Mobilità
16 marzo, 2026Secondo il Codacons per gli italiani il salasso ammonta a ben 16,5 milioni di euro in più al giorno per quanto riguarda il rifornimento di carburante. Dal 27 febbraio, prima dello scoppio del conflitto, alla data del 14 marzo il prezzo medio del gasolio alla pompa è aumentato del +18,5%
Il mondo dell’auto fa i conti con la guerra in Medio Oriente. Secondo il Codacons per gli italiani il salasso ammonta a ben 16,5 milioni di euro in più al giorno solo per quanto riguarda il rifornimento di carburante. Tanto per capirci meglio, dal 27 febbraio, prima dello scoppio del conflitto, alla data del 14 marzo il prezzo medio del gasolio alla pompa è aumentato del +18,5%, +32,2 centesimi al litro, pari ad una maggiore spesa di 16 euro in più a pieno. Ancora più alto il conto per gli americani visto che i prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti a una media di 3,68 dollari al gallone, con un aumento del 23% dall'inizio della guerra (fonte American Automobile Association).
Pezzi di ricambio e assicurazioni
Ma non c’è solo il carburante. I conti andranno fatti anche con i pezzi di ricambio, le riparazioni e l’assicurazione. Secondo Federcarrozzieri se il conflitto dovesse continuare si andrebbe incontro ad un aumento dei listini del 5% che a sua volta farebbe salire il costo di una automobile nuova in media di circa 1.450 euro. “Il pericolo maggiore per il comparto è rappresentato dall'ascesa delle quotazioni di petrolio, gas ed energia, ma anche e soprattutto dall'alluminio, metallo presente nelle carrozzerie e nella componentistica e con cui si realizza in media il 15% di una autovettura moderna”, ha detto il presidente Davide Galli, “Il blocco al transito delle navi, unitamente alla crescita delle quotazioni dell'alluminio, salite ai livelli più alti degli ultimi 4 anni fino a sfiorare quota 3.500 dollari la tonnellata, rischia quindi di ripercuotersi sul settore dell'automotive, minato anche dai rincari di energia e gas che aggravano i costi di produzione sia per le vetture che per i ricambi”. Una vettura europea contiene, infatti, mediamente tra 200 e 250 chilogrammi di alluminio, quantità che cresce ulteriormente nei Suv e nei modelli elettrici.
Sotto pressione logistica e approvvigionamento
Insomma, i forti rincari della benzina potrebbero essere soltanto la punta dell’iceberg. L'ultimo report pubblicato dall’agenzia di rating Morningstar DBRS evidenzia nel breve periodo un impatto rilevante per la logistica e le catene di approvvigionamento. La guerra ha infatti spinto diverse grandi compagnie di navigazione - da Maersk a Hapag-Lloyd - a evitare rotte sensibili come il Mar Rosso o lo stretto di Hormuz, deviando le navi attorno al Capo di Buona Speranza. Quindi tempi più lunghi, al momento fino a due settimane, per quanto riguarda il trasporto delle vetture e un conseguente e significativo aumento dei costi di spedizione. Scenario che costringerà i costruttori ad accumulare scorte aggiuntive, operazione che secondo Morningstar DBRS potrebbe richiedere circa un miliardo di euro di capitale circolante aggiuntivo per singolo gruppo automobilistico.
La dipendenza dall'Asia per componenti tecnologici
L’industria europea si troverà a scontare anche la dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche dei componenti tecnologici e batterie che viaggiano proprio lungo le rotte marittime più pericolose in questo periodo. Insomma, se la guerra dovesse prolungarsi nel tempo, l’intero settore potrebbe finire ancora più sotto pressione. Come se non bastasse l’attuale fase segnata dai dazi commerciali e dai costi della transizione energetica.
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