la partita nella gabbia del serbo. Djokovic sbaglia meno, varia di più, allunga gli scambi. È Sinner, questa volta, a farsi indurre all’errore. Il break arriva dopo una lunga resistenza, poi il serbo esce da uno 0-40 (il primo di tanti della partita) che poteva riaprire tutto e si prende il set, ancora 6-3. Non gli accadeva da quasi un anno contro l’italiano. Il suo pubblico ritrova il proprio idolo, lo accompagna, lo rimette al centro di una notte che si farà più lunga del previsto.
Da lì in avanti è una partita di nervi e di tenuta. Sinner porta con sé qualche scoria: il servizio traballa, arrivano i doppi falli, ma riesce a restare aggrappato alla partita con pazienza chirurgica. Djokovic, invece, diventa sempre più Djoker: annulla palle break, si prende il campo nei momenti chiave, accetta lo scambio infinito e lo trasforma in logoramento. Ogni scambio si fa sempre più trascinato e dall'esito incerto, tanto da lasciarsi un parziale per parte. Il quinto set si decide su quattro palle break fallite da Sinner, su cui poi si rifà Djokovic. Che alza il muro di gomma e impedisce all'azzurro di sfruttare le sue chance per riprendersi il servizio, pur fallendo i primi due match point. Poi l'ultima chiave del mazzo gli apre la porta, verso l'anticamera della sala del trono: finisce 6-4, oltre le quattro ore. Ancora una volta, quando si fa notte fonda in Australia, Djokovic resta in piedi. E fa cadere gli italiani.
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