Politica
24 marzo, 2026All'indomani della vittoria al referendum, nel centrosinistra si apre il cantiere per costruire l'alternativa al governo Meloni. Anche l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate è della partita: "Disponibile a partecipare alle primarie"
Archiviata (con successo) la partita referendaria, il campo largo si lancia nel mare aperto delle primarie. Evocate da Giuseppe Conte, accettate da Elly Schlein, criticate da Silvia Salis. E mentre si apre il cantiere per la costruzione di un’alternativa al centrodestra e al governo di Giorgia Meloni, entra nella partita anche un altro nome evocato più di una volta come possibile federatore del centrosinistra: Ernesto Maria Ruffini.
Quando lo spoglio era ancora in corso, Conte è stato il primo leader delle opposizioni a rivendicare la vittoria e a prendere la parola. Come fosse una partita a scacchi con gli alleati, il leader del Movimento 5 stelle anticipa le mosse e lancia la sfida: “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte. Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini. Serve una discussione ampia in tutto il Paese per individuare il candidato più competitivo per rappresentare il programma”.
Dopo qualche minuto, incassa l’apertura di Schlein: “Ho sempre detto di essere disponibile alle primarie. Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste. Noi continuiamo a essere testardamente unitari”.
Ma all’indomani di questo nuovo e rinnovato slancio delle opposizioni, da Genova Silvia Salis - altro profilo evocato come possibile futura guida del centrosinistra alle prossime elezioni, anche se lei continua a ribadire di voler continuare a fare la sindaca - conferma le sue critiche al meccanismo delle primarie: “Le primarie sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza – dice Salis parlando a margine della presentazione di una quadrangolare di volley –. Tu dovresti fare, in pratica, campagna elettorale contro le persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo. Una cosa che trovo tecnicamente sbagliata, un messaggio di divisione che non sostengo, l’ho sempre detto, e il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. È uno sbaglio fare le primarie, bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”.
Se Salis critica, Ruffini accetta: “Ho già dato la mia disponibilità a partecipare alle primarie, a condizione che siano primarie davvero aperte e con regole condivise da tutti i partecipanti. Prima delle primarie occorre però definire tra i vari soggetti almeno una visione comune e un progetto di Paese che si intende realizzare attraverso un programma di governo condiviso - dice all’Ansa l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, oggi alla guida del movimento Più uno -. Poi sulla base di una visione comune coerente a partire dalla politica estera, da quella economica e industriale, dalla sanità, dalla scuola, dalla sicurezza, dall'ambiente e dall'energia si potrà passare alla scelta della leadership - aggiunge -. Diversamente, le primarie senza una cornice di politica comune rischiano di diventare solo un talent scout per individuare la persona che buca meglio lo schermo o che parla meglio, ma così difficilmente si potrà essere competitivi e soprattutto credibili”.
Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, "le primarie sono uno strumento che deve arrivare alla fine di un percorso con il quale un gruppo di forze politiche costruisce l'alternativa di governo, mettendo insieme una serie di punti, di proposte e di riforme che propone al Paese e con le quali si candida a governare. Al termine di questo percorso politico arrivano le primarie, che consentono alle forze politiche che hanno partecipato al percorso di dire: chiunque le vincerà sarà il nostro candidato".
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