Usman dice di avere 24 anni. Quando entra nella sala d’aspetto dell’ambulatorio, in un vicolo del centro storico di Genova, è accompagnato da un adulto. La dottoressa gli chiede di seguirla nello studio, da solo, per poterlo visitare: Usman dice di sentirsi debole, ha la febbre. Quando lo ausculta, la dottoressa vede una serie di lividi sulla schiena, ma lui non ne vuole parlare. Dietro ai suoi silenzi c’è una storia di tratta e di abusi. Usman, in realtà, ha 17 anni. È fuggito dalla Siria con l’aiuto di un amico del padre, che a sua volta lo ha affidato ad altri conoscenti fino all’arrivo in Italia. Usman non ha documenti e a Genova è stato affidato a Iqbal, un uomo che lo costringe a lavorare 12 ore al giorno e abusa di lui. Ma per arrivare a questa verità bisogna riuscire a porre le domande giuste: perché un approccio troppo diretto o una frase lapidaria possono chiudere ogni spiraglio.
È quello che accade in un film costruito come un gioco interattivo: chi guarda deve, di volta in volta, scegliere qual è la domanda migliore da porre a Usman. Procedere, tra sentieri che si biforcano, in modo che la vittima possa fidarsi. E farsi aiutare. Il video (sulla piattaforma stuckintrafficking.org) è stato ideato per sensibilizzare sul tema della tratta e formare gli operatori che la combattono. Ha già raggiunto quasi un milione di visualizzazioni ed è uno dei pilastri del progetto europeo “Kleos-Stuck in Trafficking” contro il traffico di persone migranti, che coinvolge partner da cinque Paesi europei (Italia, Spagna, Grecia, Polonia ed Estonia) e vede la cooperativa genovese Agorà come capofila.
Perché l’invasione russa in Ucraina e gli altri fronti aperti in Medio Oriente stanno causando un’esplosione del fenomeno: secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea relativo ai dati del 2022 (viene pubblicato ogni due anni), nell’Ue sono state individuate 10.093 vittime di tratta, in aumento del 41 per cento rispetto all’anno precedente. Tra queste, il 63 per cento è rappresentato da donne, destinate per lo più allo sfruttamento sessuale, e il 19, invece, da schiavi sul lavoro: il 51 per cento in più rispetto al 2019-2020. E dopo la pandemia è in costante crescita la nuova forma di adescamento online. Più subdolo da individuare e combattere.
Il progetto “Kleos” – finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione della Ue – è costato due anni di lavoro ed è nato per rispondere a tratta e a sfruttamento sessuale e lavorativo, in rapida evoluzione. Non a caso, i partner provengono dai Paesi dalle frontiere più porose. Inclusa l’Italia che, tra questi, registra il più alto numero di vittime di tratta nel 2022: 2.714. E sono solo quelle emerse. Il gruppo comprende ong come la spagnola Red Incola di Valladolid e l’estone Eluliin di Tallinn, società scientifiche come il Centro Studi Medì di Genova ed Epeksa di Atene, più l’associazione che si occupa di comunicazione, Rise Up, e un’istituzione governativa polacca, l’Ufficio regionale della città di Kielce (non lontano dal confine ucraino). La scelta del nome – «kleos» si può tradurre con «fama» – evoca la responsabilità degli eroi greci nel tramandare le loro gesta: un riferimento alla prosecuzione del precedente progetto “Andreia”. “Kleos” s’interseca con l’entrata in vigore della nuova direttiva europea, adottata nel luglio 2024. Una revisione di quella anti-tratta – la 36 del 2011 – per aggiornare nuove forme di abuso: matrimoni forzati, adozioni illegali, maternità surrogata forzata, con il riconoscimento della tratta via Internet e social media come aggravante.
«Il fenomeno continua a cambiare pelle – spiega Andrea Torre, direttore del Centro Medì che ha realizzato lo studio sugli indicatori di tratta – dopo la pandemia l’offerta del sesso è cambiata: avviene di più attraverso i social, su TikTok, OnlyFans, anche con i gruppi Telegram». L’adescamento si è spostato (anche) online e così il luogo dove si esercita lo sfruttamento, dentro a una stanza e davanti allo schermo del computer, a beneficio di utenti online. Spiega, infatti, il rapporto presentato a Bruxelles il 20 gennaio scorso dalla Commissione europea sui progressi nel combattere il traffico di esseri umani: «La maggior parte degli Stati membri ed Europol confermano il ruolo predominante dei social media, in particolare delle app di incontri, dei siti di escort e per adulti, nel reclutamento di vittime per sfruttamento sessuale». Un esempio è quello di donne cinesi: il loro traffico «è organizzato attraverso call center decentralizzati che operano in alcuni Paesi Ue e in Cina», che «fissano appuntamenti e tariffe per le prestazioni sessuali e trasferiscono il denaro ai responsabili del riciclaggio dei proventi illeciti».
Il traffico di minori – denuncia il quinto rapporto della Commissione europea – è in rapida evoluzione: questi ultimi rappresentano il 19 per cento di tutte le vittime di tratta nell’Ue. Il numero di minori soli che raggiungono i confini italiani continua a crescere: quelli censiti, al 31 dicembre 2024, sono 18.625; sono in maggioranza maschi (88,4 per cento), provenienti soprattutto da Egitto (20,4), Ucraina (18,8), Gambia (11,7), Tunisia (9,6). Nel nostro Paese, nel 2023 sono stati segnalati 21.951 casi di bambini di cui sono state completamente perse le tracce, secondo gli ultimi dati di Telefono Azzurro. Il report di “Kleos” punta il dito sulla legge italiana, che consente l’accoglienza temporanea dei minori soli anche nei centri per adulti. Un limbo dal tempo dilatato: con il rischio concreto che questi ragazzini finiscano per strada. Esposti a ogni pericolo.