Negli ultimi due mesi sono state uccise quattro persone e ferite altre quattordici. Ad aprire il fuoco sarebbero i militari turchi di pattuglia lungo la barriera che separa i due Stati. Lo riporta Human Rights Watch che punta il dito contro il governo di Ankara accusato di respingere i richiedenti asilo siriani

Dei 911 chilometri previsti, ne sono stati coperti circa 300. Filo spinato, cemento, telecamere a raggi rossi e vedette si estenderanno per l’intero confine tra Turchia e Siria. Nel frattempo i siriani che tentano la traversata in risposta ricevono le pallottole della polizia turca. Negli ultimi due mesi cinque persone sono morte, tra cui un bambino, e altre quattordici sono state ferite.

E’ la denuncia di Human Rights Watch che ha pubblicato un rapporto che raccoglie le testimonianze di alcuni richiedenti asilo respinti con la forza. “I funzionari turchi affermano di accogliere i rifugiati siriani a braccia aperte, ma la guardia di frontiera li picchia e li uccide - racconta Gerry Simpson, ricercatore dell’associazione - sparare su donne e bambini in fuga dalla guerra è spaventoso”.

“Siamo scappati da Aleppo dopo i ripetuti bombardamenti”, racconta Abdullah fuggito dalla Siria a fine marzo insieme ad altre venti persone della sua famiglia. “Le guardie di confine al valico di Bab al-Salameh, non ci lasciavano passare, ci siamo rivolti a un contrabbandiere che ci ha portati più vicini, ma abbiamo ricevuto una scarica di colpi. Con i nostri corpi abbiamo protetto bambini, ma mia sorella e mio cugino di fianco a me sono stati colpiti. Ho capito subito che erano morti”.

“Un proiettile ha colpito la mia mano destra e anche un altro mio cugino è stato ferito. Con lui i suoi figli di nove e cinque anni. Tutto è durato un’ora. siamo rimasti immobili - continua l’uomo -. Poi uno dei poliziotti ci ha parlato dal muro con un altoparlante: ha detto che avevamo 15 minuti per spostare i corpi, dopo di che avrebbe cominciato a sparare di nuovo”.
Migranti
I muri non fermano i migranti: le nuove rotte sono via mare
12/5/2016

A protezione della barriera turca il Paese ha mandato le forze armate. Molti degli incidenti secondo l’associazione statunitense sono avvenuti nei pressi del valico di Khurbat al-Juz-Guvecci, a circa 50 chilometri a sud della città turca di Antakya. La Turchia che al momento ospita 2,7 milioni di rifugiati siriani sul suo territorio in 26 campi di cui almeno 15 lungo il confine, nega le accuse. Anche se non è la prima volta che il Paese riceve critiche: aveva infatti fatto discutere un video che riprendeva la guardia costiera che bastonava alcuni migranti su un barcone. 

Il governo di Ankara dice di rispettare il principio del non-refoulement, sancito dalla convenzione di Ginevra, per cui nessun paese può espellere o respingere un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate. Ma è su questo che Human Right Watch insiste: i campi profughi siriani infatti non sono sicuri, spesso sotto attacco dei ribelli

“Eravamo sette: tre da Duriya e quattro da Aleppo - racconta un altro ragazzo a cui è stato ucciso il cugino di 13 anni -. Eravamo in una valle chiamata al-Nabua. Non sono sicuro se ancora in Turchia, ma improvvisamente hanno iniziato a spararci. Mio cugino è caduto giù dopo un colpo alla testa. Io ero accanto a lui. Abbiamo chiamato il sindaco di Karbeyaz (una città di confine con la Turchia, ndr) e chiesto ai soldati di smettere di sparare. Ci ha dato un numero per il comandante della guardia di frontiera e uno degli altri lo ha chiamato. Ci ha detto: chiunque si avvicina al confine sarà ucciso. Dopo molte insistenze ci hanno permesso di prendere il corpo”.
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Il patto con la Turchia fallimento d’Europa
25/3/2016

A marzo l’Unione Europea è riuscita a siglare un accordo sui rifugiati con il paese della Mezzaluna per chiudere la rotta balcanica: sei miliardi di euro per la protezione e l’accoglienza dei migranti. Con l’intesa, criticata dalle associazioni umanitarie, gli arrivi sulle coste greche hanno subito un crollo: prima erano in media duemila al giorno, oggi non superano il centinaio di persone. Intanto quasi 400 migranti sono stati riammessi in Turchia e 125 siriani ricollocati in vari paesi europei secondo quanto scritto nell’accordo.  

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