“L'Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) è profondamente preoccupata per l'annuncio del presidente degli Stati Uniti di ulteriori dazi sul nostro settore. Arriva in un momento di svolta per la trasformazione del nostro settore e mentre la feroce concorrenza internazionale aumenta”. È la prima reazione alla firma del presidente Usa Donald Trump su un ordine esecutivo che impone dazi "permanenti" del 25%" sulle importazioni di auto negli Stati Uniti, una misura che colpisce centinaia di miliardi di dollari di beni. Il direttore generale dell'Acea, Sigrid de Vries, prova a spiegare all’amministrazione Usa che “le case automobilistiche europee investono negli Stati Uniti da decenni, creando posti di lavoro, promuovendo la crescita economica nelle comunità locali e generando enormi entrate fiscali per il governo degli Stati Uniti”, esortando il presidente Trump “a considerare l'impatto negativo dei dazi non solo sulle case automobilistiche globali, ma anche sulla produzione nazionale degli Stati Uniti”. I dazi, infatti, non avranno solo un impatto sulle importazioni negli Stati Uniti, una penalità che i consumatori americani probabilmente pagheranno, ma le misure sui componenti automobilistici danneggeranno anche le case automobilistiche che producono auto negli Stati Uniti per i mercati di esportazione. I produttori europei esportano tra il 50% e il 60% dei veicoli che producono negli Stati Uniti, dando un contributo positivo sostanziale alla bilancia commerciale degli Stati Uniti.
La Germania il Paese Ue più colpito
Dunque, cosa accadrà adesso? Quali saranno le vere conseguenze di questo provvedimento che secondo Trump porterà nelle casse Usa almeno mille miliardi di dollari dalle nuove tariffe? E soprattutto quali sono gli Stati maggiormente colpiti e quali costruttori? A vedere dai numeri, in testa a questa devastante classifica c’è naturalmente il Messico dove molti costruttori di tutto il mondo hanno impiantato le fabbriche. Il valore del business si aggira intorno ai 78,5 miliardi di dollari con 2,96 milioni di veicoli destinate oltre il confine meridionale degli Usa. Poi c’è il Giappone (39,7 miliardi e 1,377 milioni di veicoli), quindi la Corea del Sud (1,54 milioni di mezzi per un valore di 36,6 miliardi), il Canada (31,2 miliardi di export e 1,06 milioni di veicoli) e la Germania. Ma attenzione, è proprio la locomotiva d’Europa il Paese con il maggior valore unitario delle sue esportazioni: 24,8 miliardi a fronte di 446.566 veicoli. In pratica, ogni vettura esportata dai tedeschi negli Usa vale oltre 55.600 dollari, quasi il doppio dei veicoli degli altri Paesi.
L'Italia rischia per la componentistica
E dalla Germania si arriva anche all’Italia. Non all’industria dell’auto ma a quella della componentistica, fortemente integrata nelle attività produttive tedesche: dal 10 al 30% di un'auto assemblata negli impianti di Bmw, Volkswagen o Mercedes ha origini italiane. Secondo i dati Anfia, la Germania ha importato il 19,9% dell'intera produzione di componentistica del nostro Paese. Al primo posto c’è il gruppo Jaguar-Land Rover di proprietà degli indiani della Tata: il 100 per cento dei modelli in vendita in America è infatti importato. Seguono, in questa seconda e altrettanto devastante classifica la Volkswagen (80% di auto vendute negli Stati Uniti d’importazione), Mercedes-Benz (63%), Bmw (52%) e Stellantis (45%).
Più di 3 miliardi di costi per i tedeschi
Dunque, vediamo alle conseguenze. La manovra dei dazi, in base alle prime stime porterà un costo aggiuntivo di 3-3,5 miliardi di dollari per i produttori tedeschi (2 % dei ricavi del gruppo Bmw, 1% per il gruppo Volkswagen e 10% per Porsche). Scendendo nel dettaglio, si tratterebbe di un prezzo unitario delle importazioni di circa 60 miliardi di dollari, circa 3.800 dollari sui singoli veicoli venduti negli Stati Uniti. Costo che verrà in gran parte ribaltato sui listini e quindi sugli stessi consumatori americani. E a proposito di effetto interno, le tariffe aggiuntive sulle automobili annunciate da Trump avranno un impatto “significativo” sui costi di produzione delle americane Tesla, ha avvertito Elon Musk. “Per essere chiari, questo inciderà sul prezzo dei pezzi di ricambio per auto Tesla che provengono da altri paesi. L'impatto sui costi non è insignificante”, ha detto sul suo social network X l'imprenditore stretto alleato del presidente americano. Quale sarà la riposta di Trump?