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2 marzo, 2026Il prezzo del cacao è sceso ai minimi degli ultimi anni, ma nei supermercati le tavolette di cioccolato continuano a salire. Tra scorte accumulate dalle aziende e strategie di mercato, il consumatore deve ancora attendere per vedere cali concreti
A cura di Valentina Romagnoli
Quanto costa la felicità? Se parliamo di cacao, sicuramente molto più di quanto costava qualche anno fa. Tuttavia, dopo un periodo di aumento quasi costante, il suo prezzo ha registrato una battuta d’arresto. È normale nei mercati che, dopo un prezzo record, segua una fase di discesa. Eppure, tra le corsie dei supermercati, i prodotti a base di cioccolato continuano a far registrare aumenti. Secondo il portale statistico Trading Economics, il nuovo “oro nero” è sceso sotto i 4 mila dollari per tonnellata per la prima volta da novembre 2023. Questo calo è legato a un raffreddamento della domanda e a un miglioramento dell’offerta, dopo le tensioni degli anni precedenti. Oltre a queste normali oscillazioni di mercato, ci sarebbero dinamiche specifiche legate al prodotto stesso, che spiegano la contraddizione tra la diminuzione del prezzo della materia prima e l’aumento dei prodotti a base di cioccolato.
Perché il cioccolato resta caro
Il prezzo del cacao è dunque ai minimi degli ultimi anni, eppure nei supermercati il costo del cioccolato continua a salire. È di pochi giorni fa l’ultimo report Istat sull’inflazione dei prodotti alimentari in Italia. Assoutenti, l’associazione a difesa dei consumatori, ha definito il prezzo del cacao come caratterizzato da una “crescita astronomica”: +20,5% rispetto all’anno precedente. Il motivo? Le aziende produttrici hanno “fatto scorta” dell’ingrediente quando i prezzi erano ancora alle stelle, per proteggersi da ulteriori rincari dovuti, ad esempio, a eventi climatici estremi che spesso minacciano le coltivazioni. In attesa di capire se il calo dei prezzi è stabile, le aziende continuano a vendere i prodotti a base di cacao acquistato a costi molto elevati, rinviando eventuali ribassi al consumatore.
Cosa serve per il calo dei prezzi
Bisognerà attendere qualche mese prima di vedere scendere il prezzo delle tavolette di cioccolato. Le aziende hanno bisogno di tempo per esaurire le scorte di cacao acquistato a caro prezzo, e occorre tempo anche perché aumenti la concorrenza tra marche e catene di distribuzione. A fare davvero la differenza è la competizione sul mercato. Quando i grandi brand mantengono prezzi simili e i consumatori continuano ad acquistare, la pressione a ridurre i listini resta bassa. Al contrario, se i discount e le marche private propongono prodotti a prezzi più aggressivi, l’intero mercato è costretto ad adeguarsi per non perdere quote di vendita.
È in questa dinamica che si gioca la possibilità di un ribasso: senza una “guerra dei prezzi” tra aziende e insegne, anche un forte calo delle materie prime rischia di tradursi soltanto in margini più ampi per i produttori, piuttosto che in un risparmio per i consumatori.
Il bersaglio della shrinkflation
Oltre a queste oscillazioni, il cioccolato resta uno dei prodotti più soggetti al fenomeno della shrinkflation, cioè quando il prezzo rimane invariato, ma la quantità di prodotto diminuisce. Si tratta di un escamotage psicologico: i consumatori percepiscono subito un aumento di prezzo, mentre tendono a notare meno una riduzione contenuta del peso del prodotto.
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