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13 gennaio, 2026La diagnosi operativa dell'apparato di sicurezza americano sulle mosse del tycoon, l'euforia dei falchi repubblicani e il rischio di un progetto per il "collasso interno" dell'Alleanza atlantica. L'Europa studia i possibili scenari e cerchia una data per la svolta: il 7 luglio
Nei corridoi delle intelligence europee il nome in codice non è più Ucraina, né Medio Oriente. È Groenlandia. Un dossier che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato grottesco oggi viene trattato come un rischio concreto, monitorato, scandito da note riservate e telefonate notturne tra capitali alleate. Al centro, ancora una volta, Donald Trump. "È come avere a che fare con un bambino di cinque anni". La frase, attribuita a più fonti dell’apparato di sicurezza americano, circola identica tra Washington, Londra e Bruxelles. Non è una battuta: è una diagnosi operativa. Trump si fissa su un’idea, la trasforma in ordine politico, poi lascia agli apparati il compito di evitarne le conseguenze peggiori.
Secondo quanto riferiscono fonti convergenti, il presidente avrebbe ordinato al Comando Congiunto delle Operazioni Speciali (Jsoc) di elaborare un piano per l’invasione della Groenlandia. Non una simulazione, non uno studio accademico: un piano esecutivo. L’input nasce dall’euforia che circonda la Casa Bianca dopo il successo dell’operazione di cattura di Nicolás Maduro. Per la galassia Maga più radicale, guidata dal consigliere Stephen Miller, quell'operazione ha dimostrato che l’uso della forza paga, anche politicamente.
contro la nato
La Groenlandia diventa così il nuovo fronte. Un’isola immensa, strategica, scarsamente popolata, formalmente danese ma di fatto cruciale per il controllo dell’Artico. Nella narrativa dei falchi trumpiani, occuparla rapidamente significherebbe prevenire mosse di Russia e Cina. Ma nei dispacci diplomatici europei emerge una lettura più profonda - e più inquietante. Il vero obiettivo non sarebbe l’isola. Sarebbe la Nato.
Poiché il Congresso non permetterebbe mai a Trump di uscire formalmente dall’Alleanza atlantica, la strategia consisterebbe nel provocarne il collasso dall’interno. Un’azione militare o una coercizione politica sulla Groenlandia metterebbe gli Stati Uniti in rotta di collisione diretta con un alleato europeo, costringendo l’Europa a scegliere: accettare il fatto compiuto o abbandonare l’Alleanza. "Se Trump vuole sciogliere la Nato - si legge in uno dei dispacci - questo potrebbe essere il modo più conveniente per farlo".
le posizioni dell'esercito
I vertici militari americani sono allarmati. Il Comitato dei Capi di Stato Maggiore Riuniti ha già espresso una resistenza netta: piano illegale, nessun mandato del Congresso, rischio di frattura irreversibile con gli alleati. Da qui una strategia di contenimento quasi paterna: distrarre il presidente con alternative meno esplosive. Le “navi fantasma” russe da intercettare, nuove pressioni sull’Iran, operazioni muscolari ma reversibili. Qualsiasi cosa, pur di allontanarlo dalla Groenlandia.
Ma il tempo stringe. I diplomatici britannici ritengono che Trump sia spinto anche da esigenze di politica interna: distrarre l’opinione pubblica da un’economia in affanno prima delle elezioni di metà mandato, dopo le quali potrebbe perdere il controllo del Congresso. Un’azione spettacolare all’estero servirebbe a ricompattare la base.
Le ipotesi di Bruxelles
Nei documenti europei si delineano due scenari. Il peggiore: l’escalation, che porterebbe alla distruzione della Nato dall’interno. Il secondo: il compromesso. La Danimarca concederebbe agli Stati Uniti un accesso militare totale e formalizzato alla Groenlandia, escludendo Russia e Cina. Una vittoria politica per Trump, vendibile come successo strategico.
La finestra è breve. Estate. Il vertice Nato del 7 luglio è indicato come il possibile punto di svolta. Tutto dipenderà anche dal Regno Unito: disciplina atlantica o allineamento a Washington. Intanto, nei palazzi del potere, resta una certezza amara. Come ha confidato una fonte diplomatica: "I generali sanno che il piano è folle e illegale. Per questo cercano di guadagnare tempo. Il problema è che, con Trump, il tempo non è mai dalla tua parte".
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