Mobilità
3 febbraio, 2026La maggior parte delle case automobilistiche esultano per le vendite in crescita, ma i numeri dei privati sono in continua discesa, a fronte di una risalita di altri canali come il noleggio e le autoimmatricolazioni
Il mercato dell’auto inizia l’anno in crescita anche se, come vedremo, non è tutto oro quel che luccica. Ma andiamo con ordine. A gennaio sono state immatricolate 141.980 vetture, +6,2% ovvero circa 8.200 in più rispetto allo stesso mese del 2025. Nonostante questo, per il 2026 la previsione dell’Unrae (l’associazione dei costruttori esteri in Italia) conferma una domanda debole e un volume di 1.540.000 immatricolazioni, in lieve aumento (+0,9%) sul 2025, con un recupero limitato (circa 14.000 unità).
Entrando nel dettaglio dei risultati di gennaio, avanzano ancora le elettriche con una quota del 6,6% rispetto al 5 dell’anno passato. Non si ferma l’escalation delle ibride, che a gennaio guadagnano 7,2 punti, salendo al 52,1% del totale delle vendite (14,4% per le “full” e 37,7% per le “mild” hybrid). Salgono, invece, all’8,7% le ibride plug-in, confermandosi una delle grandi novità del mercato italiano, grazie a un’offerta sempre più ampia e alle nuove disposizioni sulle auto aziendali in fringe benefits.
Vanno spedite verso la scomparsa le diesel, arrivate al 7,3%, mentre cedono 8 punti (un quarto dei volumi) le auto alimentate a benzina. La Fiat Panda si conferma l’auto più venduta in Italia, tre Toyota (AygoX, Yaris e Yaris Cross) sono al vertice della top ten delle full hybrid, la cinese Byd Seal U è leader tra le ibride plug-in e la Leapmotor T03 guida la classifica delle elettriche.
scendono ancora le vendite ai privati
Questi numeri, come al solito, possono essere letti in molti modi. La maggior parte delle case, come abbiamo già visto alla fine dell’anno, esultano. Vantano record su record. Tutti reali, ma con pesi specifici assai diversi. Trattandosi, comunque, di un mercato “matematicamente” in crescita ciò che tutti evidenziano è il segno “più”. E sempre in termini “matematici” è difficilmente contestabile.
Ma qui finisce l’introduzione numerica e comincia l’analisi più approfondita dei risultati. Comincia (e finisce) con un dato che va messo in risalto e che d’ora in poi andrebbe sempre più considerato: il mercato dei privati, quello delle famiglie. La crescita di gennaio come, d’altronde, quella dell’ultima periodo, è frutto, infatti, di un mix di vendite che vede i privati in continua discesa a fronte di una risalita di altri canali come il noleggio e le autoimmatricolazioni (circa il 39% del totale vendite è stato immatricolato negli ultimi 3 giorni di mercato).
il boom di noleggio e autoimmatricolazioni
A gennaio, per esempio, solo il 57% delle vendite ha interessato i privati con una quota che scende di 6 punti rispetto all’anno precedente. Dato che disegna un mercato dell’auto italiano spaccato e ormai diviso in due fronti. Secondo Laura
Gobbini, project management data analyst di Dataforce Italia, “il 2026 parte in decisa sofferenza. L’apparente crescita del mercato delle autovetture decretato dai conteggi, in realtà cela una realtà ben più amara: considerando solo i numeri dei privati, degli acquisti diretti delle società e del noleggio di lungo termine, il responso di gennaio è un -2% rispetto allo scorso anno. I quasi 8 punti algebrici di crescita che portano il totale del mercato al +6,2% che leggiamo tutti, sono sostenuti dal noleggio di breve termine, che quest’anno ha una stagionalità molto anticipata su gennaio a causa dei giochi olimpici, e dalle solite autoimmatricolazioni”.
L'analisi di Federauto
Ancora più chiaro Massimo Artusi, presidente di Federauto che rappresenta i concessionari in Italia: “La chiusura del mese di gennaio in territorio positivo non deve indurre, a nostro avviso, a pensare ad una inversione di tendenza. In un mercato in cui il canale dei privati continua ad offrire segnali di cedimento a cui si aggiungono le auto immatricolazioni dei concessionari la prudenza è d’obbligo, in quanto il canale principale, quello dei dealer, è in crisi e non sembra che in tempi brevi possa avviare un recupero”. Dunque, il numero delle vendite cresce, ma i numeri spesso ingannano…
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