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12 gennaio, 2026Dopo la scarcerazione avvenuta nella notte tra l'11 e il 12 gennaio, i due si sono recati negli uffici dell'ambasciata italiana in Venezuela. Hanno telefonato i familiari e raccontato dei mesi di prigionia: "Ci hanno trattato bene. Anche il cibo era sufficiente"
Una sigaretta che sa di libertà. Al primo ingresso nell’ambasciata italiana di Caracas dopo 423 giorni di detenzione, Alberto Trentini era accompagnato da Mario Burlò. I due prigionieri in Venezuela sono stati liberati nella notte italiana tra l’11 e il 12 gennaio. Una bella notizia, tanto che l'ambasciatore Giovanni De Vito ha deciso di trasgredire le regole degli uffici diplomatici per offrire loro il sapore di libertà: due sigarette al cooperante veneziano, due all’imprenditore torinese.
“Posso fumare?”, la richiesta esplicita di Trentini, nelle sue prime parole dopo il rilascio: “È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia”. Corriere e Repubblica accompagnano alla ricostruzione un loro sunto sui mesi di prigionia. “Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato”, avrebbero detto lungo il tragitto con le autorità venezuelane. “Nell’ultimo trasferimento siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte. Anche il cibo era sufficiente”. Oltre alle sigarette, i due avrebbero chiesto dei medicinali.
Squilli oltreoceano
E nel fumo che si diffondeva all’interno degli uffici consolari, subito le chiamate in Italia. Trentini ha telefonato madre e fidanzata, il primo squillo di Burlò è andato alla figlia Gianna. “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci”, ha scritto su Facebook Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Trentini. “Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace”.
Le stesse rassicurazioni arrivano dai legali di Burlò, Maurizio Basile e Benedetto Buratti. “Sta benone. È una persona dalla forza d'animo e dalla vitalità straordinaria. Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”.
Era stato proprio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ad annunciare, intorno alle cinque di stamattina, il rilascio dei due prigionieri. “La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”. Una “costruttiva collaborazione”, ha detto la premier Giorgia Meloni: “Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni, rientreranno presto in Italia. Un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”. Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è unito alle celebrazioni. Una chiamata alla madre di Trentini “per dirle che - scrive Ansa -, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”. Che sa di sigarette e libertà.
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