Mondo
13 gennaio, 2026L'allarme lanciato dall'agenzia Onu. Intanto gli Stati Uniti spingono per portare i colloqui alla fase due, mentre secondo il Times of Israel l'Idf starebbe "preparando un'offensiva a marzo"
Ancora un bimbo al giorno, anche dopo il cessate il fuoco. E una vita che resta “soffocante”. A Gaza si muore ancora: secondo l’Unicef, dall'accordo di inizio ottobre almeno 60 ragazzi e 40 ragazze sarebbero stati uccisi. In tutto fanno cento, in un contesto che l’organizzazione descrive come una calma “solo apparente”. I bombardamenti e gli scontri nella Striscia sono diminuiti, ma non si sono fermati. Quella che il mondo chiama tregua - spiegano da Ginevra - in qualsiasi altro luogo sarebbe considerata “una crisi aperta”.
"Un esercizio di precarietà"
I numeri raccolti dall’agenzia dell’Onu riguardano solo i casi per cui è stato possibile ottenere dati verificabili, e quindi – avverte l’Unicef – il totale reale è probabilmente più alto. Molti bambini sono rimasti feriti. Tra loro c’è Abid Al Rahman, nove anni, colpito da una scheggia di un attacco aereo mentre raccoglieva legna con gli amici a Khan Younis: il frammento è ancora incastrato nell’occhio, stando ai medici che lo hanno visitato.
Intanto continuano le restrizioni su carburante, forniture mediche, gas per cucinare e componenti per le reti idriche e fognarie. Così la sopravvivenza quotidiana resta "un esercizio di precarietà".
emergenza inverno
Alla violenza si somma un’altra emergenza, quella dell’inverno. Nei campi per sfollati a Nord della Striscia, piogge, vento e temperature rigide colpiscono circa 100 mila famiglie che vivono in rifugi di fortuna, senza protezione adeguata. A fine dicembre un bambino di sette anni, Ata Mai, è morto dopo essere stato travolto dalle inondazioni in un campo improvvisato a Sudaniyeh, vicino a Gaza City. Era stato dato per disperso e ritrovato solo ore dopo. I suoi fratelli hanno tutti meno di dieci anni e avevano già perso la madre durante la guerra.
Tra possibili nuovi attacchi e la fase 2
La voragine potrebbe ancora ampliarsi. Per spingere la linea di demarcazione del cessate il fuoco un po’ più in là, verso la costa. Il Times of Israel scrive che l’esercito israeliano "ha elaborato piani per lanciare nuove massicce operazioni militari intensive a Gaza a marzo”. E l’offensiva prenderebbe di mira soprattutto Gaza City. Nel frattempo, gli Stati Uniti osservano alle porte della Striscia e fanno pressione per portare i negoziati con Hamas - di cui chiedono il disarmo - alla fase due. Che, secondo il quotidiano panarabo Asharq al-Awsat, potrebbe cominciare “presto” con dei colloqui al Cairo.
Tra scenari reali e ipotetici, l’Unicef ha intensificato gli interventi nell’enclave: quasi un milione di coperte termiche, centinaia di migliaia di kit invernali per bambini, riparazioni urgenti alle condutture idriche e l’apertura di oltre 70 strutture nutrizionali in tutta Gaza, che hanno permesso di evitare una carestia. Ma, avverte il portavoce James Elder, la riduzione dei bombardamenti non basta se “continua a far seppellire bambini”.
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