Il pasticcio delle sanzioni sportive contro la Russia lievita di settimana in settimana. L’ultima cannonata alla credibilità di un sistema fondato sull’ipocrisia l’ha sparata il tennis. Niente atleti russi a Wimbledon. Roma si voleva allineare su indicazione di Giovanni Malagò, presidente del Coni e membro del Cio, il comitato olimpico internazionale. Ma non sarà possibile. Così Daniil Medvedev e Andrej Rublëv, rispettivamente l’ex numero uno della classifica Atp e il recente vincitore del torneo di Belgrado contro il capolista Atp Novak Djokovic, non si esibiranno sul prato londinese, gestito dall’All England tennis and croquet club che è un circolo privato e può scegliere chi non invitare sui campi di Wimbledon. Invece giocheranno come atleti neutrali sulla terra battuta del Foro Italico che è un impianto del Coni, dunque pubblico.
Mentre gli atleti fanno lo slalom fra i divieti e i cavilli legali, il trattamento riservato ai membri russi dello stesso Cio è ben diverso. Poco prima di Pasqua, il comitato retto dal tedesco Thomas Bach ha comunicato che i due membri eletti Elena Isinbayeva, ex astista, e Samil Tarpišev, ex tennista, e i due membri onorari Alexander Popov, ex nuotatore, e Vitalj Smirnov, già viceministro dello sport dell’Unione sovietica, «non rappresentano il loro paese nel Cio e, in ogni caso, non ci sono riunioni del Cio organizzate al momento che prevedano la presenza dei membri russi».
In sintesi, la politica dello sport preferisce riservare le sue punizioni agli atleti, qualunque cosa pensino dell’aggressione russa all’Ucraina, e proteggere gli esponenti della sua casta anche se hanno mostrato a più riprese negli anni il loro feeling speciale con Vladimir Putin. È il caso di Isinbayeva, detentrice del record mondiale, che si è ritirata nel 2016 in polemica con la federazione mondiale di atletica (Iaaf). Isinbayeva si era opposta al bando della bandiera russa dalle gare fino a tutto il 2022 per lo scandalo del doping di stato.
Yelena Isinbaeva
L’ambiguità del Cio è stata sfruttata a dovere dai capataz dello sport russo. Il presidente del Roc (Russian Olympic Committee) Stanislav Pozdnjakov ha auspicato l’iscrizione della Russia alle federazioni sportive dell’Asia, contro l’Europa «russofoba». Il suo vice Igor Levitin ha dichiarato: «Dobbiamo tornare alle origini del nostro sport nazionale, lo sport sovietico».
L’invito è stato subito accolto dal governo di Mosca. Oleg Matytsin, ministro dello Sport, ha rilanciato le posizioni del Roc. Secondo Matytsin, «uno specifico piano d’azione» è già stato elaborato dalla Russia e dalla Bielorussia, l’altra vittima del bando internazionale che si è portata avanti coi lavori eleggendo a capo del comitato olimpico Viktor Lukashenko, 46 anni, primogenito del leader dei russi bianchi, il superputiniano Alexander.
Back in the Ussr? La canzone dei Beatles è il nuovo slogan dell’autarchia sportiva di guerra. Per funzionare, non può limitarsi a Mosca e Minsk. Armenia, Tajikistan, Kazakhstan sono fra le nazioni che potrebbero aderire alle Spartachiadi del ventunesimo secolo, ricalcate sui giochi dell’Internazionale comunista tenuti fra il 1928 e il 1952, quando il potere staliniano stabilì di uscire dallo sport dogmaticamente corretto per affrontare la concorrenza capitalista ai giochi olimpici di Helsinki.
Il sogno proibito è coinvolgere la Cina. Considerati gli equilibrismi della Repubblica popolare, non sarà facile. Lo dimostra la vicenda della coppa “Pace e amicizia”, un quadrangolare di pallamano femminile giocato a Mosca il 22 e 23 aprile e vinto dalle padrone di casa in finale contro la Bielorussia. L’agenzia di stato Tass ha esaltato la partecipazione di una rappresentativa cinese scesa in campo con lo pseudonimo alquanto diplomatico di Goldhand United. Il ministro Matytsin ha ringraziato la federazione di handball cinese che, per parte sua, si guarda bene dal cercarsi guai con il Cio.
Più controversa è la vicenda del volley. I mondiali maschili dovevano tenersi in Russia fra agosto e settembre. La federazione internazionale Fivb li ha cancellati. In replica la federazione russa ha chiesto 80 milioni di dollari di danni e ha organizzato due eventi: un memorial Savvin per gli uomini e un altro per le donne dedicato a Boris Eltsin, mentore politico dell’ex tenente colonnello del Kgb. Fra i partecipanti ci dovrebbero essere Cina, Turchia, Serbia, Cuba, Iran, Repubblica dominicana e Thailandia. Ma al Cremlino servirà ben altro che la coppa “Pace e amicizia” o i memorial di pallavolo per replicare all’accerchiamento sportivo del resto del mondo. Le esclusioni ad personam degli atleti russi aggravano l’isolamento, sebbene si basino su un terreno controverso.
La discriminazione sulla base del passaporto rimane una via giuridicamente ardua, se non impercorribile. «La sanzione ai singoli non ha fondamento», dice Leandro Cantamessa, docente di diritto sportivo, «salvo forse il caso di un atleta apertamente schierato per l’invasione. Nemmeno chi tace può essere punito».
Molti sport, calcio in primis, si rifiutano di praticare le sanzioni individuali in base al principio per cui le leghe professionistiche sono organismi privati e ognuna decide per sé. La statunitense Nhl, che organizza il maggiore campionato di hockey su ghiaccio, lo sport preferito da Putin, marcia verso i playoff che assegneranno la Stanley cup a partire da maggio, con oltre quaranta giocatori russi in pista. Al momento, non intende sanzionarli in alcun modo, senza discriminare fra il putiniano Alex Ovečkin e l’antiputiniano Artemij Panarin. Per ora la stessa Wta, la lega del tennis femminile, non ha preso provvedimenti contro le sue associate.
Insomma solo una parte dello sport si sta allineando alle linee guida della International cat foundation, che ha bandito dai suoi concorsi di bellezza i gatti di origine russa. Battute a parte, la guerra ha messo in crisi una falsa coscienza durata vent’anni, da quando gli oligarchi russi hanno sommerso club e federazioni di denaro non sempre a prova di antiriciclaggio. Putin ha ottenuto la medaglia dell’Ordine Olimpico, l’onorificenza più prestigiosa del Cio, già nel 2001 durante il suo primo mandato presidenziale. Nel 2007 ha conquistato i Giochi invernali e appena un anno dopo ha invaso la Georgia senza perdere Sochi 2014, costata la cifra record di 50 miliardi di dollari.
Daniil Medvedev
Dopo l’invasione dell’Ucraina Putin si è visto togliere la medaglia. Fra i capi d’accusa della comunità sportiva internazionale c’è persino la rottura della tregua olimpica, riferita alle Paralimpiadi tenute a Pechino dal 4 marzo. Ma Putin bombarda anche durante la Pasqua ortodossa e, a dirla tutta, anche Sparta era stata esclusa dalle Olimpiadi per avere attaccato Mantinea durante la tregua. Era il 420 avanti Cristo. Da allora sono progredite solo le armi.