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Siria, l'attacco dei missili di Trump nelle analisi degli opinionisti internazionali

Dopo la prima operazione militare contro Assad dell'attuale presidenza americana, la stampa internazionale si interroga sugli scenari possibili. Con opinioni differenti, ma un tratto comune: l'incertezza sulle mosse future della diplomazia e dell'apparato militare Usa

Dopo l'attacco statunitense in Siria, con 59 missili tomahawk lanciati da due portaerei al largo del Mediterraneo sulla base di Shayrat, la stampa mondiale analizza i possibili sviluppi e le conseguenze sullo scacchiere mediorientale del gesto di Trump.

Le opioni sono polarizzate, tra i sostenitori dell'entrata a gamba tesa dell'amministrazione Usa nel conflitto siriano e chi si dichiara dubbioso sulla necessità di inasprire lo scontro.

Secondo il Guardian l'attacco di Trump in Siria è stato inutile ed assolutamente insensato. Moustafa Bayoumi, opinionista ed esperto di Medioriente, non ritiene la preoccupazione del presidente Usa nei confronti delle sorti dei siriani. “Io non ci credo. Il nostro Presidente è sempre stato un pessimo attore. Lo era già nel suo vecchio show televisivo e non è affatto cambiato. Ed è un pessimo attore in maniera ambivalente: le sue azioni sono condotte in maniera pessima e ono moralmente discutibili.”

Resta quindi il dubbio su cosa voglia davvero ottenere Trump dopo aver sganciato una raffica di 59 missili in un attacco aereo solitario. "Secondo i rapporti, i missili USA hanno preso di mira solamente il campo di aviazione siriana e non quello della difesa. E l'attacco non ha colpito nessun dei velivoli russi che sta attualmente bombardando la Siria. In realtà credo che i russi siano stati allertati in anticipo (e questo fa pensare che, a loro volta, possano aver messo in guardia il governo siriano). La cosa certa è che questo bombardamento non intacca minimamente le capacità e la potenza militare di Bashar al-Assad.”

Moustafa Bayoumi cerca di dipingere il quadro della situazione attuale. “Ancora una volta i funzionari militari ci dicono che le loro azioni hanno come fine quello di “inviare un messaggio”. Questa è l'assurdità più grande. Bashar al-Assad potrà mai cessare le sue azioni omicide perché 'gli è stato consegnato un messaggio'? Allo stesso tempo, però, si può supporre che ci sia una strategia da parte di Trump?" E aggiunge: "Proprio la scorsa settimana, Nikki Haley, rappresentante americana alle Nazioni Unite, ha detto a proposito di Assad: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Stiamo cercando di sederci intorno ad un tavolo per capire come mandarlo via? No". Analizzando  "gli stravaganti dietrofront e cambi repentini di strategia nella politica estera di Trump" l'editorialista del Guardian vede "un elemento fondamentale: i nemici degli Stati Uniti possono manipolare e spingere il Presidente in un pantano militare e strategico sempre più grande". Bayoumi solleva anche legittimi dubbi: l'amministrazione statunitense ha considerato come reagiranno gli Hezbollah libanesi dopo la decisione di Trump di bombardare il loro stretto alleato Bashar al-Assad? Trump è davvero pronto a mettere un gran numero di truppe sul campo siriano per raggiungere i suoi obiettivi? Sarà pronto a sfidare militarmente la Russia, se necessario? O gli Stati Uniti continueranno instancabilmente ad “inviare messaggi”? Per Bayoumi l'amministrazione americana sembra non avere nessuna visione del futuro, ma neanche dell'immediato. Il discorso di ieri di Donald Trump si è concluso con un tiepido e generico “porremo fine al terrorismo in tutte le sue sfumature”. Nel frattempo però il cuore del problema sembra essere un altro: gli Stati Uniti continuano a rispondere alla guerra con più guerra: "niente esonera Assad dalle atrocità di cui si è macchiato in questi sei anni, ma gli imperativi morali e strategici esigono che la guerra civile siriana sia conclusa in maniera giusta. E la giustezza non va trovata nell'uso dei mezzi militari, ma attraverso un'attenta riflessione tra tutte le parti in gioco. Dopo l'attacco di ieri ci stiamo muovendo molto lontano da questo obiettivo.”

Di tutt'altro avviso sembra essere Antony J. Blinken, deputato nella Segreteria di Stato Usa ai tempi di Obama, che dalle colonne del New York Times arringa: “il Presidente Donald J. Trump ha fatto bene a colpire il regime del Presidente siriano Bashar al-Assad dopo l'utilizzo del gas sarin”. Nel suo lungo editoriale spiega le possibili ripercussioni dell'attacco Usa di ieri in Siria, dando una lettura dei recenti episodi che hanno coinvolto l'amministrazione Trump sul versante della politica estera. "Mr. Trump potrebbe non voler essere 'Presidente del mondo', ma quando un tiranno come Assad viola palesemente una norma fondamentale di condotta internazionale - in questo caso, il divieto di utilizzare armi chimiche o biologiche in conflitti armati, messo in atto dopo la prima guerra mondiale - il mondo intero guarda all'America per capire come agire. L'amministrazione statunitense ha agito e per questo dovremmo tutti lodarla”.

Il vero banco di prova per Trump è ciò che verrà dopo. In precedenza aveva mostrato un totale disinteresse a porre fine alla guerra civile in Siria. Secondo Blinken ora l'amministrazione Usa dovrebbe cooperare con Assad e Putin per frenare le forze aeree siriane, fermare qualsiasi uso di armi chimiche o biologiche, implementare un effettivo cessate il fuoco e muoversi verso una transizione del potere - obiettivi che aveva eluso l'amministrazione Obama. Allo stesso tempo, è necessario prevenire o attenuare le possibili conseguenze non intenzionali di usare la forza, tra cui implementare la campagna militare contro lo Stato islamico. “Tutto questo richiederà qualcosa in più, un'azione a cui gli Usa hanno guardato fin ad ora con poco interesse: la 'diplomazia intelligente', ad iniziare dal rapporto con la Russia".

E così prosegue: “Trump ha riferito in anticipo a Mosca dell'attacco di ieri. E qui i cinici potrebbero concludere: gli Stati Uniti stanno mettendo in guardia i russi, i quali sicuramente ieri avranno avvisato Assad chiedendogli di non reagire. Più probabilmente, l'amministrazione ha voluto assicurarsi che Mosca sapesse esattamente quello che stavano facendo in modo che Putin non avrebbe reagito in modo eccessivo.”

Blinken, legato a doppio filo all'amministrazione Obama nonostante il suo passato conservatore, suggerisce al Presidente Trump ciò che sarebbe necessario fare per essere credibile in questa nuova fase di politica estera americana: l'amministrazione statunitense dovrebbe rendere chiaro alla Russia che potrà ritenerla responsabile per le azioni di Assad che seguiranno, chiedendo alle altre potenze mondiali di fare lo stesso e lanciare altri attacchi aerei se dovesse essere necessario. Allo stesso tempo però gli Stati Uniti dovrebbero anche porre una condizione favorevole di cooperazione antiterrorismo con la Russia, costringendola a frenare il regime di Assad e spingerlo verso negoziati di pace con i ribelli siriani. Il viaggio del Segretario di Stato Rex Tillerson a Mosca in programma per la prossima settimana sarà fondamentale nel portare avanti questo messaggio, così come sarà importante nella gestione di una possibile escalation russa nella guerra siriana.”

Secondo Blinken, Trump dovrebbe giocare sulla probabilità che il presidente russo Vladimir V. Putin potrebbe davvero essere arrivato al limite nei confronti di Assad. Il Cremlino ha aiutato il dittatore nel prendere il sopravvento nella guerra civile siriana, ma l'utilizzo di gas sarin ha messo Mosca in una situazione di totale imbarazzo. I russi sanno anche perfettamente che stanno correndo il rischio di andare incontro al disastro per il loro continuo sostegno ad Assad. Soprattutto si stanno rendendo complici della sua brutalità disumana contro la comunità sunnita della Siria. I vicini arabi sunniti e turchi potrebbero ora sentirsi in dovere di raddoppiare il loro sostegno all'opposizione siriana, rendendo la vita di Mosca molto più difficile. I musulmani in Russia, Asia Centrale e Caucaso saranno sicuramente infuriati contro Putin e il suo appoggio alla dittatura di Assad; le migliaia di combattenti ceceni arruolate in Siria potrebbero tornare a casa e vendicarsi: "Il recente attacco nella metropolitana di San Pietroburgo - a quanto pare opera di un uzbeko radicalizzato dalla guerra in Siria - può essere stata un'anteprima di ciò che potrebbe succedere se Mosca non inizia a districarsi dal pantano siriano. L'amministrazione americana dovrebbe aiutare Putin a trovare una rapida via d' uscita.”

La conclusione che Blinken lascia ai lettori del New York Times è un invito a Trump a fare chiarezza. "Quello che ora resta da fare al Presidente è parlare direttamente al suo popolo sugli obiettivi della missione in Siria, cercare l'appoggio del Congresso e rendere chiara a tutti la base giuridica su cui si fonderanno tutte le azioni militari e diplomatiche degli Stati Uniti. Nel frattempo, dovrebbe riaprire quella porta che aveva sbattuto in faccia ai rifugiati siriani. La reazione umana del Presidente Trump alla vista dei troppi cadaveri dopo l'attacco con il gas dovrebbe estendersi a tutte le vittime della guerra civile siriana, in primis verso coloro che tentano di sfuggire a quella brutale violenza.”

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