Pubblicità

Oltre Gaza e Ucraina: le altre guerre nel mondo di cui parliamo troppo poco

Il conflitto in Medio Oriente e quello nel'Europa dell'Est sono solo due dei fronti dello scacchiere mondiale. Su cui si giocano interessi, equilibri e politica dei nuovi blocchi. Ecco i principali scontri in corso

Per il politologo John Mearsheimer ci sono gli interessi degli Usa dietro la guerra in Ucraina. Per Aleksandar Đokić, analista che scrive per Novaya Gazeta, è la Russia a essere «agente del caos». E c’è la sua ombra anche dietro la ripresa del conflitto israelo-palestinese: la Russia è un partner debole di Israele colluso con il regime iraniano da cui acquista le armi per combattere in Ucraina e con cui stringe alleanze in Siria per sostenere il presidente Bashar al Assad.

 

A guardarli con uno zoom, con attenzione, si vede che nella maggior parte dei conflitti nel mondo si riflettono le tensioni tra gli Stati più potenti che si contendono le aree di influenza. Come l’Iran che sembrerebbe sostenere con armi e supporto logistico gli Houthi in Yemen. O che, in disaccordo con la normalizzazione delle relazioni tra Israele e l’Arabia Saudita, potrebbe aver sostenuto l’attacco di Hamas. Come la Cina che a forza di investimenti punta a stabilizzare i Paesi politicamente precari per favorire le relazioni economiche, in Myanmar, ad esempio. O come la Russia, tra i probabili fautori dell’instabilità del Sahel per sottrarre la regione all’influenza occidentale. 

 

Così, dimostrano anche le rinnovate tensioni nei Balcani tra Kosovo e Serbia, ad aumentare la complessità degli equilibri locali, contribuiscono le dinamiche internazionali: con le potenze più grandi che si appropriano di istanze, nazionalismi, rancori storici, dispute territoriali, etniche, religiose pur di estendere il proprio controllo sulle aree più fragili.

 

Ecco alcune delle aree ad alta tensione oggi nel mondo:

 

Sudan
Da aprile 2023, le tensioni tra le principali forze del Paese sono sfociate in guerra tra l’esercito sudanese e le forze paramilitari Rsf. Dalla capitale gli scontri si sono estesi anche fuori Khartum. Sono morte più di 9mila persone.
 

Nagorno Karabakh 
Il Nagorno-Karabakh cesserà di esistere dal 2024. In conflitto con l’Azerbaigian da oltre 30 anni, a decretare la fine del sogno d'indipendenza è stato l’attacco azero dello scorso 19 settembre. Migliaia di persone stanno lasciando le loro case.
 

Siria
Era iniziata come una protesta contro il regime del presidente Assad nel 2011. Si è trasformata in un guerra che ha distrutto il Paese. Le molteplici forze in campo hanno fatto sì che il conflitto estendesse fino a oggi, sebbene Assad abbia riconquistato gran parte del territorio.

 

Yemen
I combattimenti tra i ribelli Houthi e la coalizione saudita che sostiene il governo dello Yemen si sono attenuati nel 2023. Tuttavia i tentativi di pace vanno a rilento, gli attacchi di Al-Qaeda sono aumentati, la crisi umanitaria non è migliorata: 21,6 milioni di persone hanno bisogno di aiuti.

 

Ucraina
Dopo un anno e 8 mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, ultimo tassello di una guerra iniziata nel 2014 con l’annessione della Crimea, i combattimenti e gli attacchi aerei hanno causato più di 22 mila vittime civili, 5,1 milioni di sfollati interni 6,2 milioni di persone hanno lasciato il Paese.  Sono 17,6 milioni quelli che necessitano di assistenza umanitaria.

 

Israele-Palestina
Il conflitto israelo-palestinese ha ripreso la forma della guerra il giorno dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, quando il governo di Netanyahu ha dichiarato guerra al gruppo militante islamico che controlla Gaza dal 2006. Secondo l’Onu il rischio che in conflitto si espanda è «molto reale e pericoloso». Nella Striscia la crisi umanitaria sta devastando la popolazione.

 

Somalia
Iniziato nel 1991 per abbattere la dittatura di Siad Barre, il conflitto si è diventato in una guerra di matrice religiosa: al-Shabaab usa la debolezza del governo somalo per prendere il controllo del territorio. I suoi continui attacchi, anche negli stati confinanti come in Kenya, compromettono la capacità del governo di contrastare l’emergenza fame.

 

Sahel 
A causa della confluenza di governi deboli e illegittimi, del declino economico e degli effetti del cambiamento climatico, negli Stati della regione, negli ultimi 10 anni, violenza, conflitti e criminalità sono aumentati tanto da mettere in pericolo la stabilità del continente. Tra le aree più critiche, Liptako-Gourma e il bacino del Lago Ciad: l’estremismo violento all’incrocio tra Camerun, Ciad, Niger e Nigeria è cresciuto parallelamente all’emersione di Boko Haram nel nord della Nigeria.

 

Pakistan
Le tensioni tra India e Pakistan per il Kashimir sono iniziate nel 1947 durante la spartizione britannica. Visto il perpetrarsi della violenza negli anni, periodicamente sfociata in guerra, e  la crescita della minaccia terroristica, le preoccupazioni per un scontro militare sono alte. Entrambi gli Stati hanno armi nucleari. Da quando i Talebani sono tornati in Afghanistan, il Pakistan fronteggia anche tensioni al confine e l’espansione del TTP.

 

Myanmar
A febbraio 2021 un golpe militare ha rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi. Le proteste si sono trasformate in guerra diffusa. Dopo il golpe, la crisi economica ha aggravato l’impossibilità per le minoranze discriminate, come i Rohingya, di accedere ai beni di prima necessità.

 

Kosovo - Serbia
Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008 ma la Serbia non lo riconosce. Negli ultimi mesi diversi episodi di violenza, tra cui l’assalto a un villaggio nel Nord da parte di un commando di terroristi serbi, durante il quale è morto un poliziotto kosovaro, hanno riacceso le tensioni tra i due Stati.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità