
I leader politici occidentali, al contrario, hanno quasi sempre respinto l'analisi di Huntington. Persino l'ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva detto: "Non c'è alcuno scontro di civiltà". E del resto la vita d’ogni giorno nei paesi multiculturali dell’Occidente, la maggior parte dei quali hanno ampie minoranze musulmane, smentisce quotidianamente l’idea che fedi e culture diverse non possono coesistere e cooperare.
Dopo gli attentati di Parigi, quest’idea fondamentale non ha bisogno di essere riaffermata. E tuttavia una riformulazione necessaria dei valori liberali non dovrebbe impedire un sobrio riconoscimento di alcune tendenze globali negative. Il fatto è che l'islamismo intransigente è in aumento - persino in alcuni paesi, come la Turchia, la Malesia e il Bangladesh, che in precedenza erano considerati come modelli di società musulmane moderate. Allo stesso tempo, l'espressione di un pregiudizio anti-islamico sta entrando nella mentalità politica prevalente negli Stati Uniti, in Europa e in India.
Nel loro insieme, questi sviluppi stanno restringendo lo spazio per chi vorrebbe continuare a opporre resistenza all’idea di uno "scontro di civiltà".
[[ge:espresso:affari:1.196502:image:https://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.196502.1422365709!/httpImage/image._gen/derivatives/articolo_480/image.]]Gli attentati terroristici, come quelli di Parigi, fomentano tensioni tra musulmani e non musulmani, come del resto intendono proprio fare. Ma sono in atto anche tendenze a più lungo termine che vanno nel senso di una radicalizzazione. Una delle più perniciose è il modo in cui i paesi del Golfo, in particolare l'Arabia Saudita, hanno utilizzato i proventi del petrolio a sostegno della proliferazione di forme di islamismo intollerante nel resto del mondo musulmano.
Gli effetti sono ora visibili nel Sudest asiatico, nel subcontinente indiano, in Africa e in Europa. La Malesia è stata a lungo citata come esempio positivo di un paese multiculturale prospero, con una maggioranza musulmana e un’ampia minoranza etnica cinese. Ma le cose stanno cambiando. Bilahari Kausikan, ex ministro degli Esteri della vicina repubblica di Singapore, osserva una "continua riduzione significativa dello spazio politico e sociale per i non musulmani" in Malesia. E aggiunge: "Influenze arabe provenienti dal Medio Oriente hanno eroso costantemente per diversi decenni la variante Malese dell'Islam ...sostituendola con una interpretazione più austera ed esclusiva". Lo scandalo sulla corruzione che sta minando il governo del primo ministro Najib Razak ha acuito le tensioni comunitarie, poiché il governo malese ha rinfocolato l’identità politica musulmana per rafforzare il consenso. Ancora di recente, un sottosegretario ha accusato l'opposizione di far parte di un complotto ebraico internazionale contro la Malesia.
L’anno scorso in Bangladesh, un paese musulmano con una costituzione laica, gli islamisti radicali sono stati responsabili di omicidi di intellettuali, blogger ed editori. C'è stato anche un aumento degli attacchi contro cristiani, indù e musulmani sciiti. Queste violenze sono state perpetratae dall’Isis o da al-Qaeda. Ma, come in Malesia, l'ascesa dell'Islam radicale sembra essere stata fortemente influenzata dai paesi arabi del Golfo, attraverso il finanziamento dell’istruzione e i legami creati dai lavoratori migranti.
Per molti in Occidente, la Turchia è stata a lungo il miglior esempio di un paese a maggioranza musulmana che ha sviluppato anche una democrazia laica. Ma nell'era del presidente Recep Tayyip Erdogan, la religione è diventata molto più centrale per la politica e l'identità del paese. Erdogan è stato etichettato come un "islamico moderato" dall’”Economist” e da altri. Ma non c’è nulla di moderato nella sua dichiarazione dell’anno scorso secondo la quale gli occidentali "sembrano amici, ma ci vogliono morti, e a loro piace vedere i nostri bambini che muoiono".
Sebbene Narendra Modi, il capo del governo indiano, non abbia pronunciato alcun discorso incendiario sui musulmani, è stato a lungo accusato di tollerare un pregiuzio e una violenza anti-islamici. Durante i suoi primi mesi in carica, Modi ha rassicurato alcuni dei suoi critici concentrandosi sulle riforme economiche. Ma negli ultimi mesi, i membri del partito nazionalista indù Bharatiya Janata, al quale egli appartiene, hanno riattizzato la retorica anti-laica e anti-musulmana, in coincidenza con il linciaggio di un musulmano, accusato di mangiare carne bovina, che ha conquistato i titoli dei giornali nazionali.
In Europa, ancor prima degli attentati di Parigi, la crisi dei migranti aveva contribuito ad alimentare l’ascesa dei partiti e dei movimenti sociali anti-islamici. Mentre la Germania apriva le porte ai profughi provenienti dal Medio Oriente, gli attacchi violenti contro i centri di accoglienza si moltiplicavano. In Francia, tutto lascia prevedere che l’estrema destra del Fronte Nazionale farà grandi progressi nelle elezioni regionali del mese prossimo.
La retorica anti-musulmana è in aumento negli Stati Uniti ed è diventata un luogo comune tra i candidati repubblicani in corsa per la candidatura alla Casa Bianca. Ben Carson, in testa in molti sondaggi repubblicani, ha dichiarato che a nessun musulmano dovrebbe essere permesso di diventare presidente degli Stati Uniti, mentre Donald Trump ha detto che farà espellere qualsiasi profugo siriano accolto negli Stati Uniti.
La confluenza di questi sviluppi in Nord America, Europa, Medio Oriente e Asia sta alimentando l'idea di uno scontro di civiltà. Ma la realtà è che il mondo musulmano e quello non musulmani si mescolano in tutto il mondo. Il multiculturalismo non è un'ingenua aspirazione progressista: è la realtà del mondo moderno e deve trovare attuazione. L’unica alternativa è più violenza, più morti e più dolore.
(traduzione di Mario Baccianini)
Copyright The Financial Times Limited, 2015. © 2015 The Financial Times Limited