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19 gennaio, 2026Per far parte dell'organo che dovrà monitorare la fase due si dovrà pagare una "quota associativa" e il presidente Usa avrà l'ultima parola su tutto. Israele protesta per la presenza di Turchia e Qatar: "Grazie a Trump ma piano dannoso". E Smotrich rilancia sull'espulsione dei palestinesi dalla Striscia
Nel club di Donald Trump si entra solo su invito. E a pagamento. Non fa eccezione il “Board of peace” per Gaza, il Consiglio di pace che dovrebbe essere annunciato a breve dal presidente degli Stati Uniti e che avrà il compito di supervisionare la gestione della Striscia nella sua complicata, e non ancora partita, fase due. La “quota associativa” è a nove zeri: per continuare a sedere in modo permanente, oltre che essere chiamati direttamente da Trump, bisognerà versare entro il primo anno un miliardo di dollari.
Chi sono gli invitati al Board of peace per Gaza
La struttura del Board è ancora da definire ma sono già iniziati a circolare i primi nomi. Oltre al segretario di Stato americano Marco Rubio e al genero di Trump, Jared Kushner, già annunciato l’ex premier britannico Tony Blair, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e il businessman Marc Rowan. Tra i capi di Stato o di governo che hanno risposto “presente” ci sono per ora Viktor Orbán e Javier Milei. “Credo che il nostro Paese possa svolgere un ruolo di primo piano e siamo pronti a fare la nostra parte nella costruzione del piano di Pace”, ha detto Giorgia Meloni da Seoul. Tra gli invitati ci sarebbe anche Vladimir Putin: "Attualmente stiamo studiando i dettagli di questa proposta, speriamo di contattare la parte americana per chiarire tutti i dettagli”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
Tutto il potere è nella mani di Trump
Al di là delle adesioni, il potere - nel “Board of peace” per Gaza - è tutto nelle mani del presidente degli Stati Uniti. È Trump che invita i partecipanti; è Trump che rinnova loro l’iscrizione ogni tre anni; è Trump che può escludere o espellere i membri non graditi. In altre parole, è Trump che avrà l’ultima parola su tutto. Tra l’altro, questo Consiglio di pace finisce di fatto per scavalcare l’Onu che sarebbe dovuto essere il foro naturale nella gestione e stabilizzazione di crisi internazionali. Ma il Board of peace supera le Nazioni Unite non solo nel ruolo, ma anche nel portafoglio. Si consideri solo che il bilancio annuale dell’Onu è inferiore ai quattro miliardi: nel caso del Consiglio per Gaza basterebbero quindi solo quattro quote per superarlo.
Nel Board anche Turchia e Qatar
Nel board non siederanno solo partner “occidentali” ma anche altri attori regionali ritenuti fondamentali da Trump, come Turchia, Qatar ed Egitto. Ed è proprio su questi Stati che è nata una fronda israeliana contro il piano statunitense. Iniziata con un comunicato critico del premier Benjamin Netanyahu - “Il board è contrario alle politiche israeliane” - e proseguito oggi (19 gennaio) con un intervento del ministro di estrema destra Bezalel Smotrich.
La protesta di Israele
“Abbiamo pagato tutti questi prezzi solo per trasferire Gaza da un nemico all'altro? Turchi e qatarioti ancora oggi sostengono Hamas e non sono diversi da loro nel desiderio di distruggere lo Stato di Israele. Erdogan è Sinwar. Il Qatar è Hamas. Non c'è differenza - ha detto Smotrich parlando alla cerimonia di fondazione dell’insediamento Yaziv a Gush Etzion -. È tempo di ringraziare il presidente Trump per il suo incredibile sostegno allo Stato di Israele e per la sua buona volontà, e sono convinto che stia agendo con buone intenzioni - ha aggiunto il ministro - ma il suo piano è dannoso per lo Stato di Israele e chiedo di annullarlo. Gaza è nostra e il suo futuro influenzerà il nostro futuro più di quello di chiunque altro. Pertanto, ci assumiamo la responsabilità di ciò che sta accadendo lì, imponiamo un regime militare e portiamo a termine la missione”.
L’alba di un nuovo intervento militare israeliano? Smotrich va anche oltre: “È giunto il momento di assaltare Gaza con tutta la forza, di distruggere Hamas militarmente e civilmente, di aprire il valico di Rafah con o senza il consenso egiziano e di consentire ai residenti di Gaza di andarsene e cercare il loro futuro altrove, dove non metteranno a repentaglio il futuro dei nostri figli”, ha concluso l’esponente del governo Netanyahu.
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