L’ennesimo massacro in una scuola degli Stati Uniti riapre il dibattito sul tema del facile accesso a pistole e strumenti da guerra. Ma le lobby non arretrano. E i sostenitori del Secondo emendamento usano argomenti che, visti da noi, sembrano lunari. Abbiamo parlato con C.J. Grisham, fondatore dell’associazione Open Carry Texas

Sandy Hook in Connecticut, Parkland in Florida, Santa Fe in Texas, Roseburg in Oregon. E prima ancora, solo per citare le stragi più cruente, Columbine e Virginia Tech. In America si ingrossa sempre di più la comunità di chi ha perso figli, fratelli, nipoti, amici, vittime di sparatorie nelle scuole.

 

Martedì l’ultima, in Texas, alla Robb Elementary School della cittadina di Uvalde. Sono morte ventidue persone, diciannove erano bambini, tre gli adulti, compreso l’attentatore diciottenne Salvador Ramos, studente delle superiori nello stesso complesso. Il presidente democratico Joe Biden ha ripetuto di essere “stanco”, di voler agire per fermare “questa carneficina”. Ha chiesto al Congresso di lavorare ad una legge di “buon senso” perché il Secondo Emendamento - che nella Costituzione americana garantisce il diritto al possesso delle armi - “non è assoluto”. Biden ha anche fatto alla nazione una domanda destinata a restare ancora per molto senza risposta: “Quando riusciremo a opporci alle lobby delle armi?”. Una lobby potentissima in cui capeggia la National Rifle Association, con una capacità di spesa di oltre 250 milioni di dollari all’anno, più di quanto abbiano a disposizione tutte le associazioni che si battono per il controllo delle armi messe insieme.

 

I morti aumentano e oggi l’ombra sul volto di Biden è la stessa che si posò sull’ex presidente Barack Obama dopo la carneficina delle elementari di Sandy Hook del 2012, quando a perdere la vita furono in ventisei. Ma non è cambiata, massacro dopo massacro, neanche la posizione di lobbisti e pro-gun. A scontrarsi sono ancora una volta due Americhe che leggono il problema con lenti diverse: quella di chi pensa che troppe armi rendano la società meno sicura e quella più conservatrice di chi invece sostiene che per dormire sonni tranquilli ci sia bisogno di più pistole e fucili.

 

All’indomani della sparatoria di Uvalde, abbiamo raggiunto al telefono C.J. Grisham, uno dei più noti sostenitori del Secondo Emendamento nello Stato del Texas, per chiedergli se l’ennesimo dramma avvenuto proprio a casa sua gli abbia instillato il dubbio che negli Usa ci possa essere effettivamente un problema legato alla quantità di armi in circolazione. Grisham, ex militare e fondatore dell’associazione Open Carry Texas, ha lavorato instancabilmente per fiancheggiare il passaggio di una legge firmata dal governatore Greg Abbott l’anno scorso; un provvedimento tra i più permissivi dell’Unione, che consente sostanzialmente a chi abbia almeno ventun’anni di portare sempre con sé un'arma, senza bisogno di licenza. Per l’acquisto, come nel caso di Ramos, bastano diciotto anni.

 

Grisham, che cosa ha provato quando ha saputo dell’ennesima sparatoria di massa, avvenuta proprio in Texas?
«Rabbia e frustrazione. Nessuno dovrebbe mai portare i propri figli a scuola e preoccuparsi di non sapere se torneranno o meno a casa. Non c’è nulla che spieghi l’uccisione di questi bambini innocenti».

 

Per noi europei è inconcepibile pensare che in America un diciottenne non possa comprare una birra, ma possa tranquillamente acquistare una pistola.
«La nostra Costituzione tutela il diritto a possedere armi. Non dice nulla invece riguardo agli alcolici. Ci sono molte cose che puoi fare a diciotto anni; puoi votare, arruolarti, per esempio, anche se non puoi bere. Non è una questione legata alle armi. A diciotto anni sei un adulto, con tutti i diritti che questo comporta».

 

A proposito della Costituzione, lei non pensa che la carta debba essere letta alla luce della realtà in cui viviamo oggi? La sua controparte non chiede la confisca delle armi, ma maggiori restrizioni all’accesso.
«Questa argomentazione è fuorviante. Pensare di vietare un certo tipo di armi perché non esistevano nel 1791 quando è stato adottato il Secondo Emendamento, è sbagliato. Seguendo questo ragionamento, dovremmo eliminare la libertà di parola online, perché al tempo del Primo Emendamento non c’era internet. Il Secondo Emendamento certo non protegge l’azione di una persona che entra in una scuola e uccide così tanti bambini, non c’è alcun diritto costituzionale che te lo permetta».

 

C’è chi in campo conservatore apre uno spiraglio a qualche forma di regolamentazione. Lei cosa sarebbe disposto ad accettare?
«Nessun’altra regola, oltre a quelle che già abbiamo. Anzi, sono già troppe. Il problema non sono le armi. Non è la pistola che da sola va in una scuola e inizia a sparare. È stato un ragazzo malato a premere il grilletto contro quei bambini. Le leggi che vogliono il presidente Biden e i Democratici sono state introdotte a New York ad esempio, ma a Buffalo (dove il 14 maggio un diciottenne ha freddato dieci persone all’interno di un supermercato, NdR) non hanno funzionato. Perché no? Perché disarmare le persone non le protegge, piuttosto fa vittime».

 

Da tempo, ma soprattutto in conseguenza della pandemia, gli Stati Uniti, come tanti altri Paesi, stanno vivendo una crisi legata alla salute mentale. Non pensa che il facile accesso alle armi possa essere pericoloso in questo contesto?
«Dobbiamo affrontare la questione della salute mentale, non delle armi. Premesso che le persone con problemi mentali non vanno tutte in giro a sparare, è vero però che se a un malato togli il fucile, userà la pistola e se gli togli la pistola userà coltelli o un’auto. Se vuole agire con violenza, ci riuscirà indipendentemente dal mezzo».

 

Ma un’arma da fuoco causa più morti e in molto meno tempo di un coltello, non crede?
«Il problema non è l'arma, ma la persona. Non c'è differenza morale nella mia mente tra un uomo che uccide quindici persone e un uomo che ne uccide due».

 

Lei sostiene che il punto non siano le armi, però le sparatorie di massa nelle scuole sono un fenomeno che oramai caratterizza la società americana. Davvero non vede nessuna correlazione con il numero così elevato di armi pro capite (120 ogni 100 abitanti)? In questo Paese ci sono più armi che cittadini.
«Dovremmo essere la nazione più violenta del mondo, ma non lo siamo. Si può far apparire una statistica in qualsiasi modo si voglia, semplicemente restringendola e togliendo tutte le variabili. Abbiamo più controllo nelle scuole che in qualsiasi altro luogo; quindi forse non sono le armi il problema, forse lo è il divieto di usarle nelle scuole, dove gli insegnanti non possono proteggere i ragazzi. Dobbiamo invece capire perché le persone uccidono. Nel nostro Paese ai giovani non viene insegnato come affrontare le avversità della vita; non hanno gli strumenti per farlo e allora ricorrono alla violenza».

 

Se la colpa non è dell’arma in sé, possiamo dire almeno che l’accesso facile sia pericoloso? Studi dimostrano che le sparatorie di massa avvengono in numero più alto negli Stati con leggi più permissive.
«Prima di tutto non è così facile comprare un’arma; ci sono comunque dei controlli. Il ragazzo che ha commesso la sparatoria a Uvalde l’aveva comprata in un negozio specializzato. Nulla di quello che i democratici vorrebbero - background check e messa al bando di certe armi - sarebbe stato capace di fermare la sparatoria. Questo ragazzo non aveva precedenti, la sua condizione mentale non era segnalata. Questo è il vero fallimento. Purtroppo non possiamo leggere la mente delle persone. Inoltre, rifiuto l'idea che gli Stati con leggi più permissive sulle armi abbiano tassi più alti o un aumento maggiore di sparatorie. In effetti, ci sono più episodi ma per difesa personale. Le volte in cui un'arma viene usata per proteggere qualcuno sono più numerose di quelle in cui vengono usate per uccidere».

 

Perché in Europa, ad esempio, questo fenomeno non è presente?
«Perché gli Stati Uniti sono un melting pot di culture, gli stati europei sono più omogenei, nazionalisti. E poi noi a differenza dell’Europa, non siamo un Paese totalitario. Noi crediamo nella libertà e con la libertà arrivano anche dei rischi».

 

In che senso? Di che cosa sta parlando?
«L’Europa non permette al suo popolo di armarsi per la difesa personale».

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