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21 gennaio, 2026Articoli correlati
Il discorso del presidente Usa al World economic forum era il più atteso: "Nato e Ue non riconoscenti. Tutto ciò che chiediamo è questo grosso pezzo di ghiaccio"
Unione europea, Nato, Groenlandia, Venezuela, dazi. Chi più ne ha più ne metta. A Davos Donald Trump era il grande atteso e, per lo meno a sentire le sue parole, non ha deluso le aspettative. Nel suo discorso di 72 minuti ha esordito salutando i "tanti amici e qualche nemico" e ha attaccato l'Europa, con un refrain su una presunta decadenza del Vecchio continente a cui ci ha abituato: “Alcuni posti in Europa francamente non sono neanche riconoscibili, non voglio insultare nessuno, amo l'Europa, ma non sta andando nella giusta direzione”, soprattutto per via “dell’immigrazione di massa incontrollata”.
"Noi ci teniamo agli europei - ha aggiunto -. Derivo anche io dall'Europa, ho origini scozzesi, noi crediamo molto nell'Europa, ma temi come crescita, immigrazione ed energia devono essere importanti per tutti, serve occidente unito e noi vogliamo alleati più forti”.
Sulla Groenlandia, nonostante alcune uscite che andavano in un’altra direzione, dal palco di Davos - di fronte a una platea ammutolita - ha garantito l’intenzione di non usare la forza, pur non abbandonando le mire sull’isola artica. "Probabilmente non otterremo nulla, a meno che io non decida di usare una forza e una potenza eccessiva, in quel caso saremmo, francamente, inarrestabili, ma non lo farò. Questa è probabilmente l'affermazione più importante, perché la gente pensava che avrei usato la forza. Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è questo grosso pezzo di ghiaccio chiamato Groenlandia”. Infondo, ha aggiunto Trump "è una richiesta molto piccola" perché "fredda e mal posizionata". La "Nato e l'Europa - ha attaccato - sono assolutamente irriconoscenti".
Poi, però, è passato a una minaccia velata. Dopo aver chiesto “negoziati immediati”, ha aggiunto: “Se gli europei diranno di sì, lo apprezzeremo molto”, ma “se diranno di no, ce lo ricorderemo”. Ce ne ha anche per la Danimarca, che “ora è ingrata” perché sono stati gli Stati Uniti a “salvare la Groenlandia” e a restituirla a Copenaghen “dopo la Seconda guerra mondiale”. Dopo "la Seconda guerra mondiale abbiamo restituito la Groenlandia alla Danimarca, come siamo stati stupidi: avremmo dovuta tenerla perché è parte del Nord America, è un nostro territorio".
"Tutto ciò che vogliamo dalla Danimarca è questa terra su cui costruiremo il più grande Golden Dome mai costruito - ha aggiunto -. Il Golden Dome difenderà il Canada. Il Canada riceve molti regali da noi, tra l'altro. Dovrebbero esserci grati, ma non lo sono. Ieri ho visto il loro primo ministro (Mark Carney, ndr). Non era molto grato, ma dovrebbe esserlo", ha detto Trump, sottolineando che il Canada "esiste grazie agli Stati Uniti".
Sul Venezuela ha rivendicato che "tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi. Apprezziamo la collaborazione del Venezuela - ha sottolineato - stanno facendo benissimo".
Oltre a un passaggio sull'Ucraina - di cui sono Europa e Nato a doversi occupare, e non gli Usa - e su Volodymyr Zelensky, che incontrerà domani (22 gennaio), ha speso qualche parola anche per Emmanuel Macron, che "ha fatto il duro con quei bei occhiali da sole", che il presidente francese indossava per problemi agli occhi. Ma ha anche aggiunto: "Non ci crederete ma mi piace Emmanuel".
In aggiornamento...
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