Innovazione
14 febbraio, 2026Articoli correlati
Il Cremlino oscura WhatApp in Russia, con buona pace dei 100 milioni di account attivi. il peccato originale dell’app americana è quello di non essere “conforme” alla legislazione in vigore
Il sogno di un’Internet nazionale, Vladimir Putin lo coccolava già da un pò. Nel 2025 il presidente aveva impresso un’accelerazione al progetto di una RuNet, una rete nazionale autonoma dal resto del mondo digitale. Un ecosistema autosufficiente che possa esercitare uno stretto controllo su infrastrutture, dati e servizi, gestendo flussi informativi e traffico online senza dipendere da operatori stranieri.
Il blocco di WhatsApp – avviato negli ultimi giorni - si iscrive in questo scenario. Secondo quanto comunicato dalla stessa applicazione americana, il governo russo avrebbe “scelto di bloccare completamente WhatsApp nel tentativo di indirizzare gli utenti verso un’app di sorveglianza di proprietà statale”, con un potenziale impatto su oltre 100 milioni di persone. Dal canto suo, il Cremlino ha precisato che il ripristino delle funzionalità di WhatsApp dipende dall’adeguamento alle norme nazionali e dall’apertura di un dialogo con le autorità locali.
La stretta attuale affonda le radici in una decisione giudiziaria del 2022, quando un tribunale russo mise al bando Meta Platforms perchè considerata una “organizzazione estremista”. Il provvedimento ha determinato l’oscuramento di Facebook e Instagram, rimasti accessibili quasi esclusivamente tramite reti private virtuali (VPN). In quella prima fase WhatsApp non era stato direttamente coinvolto grazie alla sua enorme diffusione: il servizio aveva raggiunto un picco di circa 120 milioni di utenti in Russia, ridotti a 95 milioni a seguito delle pressioni normative e tecniche esercitate negli anni successivi. Tra il 2023 e il 2024, le autorità avevano inoltre inflitto due sanzioni pecuniarie a Meta per un totale di 21 milioni di rubli (circa 400 mila dollari), contestando la mancata conservazione dei dati degli utenti su server situati in territorio russo.
L’azione restrittiva di questi giorni non risparmia neanche Telegram: l’agenzia di vigilanza Roskomnadzor ha annunciato limitazioni per le chiamate vocali che ha poi interessato anche messaggi e contenuti multimediali in diverse regioni. Telegram è uno dei servizi più popolari in Russia: secondo la società di monitoraggio Mediascope, quasi tre quarti della popolazione sopra i 13 anni vi accede almeno una volta al mese, con oltre la metà degli utenti che lo utilizza quotidianamente per una media di 45 minuti al giorno. Il fondatore di Telegram Pavel Durov – di chiare origini russe - ha dichiarato che la restrizione dell’accesso sarebbe finalizzata a spingere i cittadini verso una piattaforma controllata dallo Stato “costruita per la sorveglianza e la censura politica”. In passato, tra il 2018 e il 2020, Telegram era già stato temporaneamente bloccato per la diffusione di presunti contenuti estremisti.
La visione di Durov trova conferma nei fatti: al centro della strategia governativa c’è MAX, applicazione sviluppata dal gruppo VK nel 2025. Si tratta di una “super-app” che integra messaggistica, pagamenti elettronici, commercio online e accesso ai servizi pubblici, in un modello spesso accostato a WeChat – Weixin in cinese – che è il modello a cui la stessa X di Elon Musk sembra per certi versi ispirarsi.
In linea con il sogno Putiniano di un internet “russo e indipendente”, si passa dalle parole ai fatti: dal 1° settembre 2025 la normativa russa impone la preinstallazione obbligatoria di MAX su tutti i nuovi smartphone e tablet venduti nel Paese. A poche settimane dall’introduzione dell’obbligo, i download hanno superato i 18 milioni, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere l’intera platea digitale russa, stimata in oltre 100 milioni di utenti.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Senza Eco - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 febbraio, è disponibile in edicola e in app



