In un documento l'identikit del perfetto "martire" e i programmi della cellula del terrore che si preparava ad attaccare in Europa, in stile Nairobi e Mumbai

«Vogliamo colpire Londra con operazioni a basso costo e sferrare un duro colpo alla gerarchia e alla comunità ebraica con attacchi simili alle strategie usate dai nostri fratelli a Mumbai». E' quanto si legge in un documento in lingua inglese, formato Word e stile militare, custodito in una chiavetta Usb trovata negli indumenti dell'ex capo di Al Qaeda nell'Africa orientale, Fazul Abdullah Mohammed, nel giorno della sua morte.

Si tratta dell'uomo che Osama bin Laden nominò alla guida della milizia somala Al Shabaab e che mise in piedi i terribili attentati del 1998 alle ambasciate statunitensi  in Kenya e Tanzania, costati la vita a 223 persone e oggi considerati fra i più importanti attacchi terroristici contro gli Usa perpetrati prima dell'11 settembre 2001.

Il dossier, diffuso a distanza di due anni dalla giornalista Michelle Shephard sul Toronto Star, traccia l'identikit del perfetto “martire”, e rivela un piano studiato nei minimi dettagli per lanciare una serie di attentati simultanei nel Regno Unito.

Tra gli obiettivi l'Eton College, la più famosa e prestigiosa scuola della Gran Bretagna dove vengono educati i membri della famiglia reale e dell'aristocrazia britannica: «Abbiamo scelto di colpirli nel primo giorno di scuola, così potremo uccidere i genitori insieme ai loro figli di 16 anni». Poi il Dorchester e il Ritz Hotel: «Il piano è lanciare un assedio nel giorno di Capodanno, San Valentino o nella 'Hanukkah' (festa ebraica, ndr), quando sono al completo, per garantire il più alto numero di vittime. Daremo alle fiamme i primi tre piani dell'edificio, poi bloccheremo le scale per non far scappare gli ospiti e apriremo il fuoco contro la folla».
Obiettivo primario, il quartiere Golders Green di Londra, dove risiede la comunità ebraica: «Ci sono decine di migliaia di ebrei ammassati in una piccola zona. Il piano è colpire i ristoranti più costosi durante la festa ebraica di Hanukkah, mentre tutti saranno a cena, e poi gireremo di strada in strada lanciando molotov in luoghi affollati. Si tratterà di una rappresaglia per i crimini commessi a Gaza, un dono per il popolo palestinese e uno spettacolo di solidarietà per i nostri fratelli e sorelle in Palestina».

Le istruzioni, fornite a “tutti i muhajireen britannici”, sono raccolte in un capitolo chiamato “Operazioni internazionali” e seguono un “Sommario generale”, un paragrafo sulle “Attrezzature necessarie” per compiere gli attacchi e le anticipazioni sugli “addestramenti” che ogni mujaheddin riceverà per la sua preparazione. Per “ogni combattente” sarà confezionato un “programma di formazione di almeno 2 mesi in Somalia”, la disponibilità di armi come l'Ingram MAC-10 (o M10, una pistola mitragliatrice leggera, sviluppata per le forze speciali Usa) e munizioni (”circa 200 proiettili”). Ma anche «un luogo sicuro dove stare, allenamento fisico, esercizi di tiro al bersaglio, elezioni di Islam e di Corano affinché il martire abbia sempre bene a mente lo scopo ultimo della sua missione».

Tutti elementi che, a pochi giorni dall'assalto al lussuoso centro commerciale di Nairobi, forniscono preziosi indizi sulle nuove modalità di attacco studiate da Al Qaeda in Occidente. Soprattutto perché nel testo si chiede ai “fratelli islamici” di replicare le logiche adottate a Mumbai nel 2008. E, non a caso, l'assalto della scorsa settimana in Kenya riflette fedelmente le dinamiche utilizzate dal gruppo qadeista-pakistano Lashkar-e-Tayyiba cinque anni fa contro il più grande centro finanziario dell'India. Nella sequenza degli eventi le somiglianze sono impressionanti.

Al Westgate kenyota i militanti di Al Shabaab hanno fatto irruzione aprendo il fuoco sulla folla, lanciando molotov e barricandosi per quattro giorni nell'edificio con un alto numero di ostaggi. Nessuna autobomba o cintura esplosiva, proprio come a Mumbai, dove gli scontri con l'esercito indiano si protrassero per ben 60 ore e furono caratterizzati da sparatorie per mezzo di fucili AK-47, lancio di granate e sequestri.

La morte di Osama bin Laden e la massiccia campagna con i droni, condotta dagli Stati Uniti in Pakistan e nello Yemen per debellare l'insorgere di cellule estremiste, hanno segnato un duro colpo nei confronti dell'assetto organizzativo di Al Qaeda. Lo dimostrano le mire espansionistiche che alcuni movimenti satelliti come i Mujao e gli Ansar Dine hanno da qualche anno manifestato in Mali a fronte della massiccia presenza di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) nei vicini Stati del Sahara occidentale.

Il documento, rinvenuto tra i vestiti di Fazul, sembra confermare un nuovo approccio delle frange qadeiste ai centri di potere occidentali, che proviene direttamente dalla Somalia e si diversifica nella struttura e nel coordinamento degli attacchi terroristici. Si parla di “operazioni a basso costo”, che nel linguaggio jihadista si traducono in assalti con un limitato investimento di risorse militari, tecnico-logistiche e umane, proprio come è accaduto a Nairobi e Mumbai.

Cambiano innanzitutto gli obiettivi, più “soft”: come alberghi, centri commerciali, villaggi turistici o anche navi da crociera. In sintesi i luoghi chiusi, che rendono più difficile il lavoro delle forze di sicurezza. Cambia anche il numero dei mujaheddin chiamati ad operare, mai più di venti, e la modalità degli attacchi: tutti “low-tech”, sferrati con semplici armi automatiche e molotov. Infine il luogo: nel dossier di Fazul viene citata Londra, la capitale del Regno Unito, e per l'India quanto per il Kenya sono state scelte due grandi città che ogni anno ospitano milioni di turisti stranieri e diplomatici internazionali. Con ogni probabilità il fine è stato ottenere la massima risonanza mediatica dagli eventi. Ecco perché durante il blitz al Westgate i terroristi di Al Shabaab hanno twittato in diretta ogni istante dell'irruzione nel mall, fino alla lunga attesa dopo la presa degli ostaggi e la lista con i loro nomi e le loro nazionalità.

Il segno che Al Qaeda abbia cambiato faccia era emerso già durante il blitz dei Navy Seals ad Abbottabab che portò all'uccisione di Osama bin Laden. Allora le teste di cuoio americane trovarono una lettera scritta da Younis al Mauretani allo stesso “Sceicco del terrore”, datata 2010, che riportava una serie di attentati pianificati in Europa, in particolare nelle capitali di Germania, Francia e Regno Unito, tutti sul modello di Mumbai 2008.

Sempre nel 2010, le forze dell'antiterrorismo danesi sono riuscite a sventare un blitz di una cellula islamista con base in Svezia preparato contro il quotidiano di Copenhagen 'Jyllands-Posten', reo di aver pubblicato qualche anno prima alcune caricature di Maometto che avevano scatenato una serie di violente proteste nel mondo arabo. Stando alle informazioni fornite dall'intelligence di Stoccolma, con l'ausilio di alcune mitragliatrici e delle semplici fascette da polso in plastica per ammanettare gli ostaggi i miliziani volevano rapire fino a 200 giornalisti e, uno ad uno, giustiziarli.

L'anno successivo la polizia tedesca ha scoperto una pen drive nascosta negli indumenti intimi di un sospetto terrorista a Berlino. Dentro c'era salvato un video pornografico chiamato “Kick Ass” e un altro file, contrassegnato come “Tanja sexy”. Il secondo in realtà era un documento interno ad Al Qaeda con il titolo “Lavori futuri”, dedicato alle tecniche da adottare per sferrare assalti a navi da crociera e uccidere i passeggeri a bordo. Non solo. Si alludeva anche alla realizzazione di imminenti attentati in Europa, sempre in “stile Mumbai”.

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