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24 marzo, 2026Articoli correlati
Tra prezzi in aumento, prenotazioni sempre più complicate e nuove abitudini post-pandemia, mangiare fuori diventa meno spontaneo. E così la casa torna al centro della scena
Qualcuno potrebbe ribattere che è colpa del mangiare sano, dei social che consigliano diete lampo efficacissime e che l'estate - anche se non sembra - è alle porte, e di conseguenza lo è anche quella che continuiamo a chiamare prova costume nonostante la body positivity. Sempre qualcuno potrebbe ricordare che insomma in realtà fino a poco fa faceva freddo e con l'inverno è ovvio che ci si impigrisce e le distanze sembrano enormi e il letargo sembra l'unica soluzione per superarlo.
Ma c'è un fenomeno più profondo, e va al di là delle diete e delle temperature: mangiare più spesso a casa non è una "cosuccia da niente". È un ritorno, un cambiamento nel modo in cui ci relazioniamo con il cibo. "Is a thing", come direbbero gli anglosassoni che ci piace sempre copiare (non sul cibo, d'accordo). Accade sempre più spesso che si rimanga a casa per cena, che si capiti meno al ristorante, che sia per caso o per pigrizia, e che questo andarci sia invece una scelta più ponderata e costruita. Non solo, ma anche mangiare tra le mura domestiche sta diventando (non sempre, ovviamente) qualcosa di attento e curato.
Tutto inizia con la pandemia, quando obtorto collo abbiamo dovuto - tutti - iniziare a cucinare due pasti al giorno. Fine delle mense aziendali, dei pranzi fuori, degli aperitivi, delle pizzate, dell'aiuto da fuori. Tutti a casa a spignattare. Da quel momento, per quanto in molti sognassero di varcare di nuovo la soglia di ristoranti e locali, il ritorno alla normalità non è stato del tutto assorbito negli anni successivi. Forse perché ci siamo abituati a una certa zona di comfort, a salvare ricette che compaiono nei nostri social feed, a vedere continuamente programmi con al centro la cucina e la sua preparazione. Tutto questo forse ci ha resi dei commensali più esigenti, con un palato, almeno quello, meno pigro.
Per tutte queste ragioni l’ultimo anno ha registrato due record apparentemente in contrasto tra loro per la ristorazione italiana: da un lato la crescita dei consumi, la più alta dal periodo pre-pandemia con 96,4 miliardi di euro spesi per mangiare fuori casa (+1,6% in termini reali sul 2024). Dall'altro, il saldo negativo di locali più corposo dell'ultimo decennio: oltre 18mila attività chiuse (Rapporto FIPE-Confcommercio 2025).
Un rapporto di quasi tre chiusure per ogni apertura che comincia a raccontare una crisi strutturale, visto che è il quinto anno consecutivo di calo, con anche un tasso di sopravvivenza che non supera il 54% a cinque anni dalla nascita (Osservatorio Ristorazione TheFork). I prezzi poi sono il nodo cruciale: +3,2% nel 2025 rispetto al 2024 - in calo rispetto al +5,8% dell'anno prima, ma comunque al di sopra del tasso di inflazione generale. Dal 2020 si tratta di +19% (FIPE-Confcommercio). Intanto gli stipendi medi sono ancora fermi, se non addirittura in calo. E come se non bastasse, l'ansia della prenotazione. La necessità di sapere con settimane d'anticipo dove, quando e con chi vorrai cenare, soprattutto nelle grandi città, soprattutto se i ristoranti - quelli ancora aperti - sono un po' di moda, un po' hype, un po' esperienziali, come si dice. Insomma, l'ennesima difficoltà in questo gioco dell'oca che dovrebbe farci arrivare al traguardo a forma di tavolo di ristorante.
Per cui basta, gettiamo la spugna ed eccoci a sognare non più un ristorante, ma un luogo caldo, comodo, conviviale, noto, dove non serve prenotare con settimane d'anticipo: casa nostra. Non è un caso infatti che negli ultimi anni, mentre i ristoranti soffrono, il delivery continui a crescere (quella cosa dello spignattare da soli non è più obbligatorio, grazie a dio). In Italia questo mercato nel 2024 vale 4,6 miliardi di euro, con una crescita dell'8% rispetto all'anno precedente, dopo il boom del 59% registrato nel 2021. Per molti ristoranti, il delivery rappresenta ormai tra il 19% e il 30% del fatturato totale (Osservatorio eCommerce B2c Politecnico di Milano). Oltre al delivery, anche la gdo si è adeguata con collaborazioni con ristoranti e pasticcerie stellate (tipo Da Vittorio e Iginio Massari) con cui hanno ideato prodotti da scaffale di fascia alta. La casa diventa il nuovo ristorante di lusso accessibile.
Abbiamo capito insomma che vogliamo rimanere a casa, ma non ho specificato a casa di chi. Dopo un picco negli anni dieci, i supper club e gli home restaurant hanno infatti ritrovato in questo appetito pantofolaio nuova linfa. Hanno quasi sempre un concept o comunque un approccio non scontato sia nei menu che nella mise en place, negli arredi delle case ospitanti e, se si è fortunati, anche in chi vi partecipa. Tra i più interessanti a Milano c'è Ciao Alfio: dieci posti, un tavolo, vino naturale, cucina casalinga - Alfredo arriva dalla moda e ha trasformato casa sua in un rito mensile. The Alchemist invece costruisce ogni cena attorno a un tema, tra poesie, menu illustrati e produttori ospiti, con un massimo di 15 persone. Valentina e Marco di Casa Nuvola sono attivi dal 2014: cene, degustazioni e brunch salutari, con un cv che passa dall'Accademia di Marchesi al Le Cordon Bleu di Parigi. E poi c'è Ma' Hidden Kitchen, nato durante la prima ondata dei supper club: nel loft di Melissa e Manuele, ispirato ai dinner club di New York, il cibo è il pretesto, gli appuntamenti vanno dalle cooking class ai party privati.
Non importa quale, è a casa che possiamo essere davvero noi stessi, vedere chi ci pare e a un certo punto chiudere la porta alle nostre spalle, senza avere speso una fortuna, senza prenotare e senza magari avere sgarrato sulla dieta miracolosa che si è deciso da qualche settimana di seguire, sempre per raggiungere l’obiettivo di quella famosa prova costume di cui all’inizio di questo articolo. Non resta che attendere l’estate: è lì che si vedono i tenaci. Delle diete come dell’“eat at home”.
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