L'intervento della presidente della Commissione Ue al Parlamento europeo: "L'Europa non è all'origine dello scontro, siamo aperti al dialogo ma pronti a proteggere la nostra gente. Le tariffe peggiorano le cose per tutti"

Alla vigilia del “Liberation day”, come Donald Trump ha ribattezzato il giorno in cui entreranno in vigore i nuovi dazi, la presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen ha definito “sbagliato” il muro contro muro commerciale. “Tanti europei si sentono profondamente scoraggiati dagli annunci provenienti” da Washington, ha detto intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo in corso a Strasburgo. “Sia chiaro - ha aggiunto - l’Europa non ha iniziato questo scontro. Ma il messaggio che voglio trasmettervi oggi è anche che abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità”. Le rassicurazioni dei vertici dell’Ue non bastano però per tranquillizzare i mercati. Le borse europee, nella seduta di lunedì 31 marzo, hanno bruciato complessivamente 245 miliardi di euro, anche se oggi - 1 aprile - hanno aperto in leggero rialzo. Dopo quelli del 25 per cento su acciaio e alluminio, da domani il turno dei dazi reciproci: tariffe speculari rispetto a quelle che i partner commerciali applicano sulla merci statunitensi. E poi, dal 3 aprile, sarà il turno delle automobili (anche qui previste tariffe del 25 per cento sui veicoli finiti e con componenti realizzati al di fuori dai confini statunitensi).

"Questo scontro non è nell'interesse di nessuno"

"Questo scontro non è nell’interesse di nessuno”, ha sottolineato von der Leyen di fronte agli europarlamentari a Strasburgo in occasione del dibattito sui risultati del Consiglio europeo dello scorso 20 marzo. Quella tra l’Unione europea e gli Stati Uniti “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva”. Le affermazioni della presidente della Commissione europea sono supportate dai dati dell’Us Census Bureau, agenzia del Dipartimento del commercio statunitense, che per il 2023 ha calcolato scambi dal valore di 576,3 miliardi di dollari; numeri che fanno dell’Ue il primo partner degli Usa, seguita da Messico e Cina. “Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per farlo", ha proseguito von der Leyen, citando “contromisure molto decise, se necessario”. La riposta europea, ha garantito, sarà unita e determinata: "Sono già in contatto con i nostri capi di stato e di governo sui prossimi passi. Oggi abbiamo il dibattito parlamentare e valuteremo attentamente gli annunci di domani per calibrare la nostra risposta. Il nostro obiettivo è una soluzione negoziata. Ma ovviamente, se necessario, proteggeremo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende". Un punto di forza che von der Leyen ha sottolineato durante la seduta dell'Europarlamento è la capacità di "diversificare il nostro commercio con altri partner". Sono tutt'ora in corso, infatti, trattative per arrivare ad accordi di libero scambio con il Sud America (il trattato Mercosur) e, ma ancora in fase preliminare, con l'India, un mercato da oltre un miliardo di persone.

 

Finora, “l’amministrazione statunitense ha annunciato un aumento del 25 per cento delle tariffe sulle importazioni di acciaio, alluminio, automobili e componenti per auto. I prossimi settori ad affrontare le tariffe saranno i semiconduttori, i prodotti farmaceutici e il legname. E domani ci aspettiamo un altro annuncio, con le cosiddette tariffe 'reciproche' che si applicheranno immediatamente a quasi tutti i beni e a molti paesi del mondo. Naturalmente ci sono gravi problemi nel mondo del commercio. Sovraccapacità, squilibri, sussidi ingiusti, negazione dell'accesso al mercato, furto di proprietà intellettuale. Sento gli americani, quando dicono che altri hanno approfittato delle regole. Sono d'accordo. Anche noi ne soffriamo. Quindi capisco che l'America voglia reindustrializzarsi, e così anche l'Europa. Quindi lavoriamoci”. Ma, ha sottolineato von der Leyen ripetendo un concetto espresso in tantissime altre occasioni, “i dazi in generale peggiorano le cose, non le migliorano”. Le barriere commerciali, nei fatti, "sono tasse che saranno pagate dalla gente. Sono tasse per gli americani sui loro generi alimentari e sulle loro medicie. I dazi alimenteranno solo l'inflazione, esattamente l'opposto di ciò che vogliamo ottenere. Le fabbriche americane pagheranno di più per i loro componenti prodotti in Europa. E ciò - ha detto la presidente della Commissione - costerà posti di lavoro. Creerà un mostro burocratico di nuove procedure doganali. Sarà un uncibo per tutt gli importatori statunitensi. E oggi nessuno ne ha bisogno, né negli Stati Uniti né in Europa".

"Troppi ostacoli nel mercato unico"

L’offensiva commerciale statunitense è un occasione per l’Europa per ripensare anche il suo mercato unico, dove “ci sono troppo ostacoli”. Secondo una ricerca del Fondo monetario internazionale, citata da Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività europea, gli ostacoli interni all’Ue ammontano al 45 per cento per l’industria manifatturiera e al 110 per i servizi. L’ex premier italiano “ha ragione quando dice: ‘Le elevate barriere interne sono molto più dannose per la crescita di qualsiasi dazio’ - ha proseguito von der Leyen -. Il mercato unico è nato per abbattere le barriere tra i nostri Paesi. Per eliminare dogane e dazi. E per rendere semplice fare affari in Europa. Dobbiamo tornare a quell'idea e realizzarla”. Per le piccole e medie imprese “deve essere più facile vendere lo stesso prodotto in tutti gli Stati membri, invece di etichettarlo 27 volte per rispettare le leggi nazionali. Deve essere più facile per i professionisti lavorare oltre confine, invece di rimanere bloccati in diverse burocrazie nazionali. Deve essere più facile per le aziende tecnologiche lanciare un nuovo servizio in tutta Europa, invece di dover gestire 27 procedure diverse. E deve essere più facile per gli europei investire in Europa, invece di inviare i propri risparmi dall’altra parte del mondo. Questa - ha garantito la presidente della Commissione europea - è la promessa del nostro mercato unico. E dobbiamo realizzarla”. Il primo passo sarà il prossimo mese, quando il vicepresidente Stéphane Séjourné presenterà le prime proposte per “rimuovere alcune di queste barriere e impedirne di nuove”. Riforme “attese da tempo”, ha concluso von der Leyen, che “ora sono più urgenti che mai. In un’economia globale in tempesta, il mercato unico è il nostro porto sicuro. Trent’anni dopo che Hacques Delors ha posato la sua prima pietra, è il tempo di finire il lavoro”.

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