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3 gennaio, 2026Gli attacchi americani su Caracas. Secondo alcuni media, la cattura del leader venezuelano potrebbe essere stata "negoziata". Machado: "Siamo pronti a prendere il potere"
Nella notte gli Stati Uniti hanno bombardato il Venezuela e hanno catturato Nicolas Maduro e la moglie, che “sono stati portati fuori dal Paese”, ha fatto sapere Donald Trump. Alle 17 (ora italiana) ci sarà una conferenza stampa del presidente Usa da Mar-a-Lago per spiegare i dettagli di un operazione che segna un balzo in avanti delle tensioni che da mesi vanno avanti tra Caracas e Washington ma che ora segnano un punto di svolta.
Il leader venezuelano, scrive la Cnn, sarebbe stato prelevato dalla sua camera da letto nel cuore della notte. In un'intervista a Fox News, Trump ha descritto la sua abitazione come una "fortezza" e ha aggiunto qualche elemento in più sul blitz notturno. Maduro e la moglie sarebbero stati portati su una nave militare americana - la Uss Iwo Jima - e saranno portati a New York, dove dovranno rispondere di accuse legate al narcotraffico. Il presidente venezuelano, ha aggiunto Trump, aveva scelto di negoziare ma alla fine "ho detto no". Durante l'intervista, il presidente Usa ha anche detto che gli Stati Uniti saranno "fortemente coinvolti nell'industria petrolifera del Venezuela". Quanto alla futura leadership del Venezuela, ha dichiarato: "Vedremo se Machado potrà guidare (il Paese, ndr); loro hanno una vice presidente".
Secondo quanto ricostruito da New York Times, Cnn e Reuters, una fonte della CIA inserita nei ranghi del governo venezuelano avrebbe seguito da vicino Maduro nei giorni e nelle ore precedenti alla sua cattura, consentendo di individuarne con estrema precisione la posizione. Stando alle ricostruzioni, l’agenzia di intelligence statunitense avrebbe fornito le informazioni decisive che hanno portato al fermo del leader venezuelano, tracciandone i movimenti grazie a una rete di droni stealth capaci di assicurare una sorveglianza quasi continua sul territorio del Venezuela, integrata dai dati raccolti da informatori locali.
Trump avrebbe dato il via libera a una linea d’azione più aggressiva già dall’autunno scorso e, nel mese di novembre, avrebbe approvato la pianificazione e la preparazione di una serie di operazioni mirate nel Paese sudamericano.
Intanto è arrivato anche il commento della leader dell'opposizione e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado: "L'ora della libertà è arrivata. Siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere'', ha scritto in una lettera condivisa sui socia in cui ha rivolto ha anche rivolto un appello ai ''venezuelani in patria e all'estero'' chiedendo loro di ''restate vigili e mobilitati. Il Venezuela sarà libero"
I raid americani avrebbero causato un numero non ancora specificato di morti - anche funzionari governativi e militari - e feriti; il bilancio delle vittime è ancora in corso di valutazione. Versione confermata anche dal ministro della Difesa di Caracas, Vladimir Padrino Lopez, cha accusato Washington di aver lanciato un'operazione "deplorevole" e "criminale" per ottenere un cambio di regime e ha condannato la "barbarica" invasione che ha dissacrato il nostro sacro suolo". “L'invasione - ha aggiunto - rappresenta il più grande oltraggio che il Paese abbia mai sofferto", ha aggiunto il ministro, "ci hanno attaccato ma non ci sconfiggeranno. Formeremo un indistruttibile muro di resistenza. La nostra vocazione è la pace ma la nostra eredita' e la lotta per la libertà".
Gli attacchi hanno colpito il Parlamento di Caracas, alcuni siti militari del Paese oltre a porti e aeroporti, ma anche il mausoleo dell’ex leader venezuelano Hugo Chavez, dall’alto valore simbolico. La Colombia, come annunciato dal presidente Gustavo Petro su X, ha schierato truppe al confine.
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez ha parlato al Paese in un messaggio sulla tv di Stato dicendo di esigere dagli Stati Uniti “una conferma immediata sullo stato in vita del presidente Maduro e della first lady”. In giornata era circolata la notizia che Rodriguez fosse in Russia; notizia poi smentita direttamente da Mosca.
Fonti dell'opposizione venezuelana hanno affermato con Sky News di ritenere che la cattura di Maduro sia stata il risultato di “un'uscita di scena negoziata”. Secondo quanto scrive la Cbs, l’operazione sarebbe stata eseguita dal reparto speciale dell’esercito Delta Force. Solo poche ore prima che le esplosioni scuotessero Caracas, il 2 gennaio il presidente Nicolás Maduro ha tenuto un incontro di tre ore con Qiu Xiaoqi, inviato speciale della Cina dal presidente Xi Jinping.
Il governo venezuelano, già prima di rendere noto l’arresto di Maduro e immediatamente dopo l’attacco, aveva denunciato la “gravissima aggressione” e aveva invitato l’insieme delle forze politiche e sociali del Paese ad attivare i piani di mobilitazione previsti. “Ci difenderemo”, ha affermato l’esecutivo di Caracas, aggiungendo che “gli Stati Uniti non riusciranno a mettere le loro mani sulle risorse del nostro Paese”. Nello stesso comunicato si precisava inoltre che Maduro aveva “firmato e ordinato l'attuazione del decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna”, vale a dire l’emergenza nazionale, con l’obiettivo di “proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l'immediata transizione alla lotta armata”.
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