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27 gennaio, 2026Il testo dell'Ue, presentato lo scorso 20 gennaio, ha già creato un cortocircuito tra le associazioni che si battono contro la discriminazione razziale. Mahmoudi (Enar): "Le politiche migratorie di Bruxelles sono intrinsecamente legate al razzismo. Andrebbero smantellate"
Una nuova strategia contro il razzismo criticata da quelle stesse associazioni che si battono contro il razzismo. Può sembrare un controsenso, ma è quello che sta avvenendo attorno alla nuova Strategia anti-razzismo in Unione europea. Il testo è stato presentato il 20 gennaio dalla Commissione europea. Il suo obiettivo dichiarato è contrastare le discriminazioni razziali che attraversano l’Ue.
Per farlo, le istituzioni comunitarie si impegnano a garantire la piena attuazione e applicazione delle leggi anti-discriminazione dell'Ue. Inoltre, nel documento si fa riferimento a sforzi per l'inclusione nell'istruzione, nell'occupazione, nell'assistenza sanitaria e nelle politiche abitative. Tra i settori elencati nella nuova Strategia c’è però un grande assente: l’immigrazione. Diverse associazioni e politici hanno criticato la decisione della Commissione di non includere questo argomento nel nuovo testo.
“Le politiche migratorie dell'Ue sono intrinsecamente legate al razzismo, poiché si basano su un sistema di deterrenza, esclusione e militarizzazione delle frontiere che danneggia in modo sproporzionato le persone vittime di razzismo”, spiega Nourhene Mahmoudi, Policy and Advocacy Advisor dello European Network Against Racism (Enar), la più grande rete paneuropea che promuove l'uguaglianza razziale in Europa.
Secondo Mahmoudi, “le politiche migratorie si manifestano sotto forma di profilazione razziale, sorveglianza e violenza all'interno dell'area Schengen e alle nostre frontiere, rendendo la governance della migrazione un luogo centrale del razzismo strutturale. Il silenzio della Strategia su questo tema è un grave difetto. L’Unione europea dovrebbe invece impegnarsi per una revisione sistematica di tutte le politiche in materia di migrazione, sicurezza e polizia per smantellare queste strutture razziste. Oltre ad applicare protezioni giuridiche vincolanti contro la criminalizzazione dei migranti”.
Nel mirino dell’Enar non c'è però solo la gestione del tema immigrazione. “Questa Strategia non affronta la natura intersezionale del razzismo: la discriminazione è aggravata da fattori come il genere, la classe sociale e la religione. Inoltre, la strategia tace sulla crescente criminalizzazione in diversi Paesi delle organizzazioni antirazziste. Infine, trascura aree tematiche cruciali come l'intelligenza artificiale, i diritti digitali e la giustizia climatica”.
le differenze rispetto al piano del 2020
La Strategia rappresenta una nuova tappa rispetto al Piano antirazzismo approvato in Ue nel 2020, all’indomani dell’omicidio di George Floyd. Proprio questo aspetto la rende, secondo Mahmoudi, “un’occasione persa”, nonostante alcuni spunti positivi come la proposta della Commissione di agevolare l'elaborazione da parte degli Stati membri di una definizione operativa di razzismo strutturale.
Da quel maggio 2020, che vide anche in Europa la crescita del movimento Black Lives Matter, molto è cambiato. “L’omicidio di Floyd ha portato il tema del razzismo nel dibattito pubblico. Molte associazioni e politici hanno iniziato a occuparsi più del tema. Il problema però è che questo movimento ha generato una controreazione dell’estrema destra. Il risultato è che oggi parliamo molto di questo tema, ma i passi avanti concreti sono pochi”.
l'approccio decoloniale
Su questo punto Mahmoudi è però chiara: “Un approccio seriamente decoloniale e intersezionale è l'unico modo per affrontare le radici profonde del razzismo in Europa. Non è possibile assecondare le narrazioni dell'estrema destra indebolendo le nostre richieste. Etichettare i nostri approcci come ‘radicali’ rischia di normalizzare l'inazione e di spostare il dibattito dalla questione reale: come proteggere i diritti delle persone e rafforzare la democrazia. Il vero rischio risiede nell'antirazzismo di facciata, che permette all'estrema destra di rafforzarsi. Crediamo che la maggioranza delle persone in Europa desideri una società libera dal razzismo, e ciò richiede un'azione coraggiosa, non timida”.
La ricetta di Mahmoudi per contrastare quella che definisce "retorica dell’estrema destra" è quindi non abbassare la testa: “Le persone che lottano contro il razzismo devono reagire alla narrativa dell'estrema destra offrendo una visione alternativa convincente di una società basata sulla solidarietà, l'uguaglianza e la giustizia per tutti. Dobbiamo sfidare le menzogne e la disinformazione dell'estrema destra con fatti e storie personali. Per farlo è fondamentale andare oltre una posizione difensiva e costruire in modo proattivo una narrativa di speranza e inclusione”.
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