Politica
21 gennaio, 2026Il governo potrebbe sfilarsi dal Consiglio di pace per Gaza guidato dagli Usa. Così la Carta, che regola la partecipazione alle organizzazioni internazionali ma solo in "condizioni di parità", potrebbe "aiutare" la premier a sciogliere la riserva (cercando di non strappare con Washington)
C’è un articolo della Costituzione, l’undicesimo, che potrebbe “aiutare” Giorgia Meloni a sciogliere la riserva sulla partecipazione al Board of peace per Gaza che Donald Trump dovrebbe limare domani - 22 gennaio - da Davos, dove è atteso per il World economic forum. Sfilarsi, come già annunciato da Emmanuel Macron e Keir Starmer? Oppure salire a bordo con Javier Milei, Viktor Orbán o - ultimo ad aver accettato in ordine cronologico - Benjamin Netanyahu (e forse anche Vladimir Putin)? Con sullo sfondo l’incognita di Cina, anche lei invitata a farne parte. Gli unici europei a sedere al tavolo sarebbero, per ora, gli ungheresi (oltre agli albanesi ma, com’è noto, Tirana non fa parte dell’Unione europea).
Quell’articolo regola la partecipazione italiana alle “organizzazioni internazionali” e specifica che lo si può fare in “condizioni di parità con gli altri Stati”. Ora, il Board of peace è qualcosa che somiglia più a un club di Trump che a un'istituzione delle Nazioni Unite (e infatti non è espressione dell’Onu). Si entra solo su invito - di Trump, ovviamente - e si paga un "biglietto" a nove zeri: un miliardo di euro per essere membro permanente. È Trump che rinnova “l’iscrizione” ogni tre anni, ed è Trump che può escludere o espellere i membri non graditi. In altre parole, è il presidente americano che avrà l’ultima parola su tutto. "No, così non si può", avrebbe detto Meloni, come riporta oggi il Corriere della Sera.
Tutto ciò è compatibile con quelle “condizioni di parità” di cui parla la nostra Costituzione? È intorno a questa domanda che ruotano le riflessioni di Palazzo Chigi e su cui, come scrivono Repubblica e Corriere della Sera, Meloni starebbe ragionando per sciogliere la riserva. Probabilmente con un “no”. Un “no” che però sarebbe uno “strappo” con l’alleato Trump. Ed è qui che il dilemma, da giuridico, si fa tutto politico.
Qualcosa in più si capirà domani, quando la premier dovrebbe - ma il condizionale è d’obbligo: il viaggio non è confermato - andare a Davos dove parlerà Trump. E in serata, alle 19, è attesa a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario convocato dopo le tensioni groenlandesi e sui conseguenti dazi aggiuntivi minacciati dal tycoon per quei Paesi che abbiano intenzione di mandare militari sull’isola artica. Insomma, a Meloni attendono ore complicate. Sempre in bilico tra il non scontentare l’alleato Trump e non rimanere isolata in Europa.
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