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13 gennaio, 2026Il Pentagono ha presentato al presidente degli Stati Uniti "una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete”. Il tycoon annuncia dazi al 25% per chi commercia con Teheran, l'ira della Cina. Intanto non si ferma la repressione: i morti potrebbero essere migliaia
Che fare con la Repubblica islamica? Mentre a Teheran e in tante altre città iraniane le mobilitazioni di massa non si fermano neanche di fronte al pugno duro del regime degli ayatollah - finora i morti accertati sono circa 600, ma si stima che ne siano molti di più - nelle stanze del potere americano si discute di una serie di opzioni. “Una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete”, presentate dal Pentagono a Donald Trump, che potrebbero essere usati contro Teheran. Queste opzioni, come scrive Cbs News, andrebbero “ben oltre i bombardamenti aerei convenzionali”.
Le opzioni sul tavolo
Mentre non viene esclusa la pista diplomatica, tra i possibili obiettivi di un eventuale intervento statunitense potrebbero esserci i siti missilistici e il programma nucleare iraniano, già colpito dai raid americani a luglio durante la guerra dei 12 giorni. Le opzioni più probabili, sostiene il New York Times, resterebbero un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interna iraniano che sta usando la forza contro i manifestanti in piazza. Nelle prossime ore Trump potrebbe ricevere un briefing più dettagliato sulle possibili azioni militari.
L'invito agli statunitensi ad abbandonare il Paese
Intanto l’ambasciata americana in Iran - che non è un’ambasciata fisica ma soltanto “virtuale”, visto che Washington e Teheran non hanno relazioni diplomatiche formali dal 1980, dopo la crisi degli ostaggi - ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare immediatamente il Paese in vista di una possibile escalation nelle prossime ore.
I dazi di Trump
In attesa di una decisione, il presidente Usa ha deciso di colpire Teheran con dazi secondari, in un’economia già fortemente in crisi. Con effetto immediato - ha annunciato su Truth -, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti. Questo ordine - ha avvertito - è definitivo e vincolante”.
La risposta di Teheran
Dal canto suo Teheran alterna risposte dure ad aperture diplomatiche. “La Repubblica Islamica dell'Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata alla guerra” ha messo in guardia il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, aprendo allo stesso tempo a negoziati purché siano "equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco”. Lo stesso Araghchi ha fatto sapere di aver aperto un "canale di comunicazione con l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti" Steve Witkoff. Secondo Axios, Teheran vorrebbe allentare le tensioni con Washington o almeno prendere tempo. Trump ha riferito che ci sarebbe persino “un incontro” in preparazione tra i rappresentanti dei due Paesi, che non hanno relazioni diplomatiche dirette.
La posizione della Cina
Alle minacce di Trump, che ha promesso di colpire chiunque mantenga rapporti commerciali con l’Iran, ha risposto la Cina, che tutelerà "con decisione i suoi legittimi diritti e interessi”, come ha detto la portavoce portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning. Pechino è il principale acquirente del petrolio iraniano, che pesa per circa il 15% delle importazioni totali di greggio.
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