Pubblicità

L'altra corsa alle Europee: sarà donna. Giovane. E verde

bianchi-jpg
bianchi-jpg

Gli ambientalisti. I millennials. I transnazionali. E gli impresentabili. Ecco i candidati degi altri Stati che si presentano al voto del 26 maggio

bianchi-jpg
Ambientalisti, giovani, trasnazionali, donne. E impresentabili. Si vota per loro alle prossime elezioni europee del 26 maggio, dal Portogallo alla Finlandia, da Cipro all’Estonia. Complici i terremoti politici, tra i prossimi eletti ci saranno molte novità. In aumento è il numero delle donne, in posizioni di rilievo nelle liste. E dei giovani: alle soglie dei nuovi anni Venti è un tratto quasi provvidenziale. E siccome per millennial e donne i cambiamenti climatici sono il vero dramma del futuro, molti hanno aderito a partiti ambientalisti.

ONDA VERDE
In Svezia il simbolo della possibilità di un’Europa Verde e solidale è incarnato dalla candidata dei Verdi Alice Bah Kuhnke, di origine ghanese. È stata ministro della Cultura e della Democrazia e presentatrice televisiva oltre che manager. Intestatasi la causa ecologista ha annunciato che, se eletta, si trasferirà in modo permanente a Bruxelles e che quando rientrerà a Stoccolma lo farà rigorosamente in treno per non lasciare impronte di CO2. In Francia invece la nuova stella verde di queste elezioni è Marie Toussant, attivista poco più che trentenne, ha definito la nuova lotta tra padroni e servi quella tra inquinanti e inquinati. Ed è arrivata alla notorietà lanciando una campagna di successo (oltre 5 milioni di firme) volta a citare in giudizio lo Stato francese per la sua inazione contro il cambiamento climatico. In Gran Bretagna i Verdi sono in grande spolvero grazie a personaggi come Magid Magid, 29enne rifugiato somalo, diventato dal maggio 2018 il più giovane sindaco di Sheffield, oltre che primo sindaco verde e immigrato.
Anticipazione
Europee, il candidato che addestra il cane a fare il saluto nazista e gli altri impresentabili
17/5/2019

PIÙ DONNE
La Gran Bretagna è il Paese che si presenta all’appuntamento con un voto che non voleva con il più alto numero di liti in casa. Due le donne, sorelle “famose”, che rappresentano la spaccatura: Rachel Johnson, sorella del celebre pro-Brexit Boris, che si candida con il partito dei “remainer” Change Uk, e Annunziata Rees-Mogg, che segue le orme del fratello Jacob nel volere ottenere un taglio netto con l’Unione. A proposito di donne: quella che potrebbe diventare il vero volto nuovo, nel bene e nel male, dell’emiciclo di Strasburgo è Nathalie Loiseau di Renaissance. Beniamina di Emmanuel Macron, di cui è stata ministro degli Affari europei, è la capolista del nuovo partito liberale che vorrebbe ridisegnare il centro politico in Europa, facendosi capofila di un patto tra famiglie politiche progressiste per fermare l’influenza e dei sovranisti e dei popolari nelle istituzioni. Seconda donna a dirigere la prestigiosa Ena, non è però partita con il piede giusto: il sito francese d’inchiesta Mediapart ne ha rintracciato un passato studentesco come militante di estrema destra che non ha aiutato quando recentemente ha utilizzato, in un’intervista, la parola “zingarella” in senso dispregiativo. Dovrà imparare in fretta a muoversi a Strasburgo se vorrà tenere testa a pesi massimi della sua parte politica come la danese Margret Vestager, giudicata miglior commissario della scorsa Commissione e candidata alla presidenza della prossima o come l’italiana Emma Bonino, la spagnola conservatrice Dolors Montserrat e la liberale tedesca Nicola Beer, solo per citarne alcune. Tra le tante novità femminili sono da segnalare invece giovani donne come Alessia Centioni, da dieci anni a Bruxelles come assistente parlamentare e fondatrice della European Women Association, che a quasi nove mesi di gravidanza sta facendo campagna elettorale senza sosta nelle liste di Nicola Zingaretti, e, dall’altra parte dell’emiciclo, Petra Steger, la trentunenne giocatrice di basket, figlia di Norbert, fondatore dell’Fpö, il partito di estrema destra austriaco.

LARGO AI MILLENNIAL
Quasi una decade più giovane ma altrettanto agguerrito è il candidato Jordan Bardella, portavoce del Rassemblement National di Marine Le Pen, suo attuale braccio destro ed ex presidente dei giovani del Fronte. Sedotto dal discorso di Le Pen, lui ragazzo della banlieue Seine-Saint Denis, entra nel partito a 16 anni e da allora al sua carriera è inarrestabile: a 20 anni è consigliere regionale dell’Île-de-France e a 21, dopo avere creato il collettivo “periferie patriottiche”, prende il posto di Florian Philippot come portavoce del Fronte nazionale. Una laurea in geografia alla Sorbona, oggi a 23 anni è considerato il wonder boy della comunicazione.
Dall’altra parte dello spettro politico si collocano invece giovani come Markéta Gregorova, informatica e attivista ceca di 26 anni, presidente del partito europeo dei Pirati, seconda sulla lista per le europee dopo il leader nazionale Marcel Kolaja, e la capolista del partito di estrema sinistra della France Insoumise, Manon Aubry, portavoce per le questioni fiscali di Oxfam, che, a soli 20 anni, potrebbe diventare la più giovane eurodeputata di sempre (il record attuale spetta alla verde tedesca Ilka Schroeder, eletta a 21 anni e oggi al quinto mandato).

I TRANSNAZIONALI
Ma la giovinezza non è solo una delle novità dei futuri neo deputati europei. Per la prima volta le elezioni del 2019 vedranno un fiorire di candidati trasnazionali, che per varie ragioni hanno scelto di candidarsi in un Paese diverso dal loro. Ad avere dato inizio al trend sono per lo più esponenti di partiti liberali che credono in un’Europa federale e integrata come Sandro Gozi che, pur ex responsabile degli affari europei per il Pd, ha scelto di candidarsi in Francia tra le file di En Marche. «Dal 1979 eleggiamo i rappresentanti all’europarlamento ma non sentiamo la vita europea come quella nazionale perché non esistono movimenti politici davvero europei», ha detto, «se vogliamo crearli dobbiamo incarnarli». In direzione opposta è andata Caterina Avanza, coordinatrice della campagna europea di En Marche si candiderà con il Pd nella circoscrizione italiana del Nord Ovest. Tra gli italiani ci sono anche Luciana Castellina, storica militante comunista, fondatrice del Manifesto e già eurodeputata che a 90 anni si candiderà in Grecia con Syriza, e Andrea Venzon, creatore del partito liberale trasnazionale Volt, i cui candidati parteciperanno alle elezioni in Benelux, Germania, Bulgaria, Svezia e Spagna. Venzon, non essendo riuscito a raccogliere le 150mila firme richieste in Italia e avendo il Comitato europeo di Volt bocciato una possibile alleanza della filiale italiana con Più Europa o Europa Verde, si presenterà da indipendente nel collegio di Londra.
In Germania, invece, con Diem25, il movimento transazionale di sinistra da lui creato, si candiderà l’economista greco Yanis Varoufakis, divenuto celebre per la sua opposizione alle misure di austerità imposte alla Grecia quando era ministro dell’economia del governo di Tsipras, insieme al 36enne filosofo croato Srtécko Horvat. Contestualmente sulle liste francesi ci saranno la ginecologa greca Chrysola Zacharopoulou e lo spagnolo Ugo Lopez, entrambi con Renaissance. Tra i cognomi celebri è poi da notare Nicolas Barnier, il 33enne figlio di Michel, negoziatore della Brexit per conto dell’Unione e candidato informale alla presidenza della prossima Commissione. Non avendo ricevuto un posto sicuro con il partito francese, Nicolas ha accettato l’offerta ricevuta dal partito belga del premier Charles Michel, amico di famiglia.

IMPRESENTABILI
Ma non tutti coloro che entreranno in parlamento hanno a cuore il progetto europeo. In Gran Bretagna tra i candidati dell’Ukip ci sono Carl Benjamin e Mark Meechan. Il primo è stato espulso da Twitter per avere scritto «non ti violenterei nemmeno» a una deputata del Labour, Jess Phillips. Il secondo ha dovuto pagare una multa di 800 sterline per avere insegnato al suo cane a fare il saluto nazista dietro comandi vocali del tipo “a gas gli ebrei”, postando poi i simpatici sketch su Youtube. In Spagna il capo della lista per le europee del nuovo partito di estrema destra Vox è un falangista, ovvero un fascista senza infingimenti: Jorge Buxadé Villalba, classe 1975, dal 2016 membro del comitato esecutivo del partito, già nel 1995 si era presentato senza successo alle elezioni europee con Falange Española de las Jons e aveva dichiarato che José Antonio e Ernesto Giménez Caballero, due degli ideologi del fascismo spagnolo, erano delle “anime superiori”. Questa volta però ha alte probabilità di entrare nel consesso europeo, magari insieme all’affine Caio Giulio Cesare Mussolini, candidato con Fratelli d’Italia.
C’è da chiedersi cosa farà infine a Bruxelles la leghista dell’ultima ora Francesca Donato, presidente dell’associazione Eurexit? Di sicuro c’è solo che - se eletta - riceverà un lauto stipendio proprio dalle istituzioni che vorrebbe distruggere. Senza nemmeno l’attenuante inglese di essere pronta a rimettere il mandato una volta siglato l’accordo d’uscita.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità